Alice fra le meraviglie marine

Attualità | 29/10/2026

Se si chiede ad Alice Scomparin da dove viene, la risposta richiede qualche riga. Se si chiede dove vive, basta una parola: Southampton, sulla costa meridionale dell’Inghilterra. Con lei si parla di mare, di lingue e di cosa vuol dire avere (quasi) sempre una valigia a portata di mano.

Quanti anni hai?

Ventisette.

Dove vivi ora?

A Southampton, da un mese. Faccio un dottorato in Ocean and Earth Science.

Di cosa ti occupi in questo momento?

Del restauro di praterie di fanerogame marine e paludi salmastre. Sono ecosistemi importantissimi, i cosiddetti “blue carbon sink”, come le barriere coralline: immagazzinano enormi quantità di anidride carbonica e quindi mitigano il cambiamento climatico. Lavorerò soprattutto a Poole Harbour, un estuario dove l’eccesso di nutrienti ha fatto proliferare le alghe: formano un tappeto in superficie, soffocano il fondale e impediscono la vita a piante e organismi marini. Studierò acqua e sedimenti per capire dove si può intervenire.

Hai studiato biologia marina: cosa significa, concretamente?

Studiare la vita nel mare, ma anche tutto ciò che lo circonda: sedimenti, nutrienti, ossigeno. Tra campo e laboratorio cerco di capire perché un ecosistema funziona o soffre, un po’ come fare una diagnosi ambientale: i sintomi, ma anche le cause. Poi bisogna comunicarlo, perché i dati dimostrano che certi problemi sono reali e non supposizioni, ed è poi la consapevolezza pubblica che aiuta a proteggere il mare.

Come ci si avvicina al mare vivendo in una provincia di montagna?

In realtà ho passato l’infanzia a Genova, quindi evidentemente il mare fa parte delle mie origini. In Alto Adige mi sono allontanata dalla costa e la guardavo con nostalgia, che con il tempo è diventata una scelta di vita. Credo che ognuno dovrebbe avere un legame con il mare: regola il clima e rende la Terra abitabile. Senza oceano, sarebbe come… Marte.

Come sei arrivata a Gibilterra?

Dopo la triennale in biologia a Innsbruck volevo tornare al mare e specializzarmi nel cambiamento climatico, l’argomento che mi sta più a cuore. Gibilterra, punto d’incontro tra il Mediterraneo e l’Atlantico, mi è sembrata perfetta. Lì ho fatto il master in Marine Science and Climate Change e ho studiato le gorgonie mediterranee, per capire come rispondono allo stress ambientale in uno dei porti più trafficati al mondo. Ho vinto una borsa di studio e sono partita: una delle decisioni più giuste della mia vita.

Ricordi il momento in cui hai pensato “ok, parto”?

No, non c’è stato. Sono nata a Londra, ho vissuto a Genova, dagli 11 ai 18 anni in Trentino Alto Adige, poi ho fatto l’ultimo anno di liceo in Irlanda, ho lavorato a Londra e ad Amburgo, ho studiato a Innsbruck e a Gibilterra. È stata una costruzione graduale, fatta di opportunità e della volontà di non precludermi nulla.

Come ha reagito la tua famiglia?

Mi sono sempre sentita sostenuta, anche se non è semplice avere gli affetti lontani. Io e mia madre siamo un team: è la persona più coraggiosa che conosca. Anche mio padre era un nomade: è partito giovane, zaino in spalla e pochi soldi, e si è costruito una carriera a Londra. Dai miei genitori ho imparato a essere padrona del mio destino, anche quando la strada non è dritta. Per questo vivere in paesi diversi non mi è mai sembrato strano.

Cosa ti ha spiazzata di più dell’Inghilterra?

Scontatissimo: non mi ha spiazzata il tempo, si sa che è brutto. Però passare da Gibilterra all’Inghilterra è stato uno shock, tanto che la prima cosa che ho fatto è stata correre in farmacia a comprare la vitamina D. Più del resto, mi ha spiazzata la responsabilità di ricominciare: casa, amici, routine, senso di appartenenza.

Quante lingue parli? E come te la cavi, davvero?

