Quello che sono…

QuiIntervista | 1/10/2020

Nato a Bolzano nel 1966, diploma magistrale e successivi studi universitari: ISEF a Urbino (1987), Pedagogia a Verona (1993), Master in previsione sociale a Trento (2019). Sposato con Barbara nel 1997, papà di Chiara, Federico e Giulia. Maestro elementare per tre anni scolastici e dal 1996 a oggi dirigente nel sociale prima nel settore Residenze per anziani e disabilità e ora presso Comune di Bolzano. Dal 2007 è educatore e preparatore fisico di Rugby.

La cosa che mi piace di più di me stesso.
L’entusiasmo.


Il mio principale difetto.
La totale assenza di capacità analitica.


La volta che sono stato più felice.
Alla nascita di Chiara, Federico e Giulia.


La volta che sono stato più infelice.
Alla morte di mio papà.


Da bambino sognavo di diventare.
Ufficiale della Marina militare italiana.


L’errore che non rifarei li rifarei.
Tutti.


La persona che invidio di più.
Non invidio nessuno, al massimo ammiro delle persone e cerco di essere come loro.


La persona che ammiro di più.
Mia mamma.


Un libro da portare sull’isola deserta.
“Cosa ti aspetti da me” di Lorenzo Licalzi.


Il capriccio che non mi sono mai tolto.
Prendere il brevetto di paracadutismo.


L’ultima volta che ho perso la calma.
Questa mattina nel traffico.


Il paese dove vorrei vivere.
Nel centro Italia, sul mare.


Il colore che preferisco.
Rosso.


Il fiore che amo.
Rosa.


Il piatto preferito.
Melanzane alla parmigiana.


Del mio aspetto non mi piace.
La rotondità.


Non sopporto…
Le maestrine.


La qualità che preferisco in un uomo.
La lealtà.


La qualità che preferisco in una donna.
La femminilità.


Il giocattolo che ho amato di più.
Un orsacchiotto di peluche.


L’oggetto a cui sono più legato.
Nessuno, non riesco a legarmi alle cose.


La massima stravaganza nella mia vita…
Essere quello che sono.


Mi sono sentito orgoglioso di me stesso quando…
Tutte le volte che nonostante le difficoltà non ho mollato.


Il mio primo ricordo.
Alle passeggiate di via Roma, con mio nonno materno.


Il mio più grande rimpianto.
Non riuscire a essere magro.


Dove mi vedo tra dieci anni.
In ufficio al lavoro.


Nel mio frigorifero non manca mai…
La birra.


Se fossi un animale sarei…
Un delfino.


L’ultima volta che ho pregato…
Ieri sera.

Rubriche

Senza Confini

Cento anni, cento candeline. Tutto il resto è vanità

La zia Lucia ha compiuto cent’anni. È nata l’ultimo giorno di primavera del 1926, dopo l’autunno ...

Mostra altri
Senza Confini
Editoriale

Codice rosso

Ne sono consapevole: nei nostri centri abitati esiste una minoranza di cittadini a cui il caldo p...

Mostra altri
Editoriale
Invito alla scoperta

Villa Freischütz: uno scrignodi storia, arte e cultura

Merano offre continue sorprese e visitarla più e più volte è necessario oltre che un piacere. Fra...

Mostra altri
Invito alla scoperta
Racconti dalla Bassa

Il Trens-Birg sopra Laives, Wallburg a lungo dimenticata

Nel 1931 la rivista “Der Schlern” pubblicò una breve ma significativa segnalazione destinata a ri...

Mostra altri
Racconti dalla Bassa
Tra storia, arte e architettura

Clara Schreiber, un’avanguardia femminista nella realtà m...

Fin dai suoi esordi come città di cura, Merano fu la meta di imprenditori, medici, commercianti e...

Mostra altri
Tra storia, arte e architettura
Vivere per l’arte

Mario Trippa

Le origini di un artista traspaiono spesso dal suo uso delle tonalità prima ancora che dalla scel...

Mostra altri
Vivere per l’arte
Scorci del capoluogo

La strada dedicata a Nino Bixio

Via Nino Bixio, collegante via Fago con le pendici del Guncina, è dedicata ad uno dei protagonist...

Mostra altri
Scorci del capoluogo