Transumanza, rito ed economia

Attualità | 1/10/2026

La tradizione è secolare. Soprattutto, è una parte fondamentale per quanto riguarda la pastorizia e l’agricoltura e al giorno d’oggi, in alcune vallate anche della nostra regione, è diventata anche un appuntamento che potremmo definire, absit iniuria verbis, di attrazione turistica. Stiamo parlando della transumanza, in questo caso con la discesa dagli alpeggi in quota. La “desmontegada” in dialetto, che pochi giorni fa, in Val Senales, si è ripetuta, dando, anche a noi, lo spunto per fare una riflessione sulla sua importanza.

Intanto, partiamo dall’evento specifico: nella recente transumanza migliaia di pecore sono tornate, con i loro pastori, dai pascoli estivi di Vent, nella austriaca Ötztal, alla val Senales. E in questo caso si tratta di un discorso ancor più particolare, perché “sconfinato”, ma la pastorizia transfrontaliera è una pratica secolarmente diffusa nell’area alpina e nel bacino del Mediterraneo. Dal 2019 è riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio culturale immateriale e in questo modo, ecco il collegamento con quanto scritto in apertura, si rende omaggio alle tradizioni, ai costumi e alle conoscenze che plasmano e uniscono le comunità nel corso delle generazioni.

Un evento condiviso.

Fra i testimoni della transumanza che qui approfondiamo, che l’hanno seguita direttamente (e che vediamo riuniti nella foto in pagina) ci sono Elisabeth Berger (coordinatrice delle Dolomiti Patrimonio mondiale Unesco presso la Ripartizione provinciale natura, paesaggio e sviluppo del territorio), Leo Hilpold (direttore dell’Ufficio natura), Manuel Gurschler (presidente dell’Associazione agraria Rofenberg), Marcella Morandini (incaricata speciale Unesco della Provincia) e, ovviamente, primo protagonista (insieme alle pecore…) il pastore Markus Götsch.

«Ci impegniamo con sempre maggior determinazione nella valorizzazione del patrimonio culturale immateriale dell’Alto Adige, dall’irrigazione tradizionale tramite i Waale, i canali irrigui, all’alpinismo, fino alla transumanza – ha avuto modo di sottolineare l’assessore provinciale alla Protezione dell’ambiente, della natura e del clima, Peter Brunner -. È importante richiamare l’attenzione sul valore culturale di queste tradizioni».

Giusto aggiungere, per chiudere la parentesi “istituzionale”, che la Provincia, che coordina tutti i riconoscimenti Unesco in Alto Adige in stretta collaborazione con i protagonisti diretti locali, sostiene concretamente la tradizione della transumanza. Quest’anno, infatti, l’Ispettorato forestale di Merano ha messo a disposizione delle Associazioni agrarie di Niedertal e Rofenberg, territori austriaci interessati dall’alpeggio, del legname, con il quale sono state costruite recinzioni tradizionali in larice per delimitare le aree in cui le pecore vengono radunate prima della discesa a valle.

Georg Pircher, direttore dell’Ispettorato forestale di Merano, sottolinea: «Il Servizio forestale dell’Alto Adige sostiene in vari modi l’economia tradizionale degli alpeggi e dei pascoli. Siamo lieti di poter contribuire a preservare anche per il futuro questa particolare forma di gestione delle greggi in Val Senales. Anche nel 2026, come già l’anno precedente, la Provincia ha inoltre supportato gli allevatori mediante l’acquisto di sale per le pecore».

Il ruolo dei pastori.

Ma, come detto discorso istituzionale a parte, focalizziamoci su chi ha il ruolo principale, determinante, basilare, nel discorso dell’alpeggio e della successiva transumanza: ovviamente, parliamo dei pastori, ma non solamente di loro. Un ruolo del tutto particolare nella transumanza è svolto infatti anche dai conduttori delle greggi e dai loro cani. Il loro lavoro rappresenta il fondamento stesso di questo elemento del Patrimonio culturale immateriale Unesco. Il pastore Markus Götsch racconta: «Sono orgoglioso di svolgere questo lavoro ricco di tradizione e di grande responsabilità. Anche se in montagna non è sempre privo di rischi e, in un territorio così vasto, bisogna fare ancora tutto a piedi e a mano».

A questo si aggiungono anche nuove sfide, come quelle legate ai grandi predatori, un tema sempre scottante e al centro di discussioni ma che per il momento, fortunatamente, non si fa sentire in modo rilevante in questo ambito.

«Per ora i pascoli estivi sono ancora alpeggi privi di lupi, altrimenti non sarebbe più possibile portare lì le pecore», afferma al proposito Götsch.

Animali, numeri, economia.

«Perché questa tradizione secolare possa continuare a vivere anche in futuro, è necessario disporre di un numero sufficiente di pecore e di condizioni quadro affidabili – afferma Manuel Gurschler, capo dell’Associazione agraria Rofenberg di Madonna di Senales -. Attualmente circa 1.500 pecore vengono condotte da Maso Corto verso la Ötztal. Se questo numero dovesse scendere sotto le 1.000 unità, per noi non sarebbe più sostenibile economicamente. Per questo è importante mantenere il carico burocratico il più contenuto possibile».

«Proprio nell’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori, proclamato dalle Nazioni Unite per il 2026, il nostro ringraziamento va a tutti coloro che, con grande impegno, esperienza e passione, mantengono viva e tramandano questa preziosa tradizione», è poi il punto di vista di Marcella Morandini, incaricata speciale Unesco della Provincia di Bolzano. «La transumanza – prosegue Morandini – è molto di più di un patrimonio culturale immateriale vissuto quotidianamente: unisce persone, animali, paesaggi e saperi tramandati di generazione in generazione».

Tradizioni e percorsi.

In conclusione, ci ricolleghiamo al discorso della tradizione secolare della transumanza. Nella Val Senales fin dal XIV secolo i contadini hanno il diritto di condurre il bestiame oltre il confine nazionale, sui pascoli austriaci della Ötztal, in l’estate. Ogni anno in giugno ha luogo la transumanza “in salita” verso la Ötztal; a metà settembre poi migliaia di animali tornano in Val Venosta con la transumanza “in discesa”. Il percorso a inizio estate vede circa 1.500 pecore partire da Maso Corto e percorrere il sentiero che attraversa il Giogo Alto (rifugio Bella Vista, 2.842 metri) fino alla malga Rofenberg. Altre 1.500 pecore vengono condotte da Vernago attraverso il Giogo Basso (rifugio Similaun, 3.019 metri sul livello del mare) fino alla valle di Niedertal (Agrargemeinschaft Niedertal). E a fine estate, poi, via con il percorso inverso. Chiudendo il cerchio della tradizione.

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