Un secolo di vita in quaranta secondi

Attualità | 29/10/2026

Originario della Sardegna, Marcello Fois vive e lavora a Bologna e ambienta nella pianura modenese “L’immensa distrazione” (Einaudi), romanzo vincitore del Premio Campiello 2026. Attraverso la storia di Ettore Manfredini, che nell’istante della morte ripercorre novantacinque anni di vita, lo scrittore racconta un’epopea familiare che attraversa il Novecento italiano.

La letteratura incontra il presente 

Non soltanto una presentazione letteraria, ma un confronto sulla società contemporanea. Il 21 ottobre, nella Sala Giuliani del Teatro Cristallo, Marcello Fois ha dialogato con Daniela Dallari partendo dai temi del suo romanzo per riflettere sul valore dell’istruzione.

Il protagonista di L’immensa distrazione, Ettore Manfredini, è costretto dalla povertà a rinunciare agli studi. Una privazione che diventa lo spunto per ricordare come i diritti non siano acquisiti per sempre, ma conquiste da coltivare e difendere.

L’appuntamento pubblico ha concluso un pomeriggio intenso per Fois, che in precedenza aveva incontrato un gruppo di lettura impegnato nell’approfondimento del romanzo.

Ad aprire la presentazione è stata la direttrice del Teatro Cristallo, Gaia Carroli, che ha ricordato la cornice della rassegna Mortali, festival diffuso dedicato alla riflessione sulla morte e sulla vulnerabilità umana. 

Carroli ha inoltre espresso, anche a nome della presidente Franca Toffol, solidarietà ai lavoratori del comparto teatrale in sciopero per il rinnovo del contratto nazionale, al quale hanno aderito anche alcuni dipendenti del Cristallo. 

Un’occasione per ribadire l’importanza di garantire dignità e tutele a chi lavora nel mondo della cultura.

Il libro: una famiglia, molti segreti e una  lettura impegnativa

L’idea narrativa di L’immensa distrazione affascina fin dalle prime pagine: un’intera esistenza racchiusa nei quaranta secondi che, secondo lo spunto scientifico raccolto da Fois (come spiega nell’intervista), separerebbero la morte cardiaca da quella cerebrale.

Attorno a Ettore Manfredini si sviluppa una saga familiare complessa, fatta di generazioni, ambizioni, relazioni e verità nascoste. La ricchezza della genealogia è anche uno degli ostacoli alla lettura: i numerosi personaggi, i rapporti di parentela e i passaggi temporali richiedono attenzione costante. Una fatica che nemmeno il completamento del mosaico familiare riesce del tutto a compensare.

Fois individua nella mancata istruzione di Ettore il filo rosso della vicenda. Una chiave interpretativa importante, ma non l’unica. A dominare è anche una tensione familiare persistente, nella quale ogni personaggio sembra imprigionato nel proprio ruolo, tra aspettative, segreti, silenzi e cose mai dette. Un intreccio di rapporti che trasmette un senso di pesantezza, quasi di oppressione, destinato ad accompagnare il lettore lungo tutta la narrazione.

Rimane un romanzo ambizioso, costruito attorno a un’intuizione originale, ma la cui complessità narrativa non sempre ripaga lo sforzo richiesto al lettore.

L’INTERVISTA

Ettore Manfredini, dalla povertà, arriva a costruire un impero nel settore della carne. La sua vita è ripercorsa in quaranta secondi. Come è nata l’idea?

Cercavo un modo per raccontare la storia di un bambino povero che diventa un imprenditore ricchissimo, sfruttando anche alcune pieghe oscure della nostra storia. In un ambulatorio medico lessi un articolo su un paziente morto durante una risonanza magnetica, nel quale si erano registrati ancora quaranta secondi di attività cerebrale. Mi sono chiesto se fosse possibile scrivere un romanzo che durasse quel breve intervallo. Così è nato Ettore Manfredini, che una mattina si sveglia e scopre di essere morto.

Il romanzo attraversa diverse generazioni, ma uno dei fili conduttori è il valore dell’istruzione. Perché?

Il filo rosso è il trauma di Ettore, che non ha potuto studiare. Era un bambino promettente, ma troppo povero per andare a scuola. È anche un messaggio alle nuove generazioni, che spesso considerano il diritto all’istruzione qualcosa di naturale e garantito. Ma tutti i diritti devono essere coltivati.

Attraverso la vicenda familiare racconta anche le trasformazioni della società italiana. In che modo?

Già nella storia di Ettore, che non può istruirsi perché non ha abbastanza soldi: la possibilità di studiare dipendeva dalla condizione economica della famiglia. Poi ci sono le leggi razziali del 1938, il boom economico, il terrorismo, gli anni Ottanta, fino agli anni Duemila, quando Ettore, ormai novantacinquenne, si rende conto di essere morto. Insomma, è un bel volo attraverso la storia.

Durante la presentazione ha spiegato la differenza tra chi sa scrivere e chi è davvero uno scrittore. Qual è?

Tutti sappiamo scrivere, siamo tecnicamente scriventi. Lo scrittore è qualcuno che decide cosa vuole scrivere, che ha coscienza dei propri strumenti. È come guidare un’automobile: dobbiamo aver interiorizzato le regole, altrimenti, se dovessimo pensare a ogni movimento, non riusciremmo nemmeno a partire. Con la scrittura accade qualcosa di simile. E vale anche per la lettura: è un allenamento. Più leggi, più sai leggere.

Lei ha vissuto a Bolzano e vi ha ambientato il romanzo Del dirsi addio (Einaudi, 2018). Che rapporto ha con questa città?

Ero venuto a vivere a Bolzano proprio perché volevo raccontare una storia ambientata qui. Ho fatto una sorta di immersione nella città. Con Bolzano sento un’affinità particolare: è circondata dalle montagne, è meravigliosa e io ci sto bene. Nel romanzo racconto di un commissario bolognese trasferito in una città dove apparentemente non succede nulla. Ma tutte le città soffrono, in qualche modo, dei pregiudizi che le riguardano. Le città perfette non esistono e per fortuna Bolzano non è perfetta. A me piace anche per questo.

L’AUTORE

Marcello Fois (Nuoro, 1960) è uno dei più importanti scrittori sardi contemporanei, noto anche come sceneggiatore e commediografo. Laureatosi in Lettere all’Università di Bologna, città dove risiede, ha esordito nel mondo della narrativa nel 1992 con il romanzo noir Ferro recente e con Picta, opera che gli è valsa il prestigioso Premio Italo Calvino.

Considerato uno dei massimi esponenti della Nuova letteratura sarda, Fois intreccia la memoria storica e le radici della propria terra natale con trame psicologiche e atmosfere noir. Tra le sue opere più celebri spiccano la trilogia dedicata all’avvocato Bustianu (composta da Sempre caro, Sangue dal cielo e L’altro mondo) e l’acclamata saga della famiglia Chironi, aperta dal romanzo Stirpe e proseguita con Nel tempo di mezzo e Luce perfetta. Con il romanzo Memoria del vuoto ha ottenuto il Premio Volponi e il Premio Super Grinzane Cavour, mentre con L’immensa distrazione si è aggiudicato il Premio Campiello. È inoltre tra i fondatori del festival letterario L’Isola delle Storie a Gavoi.

Autore: Till Antonio Mola

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