Con l’arte a Palais Mamming si rivela la “Luce di donna”

Attualità | 25/6/2026

Nell’arco dell’intera storia dell’arte di ogni nazione furono innumerevoli i dipinti che ebbero una donna per soggetto. Assai numerose furono le muse ispiratrici che riuscirono ad essere riconosciute per questo loro ruolo: Frieda Blell, Gusti Bennat, Carmen Schulista, Barbara Hoyer, Ilse Moebius, Anna Pichler.

Questi alcuni nomi di donne che furono amanti, muse e modelle di artisti, di pittori del Modernismo classico nel Tirolo. Rare, purtroppo, e attualmente al vaglio della ricerca, furono invece le pittrici che riuscirono a sopravvivere all’oblio. Delle numerose loro opere alcune furono ascritte ad altri, talune rimasero prive di firma, altre ancora andarono perdute.

Un patrimonio sommerso eppure di valore come valevoli erano le loro creatrici. Una storia fatta di biografie tutte da evidenziare, così come da sottolineare fu la loro passione, la loro costanza, la loro caparbietà nel cercare l’occasione, il luogo e il modo per poter dipingere. Fosse nel buio e nell’anonimato di una bottega, nelle stanze di un palazzo signorile, nell’atelier di qualche artista illuminato e poi finalmente nelle accademie, dapprima in quelle private, come ad esempio l’Académie Julian o l’Académie Colarossi di Parigi, poi in quelle per donne volute dai circoli e dalle leghe femminili, a Vienna come a Monaco di Baviera, quindi in quelle pubbliche di tutta Europa.

Le donne sono il cuore di questa nuova strabiliante esposizione appena inaugurata a Palais Mamming, in cui ben cinquanta opere ritraggono volti e corpi di donna, ma soprattutto ne narrano lo sviluppo intellettuale, le storie personali, i passi di emancipazione. Sono artisti e pittrici, fotografi e fotografe, scultrici, moderni e contemporanei che segnano un percorso variegato con un univoco focus e con una meta importante: la donna, nel suo ambire a una esistenza scevra da lacciuoli e intralci dove poter vivere sé stessa e le proprie competenze, dando vita, nello scorrere del tempo, ad una espressività tutta nuova.

Le protagoniste di “Luce di Donna”, questo il titolo e tema dell’esposizione, rappresentano pertanto un caleidoscopio di storie di vita e d’arte, variopinte come la vita e come l’arte del XX secolo, con esempi per una tematica ricca di tradizione e dalle molteplici sfaccettature, senza la quale la storia della pittura sarebbe decisamente meno ricca.

Percorrendo le sezioni della mostra e leggendo il bel catalogo sarà possibile conoscere le tante storie di queste donne, tanto nel loro ruolo di ritratte che in quelle di artiste. I loro destini sono interessanti e avvincenti, così come carichi di fascino sono i loro dipinti, le loro fotografie le loro sculture.

La mostra abbraccia il vasto arco temporale che si dipana tra il 1900 e il 2026 e in cui i cambiamenti furono numerosi e resi palpabili dal percorso espositivo che li evidenzia con chiarezza e forza espressiva. L’esposizione, infatti, non si limita a stimolare la riflessione sull’evolversi della raffigurazione dalla Belle Époque alla Nuova Oggettività degli anni Venti, fino alle raffigurazioni contemporanee, ma lascia anche spazio a importanti considerazioni sociali e di storia di genere. Le opere in mostra sono di assoluto pregio e appartengono ai seguenti artisti: Ali Paloma, Sylvia Barbolini, Luigi Bartolini, Eduard Bäumer, Alcide Davide Campestrini, Roberta Dapunt, Gerhild Diesner, Josef Durst, Georg Ehrlich, Hilde Goldschmidt, Fritz von Herzmanovsky-Orlando, Christian Hess, May Hofer, Franz Howanietz, Erika Giovanna Klien, Umberto Moggioli, Ernst Nepo, Artur Nikodem, Heinz von Perckhammer, Leo Putz, Thomas Riss, Christian Schad, Karin Schmuck, Werner Scholz, Tullia Socin, Ignaz Stolz, Eduard Thöny, Heinrich Told, Johannes Troyer, Rudolf Wacker, Alfons Walde.

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 18 ottobre. 

Autrice: Rosanna Pruccoli

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