È uscito Lovergirl di Elya Rose

Cultura e spettacolo | 2/4/2026

Laura Stimpfl in arte Elya Rose ha pubblicato, il 28 marzo, il suo EP Lovergirl. Prodotto da Lorenzo Campaner è un disco che nasce dall’incontro del mondo acustico, folk e cantautorale di Laura con quello elettronico, indie e rap di Lorenzo.

Nell’album le basi che spaziano da un pianoforte melanconico a drum machine o synth si congiungono con il flauto traverso e il cajon live sono l’atmosfera in cui gli introspettivi testi di Laura si dispiegano creando un’intesa con gli ascoltatori che seguendo lo storytelling della cantautrice non possono che rimanere catturati dall’ambivalenza tra l’ascolto di una storia e l’immedesimazione in emozioni universali. Elya Rose culla gli ascoltatori attraverso la sua catarsi riflessiva capace di trasportare chi ascolta negli angoli melanconici della propria vita. La nostalgia e il romanticismo dopotutto sono parte di tutti noi e questo EP ascoltato in cuffia e in solitudine ha il potere di far emergere queste sensazioni e speranze (anche deluse) in una maniera a tratti dolorosa, ma necessaria e liberatoria. Arrivati alla fine dell’ascolto non si può che accettarsi un po’ di più nelle proprie sfaccettature e schiacciare di nuovo play. 

Com’è stato lavorare a questo EP?

Mi piace pensare che questo album sia nato un po’ “a singhiozzo”, nel senso che Lorenzo e io ci abbiamo lavorato nei weekend in cui riuscivo a salire a Bolzano da Trieste, dove frequento l’università. Appena uscita da una lunga relazione e con un’intera città da esplorare sono finita in una serie di incontri tragicomici che ho documentato scrivendo. Ora faccio fatica a riconoscermi, ma è questo il bello del cantautorato: cristallizzare un istante per sempre.

La tua scrittura è cambiata? 

Molto. Scrivendo l’EP le canzoni sono uscite di getto in un momento in cui l’alternativa era mettersi a urlare dalla frustrazione. In seguito, ho cominciato a lavorare a canzoni diverse, che esplorano il mio essere più che le mie azioni. Ora le approccio come poesie, non come uno sfogo nel mio diario segreto. È bello vedere la propria evoluzione e rendersi conto che quando si raggiunge una “soddisfazione di base” non c’è più bisogno di sfogare le emozioni in superficie e ci si può immergere in sé stessi per cercarsi davvero. 

C’è un fil rouge in questo lavoro?

Quattro tracce affrontano da un lato la difficoltà di lasciarsi alle spalle una lunga relazione e la propria città, e dall’altro i guai in cui si può finire nel momento in cui la libertà sale un po’ alla testa. Il testo di The curse, invece, l’ho scritto quando avevo sedici anni, ma è ancora una perfetta rappresentazione del mio innato romanticismo. L’ho rilavorato e penso che averlo in questo EP sia necessario, perché, alla fine, restiamo sempre quello che siamo. 

Bolzano e Trieste sono presenti? 

Bolzano è una città complicata, soprattutto per noi giovani. È un magnete che mi tira verso di lei, ma che appena mi lascio andare mi intrappola. Quando sono a Bolzano mi manca Trieste, quando sono a Trieste mi manca Bolzano. È un dilemma che sto affrontando sempre di più nella mia musica. Lovergirl ha tracce di questo oscillare fra l’amore per le proprie radici e la voglia di esplorare nuovi orizzonti. È un tira e molla che mi seguirà sempre.

Quale brano ti rappresenta di più? 

Lovergirl. Affronta la sensazione di non essere mai apprezzata che mi viene nei momenti di nostalgia, la mia emozione preferita. Pur sapendo che sono piena di persone che amo e che mi amano, credo sia un momento di catarsi necessario. In più faccio riferimento all’albero della canzone Y tu que has hecho? dei Buena Vista Social Club. Quando ero piccola mi immedesimavo nella bambina della storia dell’albero e della bambina, oggi mi piace provare a capire il punto di vista dell’albero che regala fiori senza ricevere nulla in cambio.

Autrice: Anna Michelazzi

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