Italiano e inglese. Il tedesco a livello medio, mi sono arrugginita: fatica immensa, ma bella conquista. Lo spagnolo lo capisco abbastanza bene.

In che lingua pensi?

Penso soprattutto in italiano, ma molte cose mi vengono in inglese, che spesso mi sembra più pratico: per spiegare un concetto in italiano ci metto il doppio del tempo. Se leggo per piacere, leggo in italiano.

E in che lingua litighi?

Se litigo, litigo sempre in italiano, ovviamente!

Quali sono le insidie di chi vive lontano da casa e dalla famiglia?

Il senso di non appartenere a nessun luogo, che è anche il tema di uno dei miei libri preferiti, “L’ignoranza” di Milan Kundera. All’estero ti mancano famiglia e radici. Quando torni, ti accorgi che la vita è andata avanti e non riconosci più del tutto il posto da cui sei partita. È la fatica invisibile di ricominciare ogni volta. Non è tutto rose e fiori.

Cosa ti manca dell’Alto Adige?

Il fascino delle montagne: ogni volta che torno sembra di stare in una cartolina. E le persone, le abitudini di quegli anni. L’Alto Adige è un posto molto sicuro e a Merano ho le amiche di più vecchia data. Ha un valore affettivo forte, anche se non è il luogo delle mie origini.

E che cosa, invece, non ti manca per niente?

Vivere in un contesto piccolo, dove tutti sanno chi sei e reinventarsi è più difficile. E ovviamente la distanza dal mare. Stare altrove mi ha dato la libertà di scegliere con più facilità chi essere.

E dopo tutto questo, ti senti una giramondo?

Sì, ma non nel senso di qualcuno che viaggia senza radici. Le mie sono molto precise: Genova, Londra, Merano, Innsbruck… pure Gibilterra. Ogni luogo ha lasciato un’impronta. Forse sono una giramondo con radici mobili: non un solo posto che mi definisce, ma tanti che mi hanno resa ciò che sono.

Autore: Marco Valente

Rubriche

Editoriale

Risolvere i veri problemi

Nei giorni scorsi ancora una volta in occasione di eventi di cronaca, è toccato al presidente Mat...

Mostra altri
Editoriale
Senza Confini

Lara Naki Gutmann. Sul ghiaccio contro l’indifferenza

Chi nega – per convenienza e interesse privato – i cambiamenti climatici e chi non si stanca di d...

Mostra altri
Senza Confini
Scorci del capoluogo

La strada dedicata a Giorgio Ambrosoli

Piazza Giorgio Ambrosoli: verso piazza Adriano collega viale Druso con via Duca D’Aosta. Nato a M...

Mostra altri
Scorci del capoluogo
Invito alla scoperta

Bolzano, tre cimiteri e una storia di convivenza tra fedi...

Ci sono luoghi che raccontano la storia di una città senza bisogno di parole. A Bolzano, tra i vi...

Mostra altri
Invito alla scoperta
Vivere per l’arte

Giovanni Bucci

Ci sono artisti che raccontano il mondo attraverso grandi paesaggi e altri che scelgono di fermar...

Mostra altri
Vivere per l’arte
La Scena Musicale

Brunella, una teenager degli anni Sessanta

La storia che vogliamo raccontarvi oggi, risale a tempi lontani ed eroici, tempi in cui muoversi ...

Mostra altri
La Scena Musicale
Tra storia, arte e architettura

Thanatos e il volto silenzioso di Merano, la città delle ...

Esiste una Merano che non compare nelle cartoline del Kurhaus, dei portici o delle passeggiate lu...

Mostra altri
Tra storia, arte e architettura
Racconti dalla Bassa

La storica via del legname lungo l’Adige

Per molti secoli, il legname del Trentino Alto Adige fu il petrolio dei nostri giorni: una risors...

Mostra altri
Racconti dalla Bassa
#qui_foodstories

Bao al vapore soffici e semplicissimi

INGREDIENTI Per circa 8 Bao 250 g Farina 00  7 g lievito di birra fresco (oppure 2,5 g di li...

Mostra altri
#qui_foodstories