Da veterano dell’andar per concerti, ho letto con interesse la recente intervista di Anna Michelazzi a Siria Stenico pubblicata sul nostro giornale riguardo alle difficoltà cui va incontro chi ha la passione della musica dal vivo. Proprio durante la lettura dell’articolo in questione mi sono passate davanti agli occhi un serie di argomentazioni, nonché ricordi, considerazioni riguardo alla musica dal vivo, ai suoi luoghi e ai suoi costi. Premetto che sono un matusa della materia, ma nell’ultimo decennio ho avuto anche modo di assistere a concerti di artisti provenienti dal mondo dei talent show e quindi la mia esperienza di musica dal vivo non è limitata ai generi prediletti dalla mia generazione.
Condivido molto, se non tutto quello che l’intervistata racconta ad Anna Michelazzi.
E comprendo il suo desiderio di quei cosiddetti bagni di folla che sono i concerti negli stadi, i grandi raduni, quegli appuntamenti irrinunciabili in cui a volte – non di regola – la spettacolarità e il fatto che ci siano migliaia di persone ad emozionarsi, commuoversi, cantare a squarciagola con l’artista del cuore, prendono il sopravvento sul fattore musica, che, per quanto mi riguarda è ciò che vado cercando quando mi reco ad un concerto.
Nel corso di oltre quarant’anni di musica dal vivo vista e ascoltata, ho maturato la convinzione che, da parte di chi i concerti (quelli da migliaia di spettatori) li organizza, ci sia poco rispetto per coloro che ai concerti si recano. Ho ascoltato, si fa per dire, esibizioni al limite della decenza, con i musicisti costretti a suonare in un palasport di cemento dall’acustica inaccettabile, anche in tempi recenti: insomma, un insulto anche per chi la musica la suona e non solo per chi ne fruisce.
Sul discorso costi poi, nemmeno parlarne, i biglietti degli eventi sono davvero proibitivi, un paragone col secolo passato è insostenibile, ma molta colpa è delle agenzia di ticketing (veri e propri squali senza ritegno). Ed è un peccato, perché a detta di molti artisti stranieri, il calore e l’accoglienza del pubblico italiano sono qualcosa di unico, il problema è l’organizzazione spesso non all’altezza di quella dei paesi del nord Europa.
Nonostante nel mio piccolo abbia anch’io fatto chilometri per andare a vedere dal vivo i miei beniamini, cosa che, meno frequentemente, continuo a fare, oggi come oggi prediligo assistere a concerti meno affollati, in situazioni più confortevoli che non sul prato di uno stadio. Non è solo una questione di età, se si ama la musica di qualità e si ha voglia di ascoltarla in condizioni ottimali, le occasioni non mancano. Certo, se la priorità è il bagno di folla le cose cambiano.
Limitatamente alla realtà locale, Bolzano pur essendo città UNESCO della musica ha sempre brillato e continua a farlo per l’assenza di spazi deputati alla musica giovane e non colta. Pensiamo alla terribile acustica del vecchio Palaghiaccio di via Roma, al Palasport, al Palaonda e pensiamo a strutture volute dall’ente pubblico, come il KuBo. Tutte situazioni nemiche della buona acustica. Per non dire della promozione della produzione locale, un tempo deputata alle associazioni foraggiate dalla pubblica amministrazione ed oggi fagocitata dalla medesima o affidata alla buona volontà di pochissime realtà autonome.
Anche a rischio di flop clamorosi.
Ecco, credo che il nocciolo della questione sia questo: c’è troppa attenzione per il concerto in quanto evento mediatico che raduna folle oceaniche (penso a Vasco a Trento, ai concerti all’autodromo di Imola) e ce n’è troppa poca per quella musica più “piccola”, ma ugualmente bella che a Bolzano si può ascoltare nei teatri o in luoghi come Laurin, Sudwerk, Pippo.Stage, Carambolage, Zoona.
Non dico che ci sia da andare a vedere un concerto al giorno (talvolta purtroppo succede che in un giorno ce ne siano due o tre in contemporanea), ma un paio alla settimana ci stanno. E se la spinta per andare ad un concerto è l’amore per la Musica, con la Emme grande, vi assicuro che in giro ce n’è, ci sono artisti italiani e stranieri, minori solo per considerazione, che propongono cose spettacolari per pochi intimi, c’è il jazz, ci sono i cantautori, le band, l’elettronica. E c’è un universo di musicisti locali che sono bravissimi e meriterebbero più attenzione, in particolare da parte dei loro coetanei, nel caso dei più giovani. La musica c’è, magari va cercata, ma credo sia meglio pagare 10 o 20 euro per un buon concerto di dimensioni ridotte, dove poi magari è possibile anche scambiare due chiacchiere coi musicisti, che pagare fino a qualche centinaio di euro per il mega evento a San Siro dove per vedere i musicisti serve il mega schermo di turno, pregando di non avere l’impalcatura del mixer davanti.
Comunque sia, buona musica a tutti e long live rock’n’roll.
Autore: Paolo Crazy Carnevale