Daniel Brusco, 44 anni, laivesotto, è fundraiser di Volontarius Odv; per 15 anni ha coordinato la rete di volontari dell’associazione. Ha due figli ed è attivo nello scoutismo, di cui condivide e promuove i valori nella vita di tutti i giorni. Ama partire in camper e porta calma e gentilezza nei contesti in cui lavora.
La cosa che mi piace di me.
Cerco di vedere sempre il lato positivo.
Il mio principale difetto.
Sono un procrastinatore.
Da bambino sognavo…
Di diventare un pilota di elicotteri.
Il capriccio che non mi sono mai tolto.
Un lungo viaggio a piedi con tutto il necessario nello zaino.
Il luogo dove vorrei vivere.
In una casetta sperduta in montagna.
Il mio piatto preferito.
Parmigiana di melanzane, canederli al formaggio.
Non sopporto.
La saccenza, specialmente se è accompagnata da stupidità.
Nel mio frigo non mancano mai…
Le uova, base delle mie colazioni.
Se fossi un animale sarei…
Un orso. Non so se in letargo, ma sicuramente un orso.
Sono stato orgoglioso di me…
In genere lo sono quando mi riescono delle cose a cui non credevo nemmeno io.
Tre aggettivi per definirmi.
Curioso, paziente, dubbioso.
La prima cosa che faccio al mattino.
Rendermi conto di essere al mondo… ho il risveglio lento!
Il mio sogno ricorrente.
Mi trovo in equilibrio precario su un dirupo sopra Laives, in un posto che nella realtà non esiste.
Il mio ultimo acquisto.
Un libro.
Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo?
I boschi e le montagne che ci circondano.
Amo il mio lavoro perché…
Dà l’opportunità agli altri di fare qualcosa di bello.
L’errore che non rifarei…
Tirarla un po’ lunga con l’università.
La persona che ammiro di più.
Ammiro coloro che hanno semprela risposta giusta al momento giusto.
Il mio motto.
“Ma sì, in qualche modo faremo”. Ma è un motto che spesso mi mette in situazioni scomode…
L’oggetto a cui sono più legato.
Il mio fazzolettone scout.
Del mio aspetto non mi piace.
Ho fatto pace col mio aspetto, sto bene con me stesso.
Il mio primo ricordo.
Mia mamma mi dice che comincerò la scuola e io le rispondo che sono troppo piccolo.
Autore: Marco Valente