Un modo nuovo per risolvere i conflitti

Attualità | 3/6/2021

“Vuoi aver ragione o vuoi essere felice?” è il motto di Sara Bassot, la mediatrice responsabile dello sportello di Giustizia riparativa per Merano – Burgraviato e Bressanone – Valle Isarco. è un nuovo servizio a disposizione di tutti: una modalità di gestione dei conflitti in cui le parti coinvolte possono trovare ascolto e raccontare i propri vissuti e, con l’aiuto di un terzo imparziale, partecipare attivamente alla soluzione soddisfacente di un conflitto.

Dottoressa Sara Bassot, di che cosa si tratta?
Su iniziativa del centro di Giustizia riparativa della Regione, in collaborazione con l’Ufficio esecuzione penale esterna e l’Ufficio servizio sociale per minorenni, nel 2020 è stato elaborato un progetto con l’intenzione di avvicinare i cittadini a questo mondo. È uno sportello di mediazione che vuole essere particolarmente vicino territorialmente per facilitare una risoluzione dei conflitti in modo più proficuo e positivo prima che si arrivi ad una denuncia o che la disputa possa involversi in un reato.

Può fare un esempio?
Un esempio classico sono le liti di vicinato: a volte certi screzi durano da anni, e può succedere che un’offesa di troppo possa far scattare una denuncia; da qui si approda al tavolo del giudice di pace, e quindi inizia un iter di giustizia tradizionale che spesso sfinisce le persone, o addirittura non porta ad avere una vera giustizia, cioè avere una relazione di vicinato sana e positiva.

Cosa succede quando un cittadino si rivolge a voi?
La persona ci contatta e in un colloquio privato può spiegare il suo punto di vista, venendo accolta e ascoltata in uno spazio protetto. Si invita poi la controparte a fare altrettanto , e se è disponibile, successivamente si invitano entrambe le parti ad incontrarsi e a parlare fra di loro, aiutati e facilitati nel loro percorso da un professionista che li sostiene nella comunicazione. Non c’è nessuna forzatura, ma il beneficio è molto grande perché non riguarda solo la risoluzione di un piccolo fatto, ma anche una relazione che poi continuerà negli anni.

Sara Bassot

Si tratta di una grande novità, per l’Alto Adige…
Lo sportello è diventato attivo qualche mese fa, ma già in autunno ci siamo trovati con il distretto sociale di Merano della Comunità comprensoriale Burgraviato, per istituire un tavolo territoriale che voleva analizzare i bisogni della comunità e individuare situazioni conflittuali in cui la giustizia riparativa e la mediazione potessero essere strumenti utili. Al tavolo del Burgraviato hanno aderito diversi soggetti del settore pubblico e del privato sociale, dal cui confronto sono nati tre gruppi di lavoro e diverse proposte di azione.
Un tema emerso dal tavolo del Burgraviato è quello dell’abitare e riguarda i conflitti nei condomini a partire da quelli nelle case popolari. In questo caso viene perseguita una stretta collaborazione con l’Istituto per l’edilizia sociale dell’Alto Adige.
Un secondo gruppo di lavoro si occupa del tema scuola: in questo ambito sono stati presentati diversi progetti offerti in vari istituti scolastici, ed è stato organizzato un convegno con Federica Brunelli che ha presentato il modello della scuola riparativa. Questo gruppo di lavoro ha concordato di partire con questo modello presso la scuola alberghiera Cesare Ritz.
Il terzo gruppo di lavoro segue il parco giochi in via Karl Wolf e ha concordato di organizzare un circolo di vicinato per cercare di risolvere il conflitto tra i diversi utilizzatori del parco. 
In questo caso in un primo momento si svolgeranno dei colloqui individuali con le persone interessate, mentre in un secondo momento si organizzerà un incontro congiunto. In quell’occasione ciascuno potrà raccontare il suo punto di vista e si cercherà di elaborare insieme una soluzione soddisfacente. Fra qualche settimana ci sarà un ulteriore incontro per valutare la realizzazione del piano d’azione elaborato insieme.

Quante persone lavorano allo sportello?
Per ora allo sportello ci sono solo io, ma comunque viene garantito il servizio dall’ufficio di Giustizia ripartiva della Regione, dove sono al lavoro altre quattro persone. Nel caso delle mediazioni allargate collaboriamo assieme alle altre colleghe, anche perché il mediatore vuole garantire il più possibile la neutralità e la gestione fluida e armonica della comunicazione.

Come si diventa professionisti di questo settore?
Il requisito è essere mediatore, una figura professionale con una formazione importante, e per diventarlo viene molto valutato anche l’atteggiamento umano. Io sono sociologa e psicologa, poi ho fatto molti corsi di specializzazione perché mi piace comprendere l’essere umano, vedere i vari aspetti dell’interazione umana, La giustizia ripartiva esiste da sempre, basti pensare a certe antiche tribù che si mettevano in cerchio con una persona più saggia al centro, per poter confrontale le loro opinioni. Noi garantiamo lo spazio di esprimersi senza essere interrotti e di essere ascoltati dalla controparte, fatto che spesso nel quotidiano non avviene. 

Soprattutto in questi tempi in cui si comunica soprattutto attraverso i social…
Già, lo si nota ogni giorno, e lo si è visto in molti ambiti, come nel video dei rapper di Merano, che ha tirato fuori delle  tensioni sociali che esistevano già, ma essendo avvenuti gli scambi comunicativi quasi esclusivamente sui social, le opinioni sono state estremizzate. Guardarsi negli occhi e dirsi le stesse cose che pensiamo ma in faccia, è tutta un’altra cosa.

Come si può fare per contattare lo sportello?
Il servizio è gratuito e confidenziale. Per appuntamenti e informazioni basta chiamare il numero 0471 322152 o scrivere a mediazionemerano@gmail.com

COS’E’ LA GIUSTIZIA RIPARATIVA?

La giustizia ripartiva punta sulla partecipazione attiva della vittima e del reo. In poche parole, anziché delegare allo Stato, sono gli stessi attori della disputa a occuparsi di ovviare alle conseguenze del conflitto occupandosi della riparazione, della ricostruzione e della riconciliazione, con l’obiettivo non di punire ma di rimuovere le conseguenze del reato attraverso l’incontro tra le parti e con l’assistenza di un mediatore terzo e imparziale.
La giustizia riparativa analizza il problema della giustizia penale intorno a quattro elementi fondamentali:
considerare il reato in termini non meramente formali bensì “esperienziali”, ossia come “lesione” che coinvolge direttamente, e sotto molteplici aspetti (morali, materiali, emotivi, relazionali) singole persone e una comunità;
ritenere che al reato corrisponda in primo luogo l’obbligo – in capo all’autore – di porre attivamente rimedio alle conseguenze dannose che la sua condotta ha cagionato, avendo riguardo in primo luogo ai bisogni della vittima;
puntare, nella ricerca di tale soluzione “ripartiva”, ad un coinvolgimento attivo della vittima, dell’offensore, dei rispettivi entourages di relazioni, e della comunità civile;
ricercare una soluzione che risulti, se possibile, concordata tra tali soggetti.

Autore: Luca Masiello

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