Quando in Alto Adige si venerava l’antico dio Mitra

Attualità | 29/10/2026

Sulla via del Brennero insieme alle persone viaggiavano anche le idee, le culture e le religioni, persino quelle più esotiche e misteriose. Durante l’Impero romano, i legionari che combattevano sul Danubio portarono in patria un culto proveniente dalla Persia: il mitraismo. In Trentino-Alto Adige sono emerse alcune tracce di questo strano credo esoterico, che si svolgeva in ambienti sotterranei e ruotava attorno alla mitica uccisione del toro primordiale. Abbiamo analizzato l’iconografia della stele di Vipiteno, il più importante reperto dedicato al dio Mitra nella nostra regione.

Il mitraismo era una religione misterica iranica che nel mondo romano si mescolò con altre religioni e filosofie, dando vita a qualcosa di nuovo. Questo sincretismo ebbe fortuna dapprima nelle legioni romane al fronte e si diffuse a Roma verso la fine del I secolo d.C., dove fiorì anche grazie all’appoggio degli imperatori. Si trattava di un culto militaresco, esclusivamente maschile e praticato in segreto in comunità ristrette e unite, i cui adepti solitamente erano soldati. Era una religione salvifica che prevedeva sette gradi di iniziazione e altrettante durissime prove che avrebbero reso i fedeli parte della milizia del dio, unendoli a lui nella salvezza: credevano, infatti, che il cosmo fosse una scala che l’anima doveva risalire per raggiungere l’eternità. Al centro del culto vi era la tauroctonia, ossia l’uccisione rituale del toro da parte del dio Mitra: il dio solare, spargendo il sangue della bestia divina, sconfiggeva la morte e favoriva la nascita della vita. I misteri mitraici si svolgevano sottoterra, in grotte o camere ipogee artificiali che rappresentavano l’universo.

I culti orientali, come quello di Mitra, erano particolarmente diffusi nelle regioni di transito, dove venivano importati dai soldati di ritorno dal fronte. Per tale ragione, le nostre terre tra il II e il IV secolo d.C. ospitarono questo antico culto orientale, che si organizzò attorno ai centri di Sanzeno, Tuenno, Trento e Mules. La valle d’Isarco era il luogo ideale per la diffusione del credo mitraico e ospitò nel tempo vari centri di culto. Il più celebre monumento della regione fu rinvenuto tra Mules e Vipiteno nel 1589. Lo storico trentino Benedetto Giovanelli aggiunge un dettaglio interessante: la lastra si trovava in prossimità di un’antica località chiamata Lueg. Secondo l’autore, il nome di tale luogo avrebbe tratto origine dalla frase latina Lucus in antro, facendo riferimento al carattere ctonio (n.d.r. “sotterraneo” o “della terra”) della zona e quindi propizio ai culti misterici. Dopo numerosi spostamenti, la stele ha finalmente trovato collocazione nel Museo Archeologico dell’Alto Adige, dove è tuttora esposta.

Oggi, per tentare di capire i misteri mitraici possiamo rifarci alle fonti iconografiche. Di seguito, cercheremo di delineare il culto di Mitra partendo dall’analisi della scena principale raffigurata sul rilievo di Vipiteno. 

Al centro possiamo notare la tauroctonia, in cui figurano Mitra vestito alla persiana, col cappello frigio e l’ampio mantello mentre blocca a terra con il ginocchio il grande toro, ne espone la gola afferrandogli le fauci e squarcia il possente collo con il pugnale. Ai lati della scena principale vi sono Cautes e Cautopates, i due portatori di fiaccola: vestiti alla persiana, posano indifferenti, con le gambe incrociate, quasi fossero astratti dalla scena. Sul lato sinistro, Cautopates regge una torcia rivolta verso il basso, simboleggiando la morte; a destra vi è Cautes, che innalza la torcia e rappresenta la vita. Gli animali che circondano la scena sono anch’essi significativi: sulla destra, notiamo un cane e un serpente che si abbeverano al sangue versato dal toro, entrambi segni di rigenerazione della natura; in basso a sinistra, uno scorpione pizzica i genitali del toro, atto che talvolta viene interpretato come un avvelenamento del seme, altre come un segno di produttività. Fuori dal riquadro, in alto a sinistra, vi è il corvo, messaggero del Sole, che annuncia a Mitra il suo dovere di immolare il toro sacro e dare inizio alla vita. Negli angoli in alto si possono anche notare il dio solare e la dea lunare. Sui lati destro e sinistro si dispiega un carosello di undici scene mitiche, che ripercorrono le gesta del dio: dalla nascita di Mitra da una roccia fino all’ascensione sul carro solare.

Autore: Tommaso Calamaro

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