Prosegue il progetto “Figure umane” la galleria a cielo aperto sulle Passeggiate Lungo Passirio.
Il progetto nato nel 2014 ha fatto molta strada ripercorrendo le biografie di cittadine e cittadini illustri o di ospiti che hanno poi reso famosa la città. Non si tratta di busti nel senso più stretto del termine ma di reinterpretazioni create con i diversi linguaggi dell’arte contemporanea. Si tratta di una sfilata di personaggi che la città non ha lasciato cadere nell’oblio ricordando le loro azioni, i loro scritti, la loro musica e – in una parola – la loro attività. Ma si tratta anche di una importante passerella di scultori e artisti di fama internazionale, nazionale e locale, che fanno di questa galleria a cielo aperto una importante occasione di conoscenza e crescita culturale. Al cittadino meranese e agli ospiti che ogni anno si riversano in città non sfuggirà l’occasione di avere a portata di mano le opere di artisti che hanno esposto alla Biennale di Venezia, ad Art Basel piuttosto che a Manifesta. Una occasione unica gratuita, una fortuna da tramandare alle giovani generazioni.
Le due nuove opere che arricchiscono la galleria sono dedicate l’una ad una artista poliedrica, cittadina del mondo e affascinante interprete della tavolozza ma anche della materia, Aliza Mandel (1927–2007) e alla poetessa che, con i suoi versi seppe parlare a più cuori e a più generazioni segnando profondamente la cultura altoatesina e non solo nella sua pur breve vita, Anita Pichler (1948–1997).
A Merano Aliza Mandel visse l’esclusione dovuta alle leggi razziali, ma a Merano tornò dopo un lungo viaggio di vita, arte e paesaggi geografici. Da Merano a Israele, a Venezia, New York e Santa Fe nel New Mexico e ritorno a Merano per vivere l’ultima fase della propria creatività, della propria spiritualità.
Anita Pichler, voce pionieristica della letteratura altoatesina contemporanea, autrice di opere fondamentali come Haga Zussa e Le donne di Fanis, sviluppò una scrittura densa e accurata, caratterizzata da una forte attenzione al linguaggio e al ritmo narrativo. Fu tra le prime a ottenere riconoscimento oltre i confini del nostro territorio. Dopo una formazione che la condusse in numerose città come Trieste, Venezia e Praga visse a Berlino, Vienna e Venezia fece ritorno a Bolzano negli ultimi anni della sua vita.
Si tratta di due donne forti, due modelli intensi e indelebili che, grazie a queste sculture sapranno parlare ancora alle giovani generazioni. Le statue che le ricordano sono l’opera di altre due donne più che interessanti quali Marianne Vitali e Elisabeth Hölzl. La prima ha elaborato la sua “Senza titolo, omaggio a Aliza Mandel” e la seconda “Il cuore che intendo è la radice nell’occhio… omaggio a Anita Pichler”. Marianne Vitale è una artista statunitense attiva a New York. La sua ricerca scultorea riflette su concetti come paesaggio, memoria e trasformazione, utilizzando materiali industriali e forme architettoniche. Elisabeth Hölzl – attiva fin dagli anni ’90 con sculture e installazioni di impronta minimalista – nel corso degli anni ha poi sviluppato progetti fotografici e installazioni variegate ma sempre azzeccate per gusto, empatia, intelligenza, espressività. Sensibile e capace di cogliere l’essenza di citazioni e frammenti poetici, ha saputo interpretare tridimensionalmente le parole della poetessa.
Autrice: Rosanna Pruccoli