Le luci e le ombre nella lotta contro il Covid-19

Attualità | 22/4/2021

Come ha affrontato l’emergenza Coronavirus la politica altoatesina? L’autonomia ha fornito un’opportunità in più che è stata debitamente sfruttata? A queste domande risponde il politologo Günther Pallaver, che abbiamo intervistato a margine della pubblicazione dell’Annuario di Politica dell’Alto Adige.

Ogni anno la Società di Scienza Politica dell’Alto Adige fa il punto in merito allo stato dell’arte della cosa pubblica e della democrazia altoatesina. Il risultato tangibile di questo appuntamento periodico è un bel volume, edito da Raetia, che raccoglie una serie di contributi affidati a esperti nei vari settori delle scienze politiche. Quest’anno il libro, appena uscito in libreria, concentra la maggior parte della sua attenzione sulle “Conseguenze della pandemia Covid-19 in Alto Adige e in Trentino a confronto”. 
Ne abbiamo approfittato per fare una chiacchierata con il prof. Günther Pallaver che vive a Bronzolo ed è – oltre che giornalista professionista – professore universitario emerito di scienze politiche all’Università di Innsbruck. Attualmente Pallaver è membro dello staff dell’Istituto di studi federali comparati dell’Eurac a Bolzano.

Günther Pallaver

L’INTERVISTA

Quali sono le principali debolezze e i deficit che la nostra autonomia ha manifestato durante l’emergenza?
In primo luogo possiamo dire che le debolezze del nostro sistema sanitario, presenti da tempo, in questa situazione di pandemia si sono manifestate con forza.
In secondo luogo occorre osservare che la politica è stata messa sotto torchio dai vari gruppi di interesse, e questo ha provocato una linea non sempre coerente nella battaglia contro il virus. 

L’atteggiamento ondivago della politica è sinonimo di debolezza?
Sì e lo si è visto molto bene con il cosiddetto Sonderweg, il percorso speciale intrapreso dalla Provincia. Nella primavera dello scorso anno le nostre istituzioni locali, con delle decisioni autonome, hanno inteso controbattere alla molla del centralismo. Ma i problemi non si sono presentati nella via speciale di per sé, ma piuttosto nelle deviazioni e nelle scorciatoie adottate man mano. Faccio alcuni esempi. Nel febbraio dello scorso anno ospitavamo i campionati mondiali di biathlon che non si sono potuti fermare, “the show must go on”. Ma il giorno dopo abbiamo avuto i primi casi. Poi abbiamo atteso, prima di fermare gli impianti sciistici, perché non si voleva chiudere in anticipo la stagione. Quindi ci siamo sorpresi e arrabbiati quando il Robert Koch Institut ci ha inserito nella zona pandemica. Per non parlare del comitato di esperti che era stato istituito, con alcuni membri che a mala pena sapevano di farne parte. Insomma: tutta una serie di cose non ha funzionato. Il Sonderweg di per sé avrebbe potuto essere una cosa sensata, però la sua gestione è stata deludente.
Ed è un peccato perché nella fase iniziale la via speciale era stata sostenuta con poche eccezioni da tutto il Consiglio Provinciale e anche dalla società civile. Poi, man mano, la fiducia è venuta meno e a tutt’oggi il Sonderweg  è stato in pratica accantonato. 

In ambito sanitario, quali sono stati i problemi più significativi che si sono manifestati?
Mancava un piano pandemico e anche il coordinamento tra centro e periferia ha mostrato una serie di debolezze. Poi ci sono stati diversi problemi logistici, come ad esempio la questione delle mascherine. 

Durante la pandemia l’Euregio ha avuto un qualche peso?
Si deve dire che nostri pazienti covid sono stati accolti sia nel Tirolo che nel Voralberg. In questo senso un supporto c’è stato. Nel nostro annuario un contributo in particolare mette in evidenza come in Europa le realtà transfrontaliere presenti nelle regioni confinanti hanno cercato di fatto di contrastare la chiusura delle frontiere. In particolare si è insistito molto sull’informazione e sulla comunicazione tra le regioni di confine, riguardanti la salute e la lotta alla pandemia. Ma va anche detto che il nostro Euregio è riuscito a fare ben poco in questo senso, purtroppo. Ad esempio la collaborazione tra ospedali avrebbe potuto estendersi anche a Trento, ma questo non è avvenuto. 

Non solo ombre ma anche luci: durante la pandemia si è manifestato un grande senso di responsabilità da parte della popolazione altoatesina

Che effetti ha avuto la pandemia sulla fiducia dei cittadini altoatesini nei confronti della politica?
Questa fiducia, come sappiamo, negli ultimi anni è progressivamente diminuita. Nel nostro volume abbiamo un saggio che spiega  come siano stati in sostanza tre i fattori politici fondamentali per affrontare l’emergenza: un apparato amministrativo competente, la fiducia dei cittadini nel governo e una leadership forte ed efficiente.
All’inizio della pandemia la fiducia era alta, ma poi si può dedurre è andata via via diminuendo, a tutti i livelli. E la fiducia naturalmente si ripercuote sul comportamento delle singole persone. Una cosa che si è vista è che nelle aree urbane l’atteggiamento nei confronti delle regole è stato più coerente rispetto alla periferia. Lo abbiamo visto perché è proprio in periferia che si sono verificati i focolai, che invece in città non c’erano. 

In realtà i cittadini si sono trovati spesso disorientati, alle prese con direttive nazionali, provinciali e comunali alle quali non si sapeva dare un ordine di priorità e che magari erano in contrasto tra loro. 
Non solo. è anche capitato che venissero annunciati provvedimenti che il giorno dopo venivano subito modificati. La popolazione è risultata confusa dalla non coerenza nella comunicazione.

Ci sono anche luci, oltre alle ombre?
Sicuramente. Possiamo partire dal basso: si è manifestato un grande senso di solidarietà tra la popolazione. Questa cosa non va dimenticata e non per nulla noi abbiamo indicato come personalità politica dell’anno il “volontario” o la “volontaria”. Tantissimi davvero si sono rimboccati le maniche e hanno dato una mano. In secondo luogo, in questa pandemia noi vediamo una grande opportunità. Per il lavoro innanzitutto e per l’adattamento delle imprese, attivando la spinta che è necessaria per rimanere competitivi, anche con meno personale. La pandemia fornisce un impulso trasformativo in grado di rendere possibili cambiamenti altrimenti difficilmente attuabili in una situazione normale. Tutte le innovazioni digitali di questo periodo, ad esempio, rimarranno anche in futuro.
Infine dobbiamo anche dire che la campagna vaccinale in Alto Adige sta funzionando molto bene. E questo è un aspetto davvero molto importante.

POLITIKA 2021

L’edizione 2021 di “Politika” è all’insegna della pandemia. L’autonomia dell’Alto Adige, soprattutto la sua amministrazione, ha rivelato una serie di debolezze e deficit in questo periodo carico di tensioni a vari livelli. La gestione della crisi basata sulla divisione dei compiti, soprattutto tra lo Stato e la provincia, si fa riferimento al cosiddetto “Sonderweg”, la via speciale altoatesina, è stata molto al di sotto delle aspettative. I trattati sull’Alto Adige e il Trentino propongono interessanti prospettive comparative. Gianfranco Pasquino, uno dei più importanti politologi italiani, analizza come i diversi sistemi politici abbiano reagito al Covid-19. Le elezioni comunali di settembre 2020 sono il secondo punto focale dell’edizione.

Autore: Luca Sticcotti – Direttore del giornale

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