Realizzare sogni

QuiIntervista | 22/9/2022

Qui Intervista a Francesca Peruz. Nata a Bolzano, ha studiato design a Milano e Scienze dell’educazione a Verona, lavorando in entrambi i campi. Più di 20 anni fa ha iniziato a collaborare con la cooperativa sociale CLAB, facendo tutta la gavetta fino a diventarne direttrice e presidente. Adora la cioccolata, soprattutto gianduia. Vive a Rovereto con un marito adorato e bizzarro, un vulcanico figlio artista, tre ultra amati gatti. Ha molte passioni, tra le quali il disegno.

La volta in cui sono stata più felice.

Molte volte, ma tutte legate all’amore o al mare (o entrambi).

La volta in cui sono stata più infelice.

Quando è morta mia madre.

Da bambina sognavo di diventare…

Me stessa.

Un libro da portare sull’isola deserta.

Il meraviglioso “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust, perché mi farebbe ricordare splendori e miserie della società.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.

Permettermi di essere capricciosa.

La mia occupazione preferita.

Sognare e realizzare i sogni.

Il paese dove vorrei vivere.

Quello dei balocchi, dove tutti sono in pace e felici.

Il fiore che amo.

Adoro i fiori, ma per quelli che nascono inaspettati dalle crepe dei muri ho un debole speciale…

Il mio musicista preferito.

Gli uccellini che cantano all’alba. E Paolo Conte.

Del mio aspetto non mi piace…

Che non corrisponde a come mi sento.

Non sopporto…

Nonostante tutto, sopporto…

La qualità che preferisco in un uomo (e in una donna).

L’essere brillante, divertente e anticonformista.

La qualità che preferisco in una donna (e in un uomo).

La bontà, la forza, il calore.

Dico bugie solo…

Per abbellire un po’ la realtà.

Il giocattolo che ho amato di più.

L’orso Natalino, la Barbie, i pennarelli, il senso civico: ci gioco ancora!

La disgrazia più grande.

La banalità.

L’oggetto a cui sono più legata.

La mia libreria: i libri sono i miei angeli custodi.

Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando…

Quando sono riuscita a reagire alle avversità della vita senza diventare cinica o detestare me stessa e gli altri.

Il mio motto.

“Dal sublime al ridicolo non c’è che un passo”.

Il mio primo ricordo.

Una zanzara che girava sopra la mia culla.

Rubriche

Senza Confini

Cento anni, cento candeline. Tutto il resto è vanità

La zia Lucia ha compiuto cent’anni. È nata l’ultimo giorno di primavera del 1926, dopo l’autunno ...

Mostra altri
Senza Confini
Editoriale

Codice rosso

Ne sono consapevole: nei nostri centri abitati esiste una minoranza di cittadini a cui il caldo p...

Mostra altri
Editoriale
Invito alla scoperta

Villa Freischütz: uno scrignodi storia, arte e cultura

Merano offre continue sorprese e visitarla più e più volte è necessario oltre che un piacere. Fra...

Mostra altri
Invito alla scoperta
Racconti dalla Bassa

Il Trens-Birg sopra Laives, Wallburg a lungo dimenticata

Nel 1931 la rivista “Der Schlern” pubblicò una breve ma significativa segnalazione destinata a ri...

Mostra altri
Racconti dalla Bassa
Tra storia, arte e architettura

Clara Schreiber, un’avanguardia femminista nella realtà m...

Fin dai suoi esordi come città di cura, Merano fu la meta di imprenditori, medici, commercianti e...

Mostra altri
Tra storia, arte e architettura
Vivere per l’arte

Mario Trippa

Le origini di un artista traspaiono spesso dal suo uso delle tonalità prima ancora che dalla scel...

Mostra altri
Vivere per l’arte
Scorci del capoluogo

La strada dedicata a Nino Bixio

Via Nino Bixio, collegante via Fago con le pendici del Guncina, è dedicata ad uno dei protagonist...

Mostra altri
Scorci del capoluogo