Qui Intervista a Rosario Multari, calabrese di nascita, ma altoatesino d’adozione. Sette anni come fotoreporter per il gruppo editoriale Athesia, poi la scelta del freelance. Oggi collabora con realtà locali e nazionali, dalla cultura all’editoria. Nell’ultimo anno si è avvicinato alla moda, documentando il lavoro e le influenze di designer emergenti alle fashion week di Seoul e Milano.
La cosa che mi piace di più.
La curiosità.
Il mio principale difetto.
Il costante rimuginare sulle cose, che mi porta ad essere introverso il più delle volte.
Il mio momento più felice.
Una notte di San Lorenzo di qualche anno fa, passata a guardare le stelle in Calabria.
Da bambino sognavo di diventare…
In ordine: un Super Sayan, un camionista, uno scienziato, uno scrittore, un giornalista, uno psicologo.
La mia occupazione preferita.
Fare ricerca visiva su progetti creativi stimolanti.
Il mio piatto preferito.
La carbonara.
Non sopporto…
Chi ha bisogno di convincerti che la propria idea di “successo” o felicità sia universale.
Nel mio frigorifero non manca mai…
La soppressata calabrese.
Dove mi vedo tra dieci anni.
In una casa più grande, con la persona che amo.
Tre aggettivi per definirmi.
Curioso, procrastinatore, cinico.
La prima cosa che faccio al mattino.
Valutare se posso dormire ancora.
Il mio film preferito.
City of God.
Il mio attore preferito.
Edward Norton.
Il superpotere che vorrei avere.
Leggere il pensiero.
Il mio ultimo acquisto.
La settimana enigmistica.
Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo.
L’apertura mentale e il prezzo delle case.
Amo il mio lavoro perché.
Mantiene in vita il me bambino.
L’errore che non rifarei.
Sottovalutare i benefici della terapia, imparare prima a conoscermi meglio.
L’ultima volta che ho pianto.
Qualche settimana fa, ascoltando una canzone di mio fratello.
La mia maggiore paura.
Non avere più strumenti per essere felice.
Autrice: Anna Michelazzi