In campo per difendere tutta la squadra

Attualità | 11/3/2021

Soraja Caser, meranese doc della classe 1994, è l’attuale portiere e capitano della squadra di calcio femminile del Neugries nel campionato di eccellenza. Dopo una lunga carriera di successi, lo stop imposto dalla pandemia ha portato la calciatrice per la prima volta a dover uscire dal campo. Soraja però è ottimista e non vede l’ora di riprendere con gli allenamenti per proseguire e migliorarsi in vista dei prossimi campionati. Nella vita oltre che essere barista e personal trainer, ama passare il suo tempo libero a coltivare un’altra sua grande passione: la pesistica. 

Come ti sei avvicinata al mondo del calcio? 
Grazie a mio papà, che al tempo era il presidente del Fc Merano Calcio. All’età di 5 anni è stato lui a portarmi al campo e da quel momento in poi non ho più voluto uscire. 

Dopo nove anni con i maschi nel Merano, quale è stata la svolta che ti ha portata sempre più in alto? 
Ho iniziato la mia esperienza calcistica nelle squadre maschili dell’Fc Merano passando dalla categoria “Piccoli amici” fino ai “Giovanissimi”. All’età di 14 anni sono entrata nella squadra femminile della stessa società partecipando al campionato under 14 e di serie D provinciale. La svolta è stata l’anno successivo: sono stata chiamata dal Cf Sudtirol Damen per difendere la porta dell’under 19, esordendo così in Serie A. Dopo sei stagioni ho fatto un’esperienza in serie B con l’Unterland Damen. Da quattro anni a questa parte gioco nel campionato d’eccellenza regionale con il Neugries. 

Soraja Caser

Il tuo posto in campo è sempre stato in porta? 
Sì, da subito ho avuto come una vocazione: dal primo momento in cui ho messo piede in campo ho deciso di indossare i guantoni e sacrificarmi per la squadra solo per non subire gol. 

Il calcio è uno sport di squadra: che responsabilità ha il portiere nei confronti dei propri compagni per te? 
Personalmente ritengo che il portiere pratichi uno sport individuale all’interno di uno sport di squadra: gli allenamenti sono individuali e durante la partita si è principalmente da soli. Come è ben noto, il portiere non si può permettere di sbagliare neanche un intervento nei 90 minuti di partita e allo stesso tempo, vedendo tutti i compagni, cerca di aiutarli per evitare che anche loro commettano errori. È per questo motivo che penso che i giocatori debbano fidarsi ciecamente del proprio numero 1. 

Qual è il successo più alto che hai raggiunto? 
L’esperienza a Coverciano con la nazionale under 17, ma sicuramente anche tutte le partite che ho potuto disputare nella massima serie. 

Qual è la partita che non scorderai più? Perché? 
La partita che non scorderò più è con la maglia del Neugries e risale a novembre 2019 contro il Chiusa. Vincevamo 1 – 0 e a dieci minuti dalla fine ho parato un rigore. Pochi minuti dopo abbiamo segnato il doppio vantaggio e a pochi minuti dalla fine ho parato il secondo rigore concesso al Chiusa. Due rigori parati nel giro di dieci minuti: un sogno! 

Qual è la tua soddisfazione più grande che ti ha regalato questo sport? 
Soddisfazioni ne ho avute tante sia per i risultati che ho ottenuto calcisticamente, ma soprattutto per le persone che ho conosciuto durante questi anni sui campi di tutta Italia. 

Attualmente come stai affrontando questa situazione di lockdown? Potete proseguire con gli allenamenti o siete ancora ferme? 
Noi siamo ferme da inizio novembre 2020. Le prime settimane cercavo di allenarmi a casa, ma senza l’obiettivo della partita non trovo la giusta motivazione. 

Cosa ti manca più di tutto? 
L’agitazione e l’adrenalina che mi scorre nelle vene prima di una partita, ma soprattutto condividere lo  spogliatoio con le mie compagne. 

Cosa ti aspetti dal futuro? 
Prima di tutto che si ricominci presto con gli allenamenti sul campo e poi di vincere il prossimo campionato. 

Qual è il tuo sogno nel cassetto? 
In questo momento vorrei semplicemente tornare al più presto alla normalità. 

Autore: Chiara Caobelli

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