Il transito di Michel de Montaigne attraverso le valli altoatesine

Attualità | 16/4/2026

Da Vipiteno a Salorno, Michel de Montaigne, celebre autore del Rinascimento francese, racconta nel suo Journal de voyage en Italie il suo viaggio attraverso i luoghi, gli usi e i costumi dei popoli, e le cose che lo affascinano. È il 1580, e il suo cammino in Italia è ancora agli inizi.

Michel de Montaigne (1533-1592), autore francese noto per le sue opere filosofiche, il 22 giugno 1580 parte per intraprendere un lungo viaggio verso Roma, passando attraverso la Svizzera e la Germania. Durante il percorso, ogni cosa desta il suo interesse e gli ispira varie riflessioni, che annota nel suo diario. 

Arriva a Vipiteno nella notte del 25 ottobre 1580. Lungo il cammino ammira i vestiti della gente, i campi di grano e le floride valli sulle quali svettano i campanili di tanti piccoli villaggi, suscitando nel lettore l’impressione di starsi inoltrando in una terra incantata e misteriosa. La sera seguente giunge a Bressanone, che definisce “bellissima cittadina”. “Il signor de Montaigne soleva dire che aveva sempre diffidato dei giudizi altrui sulla bellezza dei paesi stranieri”, ma in questo caso si stupisce particolarmente di come le notizie che correvano sull’inospitalità del luogo e sulla stranezza delle persone che vi vivevano fossero infondate. Infatti, in queste terre “aveva sempre alloggiato in belle città abbondanti di viveri e di vini, e più a buon mercato che altrove”. Passando per Chiusa, il 27 arriva a Collalbo, dove scorge le prime vigne. Il paesaggio cambia drasticamente: ora la natura e la conformazione montuosa iniziano a inasprirsi. Il giorno stesso giunge a Bolzano, che descrive come “sgradevole” a causa dei suoi vicoli stretti e dell’assenza di una piazza principale e “assai scadente al confronto delle altre [città] tedesche”, tanto da esclamare “che si rendeva ben conto d’aver cominciato a lasciare la Germania”. Tuttavia, ne elogia il vino e il pane e ne visita il bel Duomo. La mattina seguente si ferma a Bronzolo per ristorarsi. Da qui, lasciandosi alle spalle l’Isarco, inizia a seguire il “largo e placido” Adige. I monti si abbassano, la valle si allarga e qualche palude inizia a presentarsi sul suo percorso. La Bassa Atesina lo accoglie dolcemente e il suo animo pare rabbonirsi. Passa per Egna, trovandosi coinvolto in una fiera di paese, e arriva infine a Salorno, dove nota il castello Haderburg “sito in curiosa posizione al sommo d’una rupe”. Infine, mette piede in territorio di lingua italiana, giungendo a Trento, città che descrive come “non molto attraente, e che ha perso in tutto il garbo delle città tedesche”. La trasformazione delle città tirolesi in città italiane, già iniziata con Bolzano, è finalmente – e, ai suoi occhi, drammaticamente – compiuta. Da qui, arriverà a Venezia e scenderà verso Roma, dove soggiornerà per poco, per poi ritornare verso le sue terre.

Il Diario di viaggio di Montaigne, seppur brevemente, non solo ci racconta la storia delle nostre valli attraverso lo sguardo attento e sempre curioso di uno dei più grandi pensatori della nostra storia, ma ci trasmette anche le medesime sensazioni che i forestieri d’oggi, in viaggio verso l’Italia, vivono nell’attraversare i nostri confini. Montaigne ci racconta una valle di divergenze e incontri, florida e aspra al contempo, a cavallo tra due culture, due lingue, e una storia di attraversamenti, che trascendono i confini geografici.

Autore: Tommaso Calamaro

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