Un ricordo di don Sartorel, “fidei donum” in Brasile

Attualità | 28/5/2026

Il missionario diocesano Pierliugi Sartorel è scomparso in Brasile lo scorso 10 maggio. Don Sartorel era nato a Bolzano nel 1947 e si era trasferito nel paese latinoamericano nel 1977.

Nel giorni scorsi a Fortaleza, nel Nordest del Brasile, è mancato don Pierluigi Sartorel, un missionario diocesano che avevo avuto occasione di conoscere una ventina di anni fa, durante un viaggio di lavoro nel grande paese latinoamericano. 

Don Pierluigi era una persona dolce ma anche determinata, dal sorriso intelligente e piacevolissimo nella conversazione. Per una settimana circa ho abitato nella casa in cui viveva insieme ai confratelli Lino e Ermanno Allegri e in questo modo ho avuto occasione di incontrare il suo mondo, fatto di rapporti reali con persone reali, in una grande metropoli dove il comune denominatore è la fatica di sbarcare il lunario, in un contesto sociale dalle grandi contraddizioni. 

Proveniente dal quartiere Don Bosco di Bolzano, una volta diventato sacerdote don Pierluigi svolse l’attività di cappellano per 4 anni a Laives, facendosi molto apprezzare, prima di compiere la grande scelta di partire per il Brasile, nel 1977, per svolgere l’attività missionaria “fidei donum”. All’epoca infatti c’era una tale abbondanza di preti e di vocazioni con una grande spinta sociale, che numerosi sacerdoti diocesani partivano per le missioni quasi fossero un dono, per le diocesi di destinazione, restando comunque incardinati nella loro realtà diocesana d’origine. 

I tempi cambiano e – anzi – erano cambiati già nel 2007. In Brasile i missionari diocesani cominciavano già a sentire in parte il peso degli anni e si facevano in quattro per svolgere il loro apostolato, delegando molto ai laici. Nella diocesi di Bolzano Bressanone l’attuale grave crisi delle vocazioni era solo all’inizio e nessuno avrebbe potuto immaginare la situazione attuale in cui, in una sorta di processo all’inverso, ora sono le diocesi di Africa e Asia che “donano” sacerdoti alla diocesi di Bolzano Bressanone, per continuare a seguire le comunità (o meglio quello che ne resta).

Il mio ricordo di Pierluigi Sartorel rimarrà vivissimo. Dopo il viaggio del 2007 ebbi occasione di incontrarlo poche volte, ma sempre molto illuminanti, durante le quali parlammo in realtà più di politica e di cambiamenti sociali che di religione. Don Pierluigi era un esempio vivido di come dovrebbero essere anche oggi i preti, ovvero delle persone in grado soprattutto di ascoltare e capire da che parte starebbe Gesù in un mondo in cui sempre di più mancanza di rispetto, diritti violati, forza e prepotenza, tendono ad andare per la maggiore. 

Per descrivere il mondo in cui don Pierluigi viveva e ha vissuto in pratica quasi tutta la sua vita, vi propongo in questa pagina un estratto dal reportage che scrissi nel 2007 durante la tappa a Fortaleza del mio viaggio in Brasile. In origine l’articolo venne pubblicato sul settimanale diocesano Il Segno. 

A FORTALEZA NEL 2007

“I missionari diocesani che risiedono in questa città di 3 milioni di abitanti, la quinta più popolosa del Brasile, sono ben tre. Si tratta di una vera e propria piccola comunità di vita e lavoro, con forti motivazioni personali.

Il più vecchio del gruppo è Lino Allegri, 68 anni, attivo nella pastorale sociale, in questo periodo soprattutto nella pastorale agricola (della terra) e dell’infanzia. Poi c’è Ermanno, fratello di Lino, 63 anni, da qualche anno immerso nella grande sfida dell’agezia di stampa Adital che serve tutta l’America Latina e parla dei gruppi di base, delle numerosissime realtà associative e dei gruppi d’opinione che sono il “cuore” della rinascita del continente latinoamericano dopo gli anni difficilissimi della dittatura. Il più giovane del gruppo, 60 anni, è Pierluigi Sartorel, da sempre impegnato nella formazione di base attraverso i gruppi biblici e recentemente coinvolto anche nella formazione superiore teologica dei laici. 

Conversando con i missionari e visitando le strutture in cui sono coinvolti si è colpiti dalla grande quantità di energia di cui dispongono, del loro entusiasmo forse solo leggermente attenuato dagli anni, e dalla loro determinazione. Il loro spirito è incredibilmente giovane e battagliero. Salta subito agli occhi l’approccio libertario che li anima e che hanno saputo trasmettere ai loro collaboratori: sono quasi tutte donne, giovani e madri di famiglia, sorridenti e accoglienti. 

Qui tutti si abbracciano quando si incontrano e la sensazione che sia ha è quella che nessuno ha paura di esprimere le proprie idee e sentimenti. 

A questo punto mi chiederete, lo so, è tutto oro quel che luccica?

Ebbene: penso che siano questi termini in cui va posta la questione. Osservando questa città risultano evidenti tutte le contraddizioni dell’America Latina. Qui nessuno si vergogna di difficoltà e disperazione, povertà e violenza. Potremmo dire che si tratta di un mondo in cui i nervi sono perennemente scoperti. I nostri missionari corrono da un posto all’altro per portare avanti i loro segmenti di attività pastorale che partono da un’unica idea di fondo: condividere e cercare di sostenere le persone nella loro vita, traendo dal Vangelo la forza per andare aventi e per migliorare, se possibile, la propria condizione. 

E l’attività pastorale vera e propria che fine fa, direte voi?

C’è anche quella, naturalmente, ma possiamo dire che qui in Brasile si è già compiuto per i nostri missionari quel passaggio che – stante la crescente carenza di preti – consegna le comunità, la gestione dell parrocchie e anche larghe fasce della liturgia, ai laici.” 

Estratto di un reportage pubblicato dal settimanale diocesano “Il Segno”, nel mese di aprile del 2007. 

Rubriche

Editoriale

Case popolari

Sono sicuro che molti di voi lettori vorranno associarsi a me, nel ringraziare i quindici “rappre...

Mostra altri
Editoriale
Senza Confini

Passi di pace nel vuoto della politica

In un mondo che trasforma i ministeri della difesa in ministeri della guerra e che chiama al riar...

Mostra altri
Senza Confini
La Scena Musicale

Psicopolizia ed esperimenti di massa su larghissima scala

A chi ha familiarità con George Orwell, il concetto di Psicopolizia non dovrebbe essere del tutto...

Mostra altri
La Scena Musicale

L’epoca della Belle Époque tra Bolzano e l’Oltradige

Se oggi il turismo viene sempre più spesso percepito come un peso difficile da sostenere per le c...

Mostra altri

La grande creatività poetica vissuta da Morgenstern a Merano

Dalla Baviera al Sudtirolo, da Monaco a Merano. Christian Morgenstern, poeta e scrittore nato nel...

Mostra altri
Vivere per l’arte

Marco Lobos

Sono i colori vivaci dell’America Latina, il tocco iperrealista del maestro pugliese Renato Verru...

Mostra altri
Vivere per l’arte
Scorci del capoluogo

La strada dedicata a Damiano Chiesa

Via Damiano Chiesa: è una delle vie di Oltrisarco dedicate a martiri dell’irredentismo. Nato a Ro...

Mostra altri
Scorci del capoluogo