Bolzano è l’inizio di molte storie diverse. Questo nuovo format raccoglie e racconta i percorsi di bolzanini che hanno scelto di vivere altrove, seguendone le traiettorie nel mondo.
La prima espatriata che incontro — anche se solo virtualmente, purtroppo — è Duchessa Paulato: una ragazza energica, capace di unire un spiccato senso pratico a una genuina vena artistica.
Duchessa ha lasciato Bolzano prima di finire il liceo: a sedici anni è partita per l’Inghilterra, dove si è diplomata dopo due anni di collegio. I cinque anni successivi li ha trascorsi ad Amsterdam tra studi e un tirocinio curricolare di sei mesi a Parigi. Quando la chiamo, è appena rientrata da un exchange di cinque mesi a Taiwan, di cui ero già al corrente grazie alle sue stories su Instagram. Non appena risponde, attacco senza troppi preamboli: “Ammazza, Taiwan! Com’è stato?”. Non il più elegante degli approcci, ma tant’è.
Lei risponde con onestà, senza girarci intorno: “Tosta, se devo essere sincera. Ho forse sottovalutato l’effetto della distanza da casa, dalla mia cerchia sociale… Tosta”.
Colgo subito la palla al balzo su quella parola chiave: casa. “Tu sei di Bolzano, Duchessa, sei cresciuta qui, anche se poi hai vissuto a lungo altrove. Bolzano è ancora casa?”.
“Cogli proprio un punto” dice, con un sorriso che non posso vedere ma che percepisco dal tono. “Proprio pochi giorni fa ero a Bolzano a fare aperitivo con il mio ragazzo e lui mi ha detto: ‘Si vede che qui sei a casa dal modo in cui cammini e ti rapporti con le persone’. Mi ha stupito questa affermazione. Certo, a casa mia mi sento a casa; casa sono anche i canederli e le montagne. Ma Bolzano come città, soprattutto il centro… non lo so. Mi sento molto più osservata qui.”
Mi interessa il tuo punto di vista su questo aspetto. Ti sembra cambiata la città da quando te ne sei andata?
Mah… da un certo punto di vista mi sembra che non cambi mai nulla. Poi però mi accorgo di sentirmi meno sicura a camminare per le strade rispetto ad anni fa, e anche rispetto all’Olanda. E sinceramente non so neanche dove andare a ballare la sera.
Che Bolzano sia o meno una città per giovani è un tema ricorrente. Ma voglio capire cosa resta, cosa si sedimenta.
Cosa ti porti dietro da Bolzano nel tuo vivere altrove?
Sicuramente la natura, le montagne. È uno dei motivi per cui mi piace tornare. Poter prendere la macchina e in venti minuti essere su un sentiero non ha paragoni.»
Invece cosa ti lasci indietro? C’è qualcosa di Bolzano in cui scegli di non riconoscerti?
Duchessa sta in silenzio un attimo, poi risponde. “Il pregiudizio verso le altre persone. Quando torno lo sento molto, le conversazioni ruotano spesso intorno ai conoscenti. Mi sono sforzata di abbandonare questo meccanismo. Vivendo all’estero ho imparato nuovi approcci alle relazioni umane e mi sono resa conto di quanto poco senso abbia giudicare così tanto le persone e il modo in cui vivono la loro vita. Oggi mi sento libera e lascio questa libertà anche a chi scelgo di avere accanto. E poi c’è l’autonomia. Andare via mi ha aiutato a costruirmi un’indipendenza che, restando a Bolzano, probabilmente non avrei mai scoperto, o avrei scoperto più tardi.”
Sottoscrivo. Ultima domanda: cosa diresti oggi a chi vuole andare via?
Spesso mi sento dire che ho avuto molto coraggio ad andarmene così giovane e a restare fuori dall’Italia così a lungo. Certamente il coraggio ha giocato una parte, ma oggi direi che l’ingrediente principale, quello da cui parte tutto, è la curiosità unita al sentire che il mondo non è tutto qua. Basta mettersi su un FlixBus e andare. Anche solo farsi due giorni in un ostello a Innsbruck, per esempio, può dare più di quanto ti aspetti.
Autrice: Giulia Artemisia Buonerba COOLtour