Storia, danza, educazione

QuiIntervista | 5/2/2026

Qui Intervista a Julia Kristina Lunger, arrivata a Merano da Vienna all’età di tre anni. Dopo le superiori è tornata nella sua città natale per studiare storia, educazione civica e formazione politica, scienze motorie e sportive. Conclusa l’università è rientrata a Merano, dedicandosi alla danza contemporanea, al teatro e alla musica. Parallelamente lavora con bambini e adolescenti, sostenendoli nel loro percorso scolastico, mettendo al centro l’ascolto, la relazione e la crescita personale.

Il mio principale difetto.

L’autocritica a volte mi impedisce di credere in me stessa e nelle mie capacità.

La mia occupazione preferita.

Entrare in uno spazio creativo insieme a persone che hanno voglia di condividere questa esperienzacon me.

Non sopporto…

Di essere “sovrastimolata”.

Per un giorno vorrei essere…

La mia coscienza, capace di osservarmi dall’esterno.

Se fossi un animale sarei…

Hmm… forse un cervo… non ancora adulto.

Il mio film preferito.

Non ho un film preferito, ma l’ultimo che mi è piaciuto molto è stato “Les 15 lettres”.

La prima cosa che faccio al mattino.

Guardo fuori dalla finestra.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo?

Il fatto che mi dia la sensazione di far parte di una piccola comunità, dove posso dare il mio contributo.

Del mio aspetto non mi piace…

Potrei ben trovare qualcosa che non mi piace, ma non voglio darglitroppa importanza.

Il mio piatto preferito.

Pasta aglio e olio preparata con lapersona che amo.

Nel mio frigorifero non manca mai…

Il latte per fare il caffè al mattino.

Tre aggettivi per definirmi.

Spiritosa, sensibile, modesta.

Il mio sogno ricorrente.

Impegnarmi in un cortometraggio per condividere le mie idee, pensierievisioni attraverso questo formato.

La cosa di me che mi piace.

Credo di avere un buon intuito per le persone, che mi permette di adattarmi rapidamente a diverse conversazioni o stati d’animo.

Il mio ultimo acquisto

Una perforatrice.

Il mio colore preferito.

Il rosso.

Il mio primo ricordo.

Ah… non me lo ricordo più.

Autore: Marco Valente

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