I suoni delle Dolomiti è un evento musicale che da circa tre mesi sta ospitando, in alcune delle più belle valli del Trentino, artisti provenienti da ogni parte del mondo. Tra essi figura il complesso Ialoni, un gruppo di musica tradizionale georgiana. Prima del concerto, le cantanti ci hanno parlato del legame che corre tra popoli, musica e montagne, raccontando una storia nella quale non è difficile rispecchiarsi.
Sabato 26 settembre un incantesimo ha avvolto per qualche ora il Latemar, trasformandolo in un picco del Caucaso: ai suoi piedi, nella località Tresca, in Trentino, un gruppo di nove donne in vestiti tradizionali ha cantato le millenarie tradizioni popolari di una terra ai confini dell’Europa. Ialoni è un collettivo di Tbilisi che dal 2009, anno della sua formazione, ha esplorato tre generi: concentrandosi dapprima sulla musica ecclesiastica, si è poi aperto alla musica popolare e urbana. Essendo un progetto innovativo, che fonde tradizione e modernità, in pochi anni ha avuto successo in Georgia e all’estero. A guidare il “sole Ialoni” – come lo descrivono i suoi membri – è Nino Naneishvili, fondatrice e direttrice artistica del gruppo. Voleva rinascere come scrittrice, poi come pittrice, ma infine ha capito di dover dedicare la vita alla musica, diventando cantante di chiesa e professoressa universitaria di canti folclorici georgiani; è un’artista a tutto tondo, che ha riversato nell’arte i traumi del passato, gli stenti e le sofferenze dei suoi antenati: «Mia madre sorrideva imbarazzata e diceva a me e alle mie sorelle: “Va tutto bene, suonate con dolcezza, piuttosto…”», confessa. Negli anni, nuovi membri si sono aggiunti; ciò ha permesso che si costituisse un insieme di voci omogeneo, ma, al contempo, variegato: quasi tutte le cantanti sono cresciute con i canti popolari georgiani e i cori ecclesiastici, ma non meno importanti sono le testimonianze di chi ha fatto i primi gorgheggi ispirata dalla musica italiana, come Tamar Akhobadze, cresciuta con Toto Cutugno, Albano e Romina.
Il gruppo ci ha omaggiato di un’intervista, rispondendo in anteprima ad alcune nostre curiosità sull’evento. Lasciamo dunque la parola a Nino e le sue cantanti.
«Siamo innanzitutto legate alle Dolomiti da un evento particolare: Michail Chergiani, famoso scalatore e cantante della Svanezia, una regione georgiana, morì su queste cime nel 1974. Per molti anni, abbiamo riproposto una canzone tipica della sua terra natia chiamata Klubis Vepkhvi. Racconta la storia della morte di Chergiani sulle Dolomiti e di come il suo corpo venne riportato a casa. È una delle canzoni più importanti del nostro repertorio e l’abbiamo scelta per questo concerto come simbolo di coraggio e memoria, per celebrare tutti coloro che hanno dedicato la vita alla montagna. La storia di Chergiani sarà uno dei fili rossi che terranno unita la nostra esibizione. Il concerto seguirà il normale corso della vita umana, dalla nascita alla morte. Eseguiremo canzoni e musica rituale che rispecchiano vari momenti dell’esistenza, ricreando la quotidianità del popolo georgiano e il ruolo della musica all’interno del ciclo della vita. Vorremmo che il pubblico sentisse quanto la musica fosse profondamente intessuta nella vita dei nostri antenati. Credo, inoltre, che ci sia una connessione tra il nostro canto e i paesaggi nei quali ci esibiremo. Il mondo è estremamente diverso, con molte culture e tradizioni differenti, ma le regioni montuose spesso hanno somiglianze sorprendenti. Non sappiamo come sarà cantare circondate dalle Dolomiti, ma siamo sicure che le emozioni che abbiamo provato esibendoci tra le montagne del Caucaso risuoneranno in noi anche lì. Mi piace ricordare un grande poeta georgiano, Vazha-Pshavela, che ha scritto molto di montagne e nebbia. Spesso usiamo questa sua citazione come motto: “La nebbia appartiene ai pensieri delle montagne”. Attraverso quest’immagine, sento che è possibile connettersi con tutti coloro che amano i paesaggi alpini. C’è forse un altro punto in comune tra i nostri popoli: i monti ci ricordano che, nonostante le nostre differenze, esistono esperienze ed emozioni che appartengono a tutti gli esseri umani. Auguriamo al nostro pubblico tanti splendidi momenti e una musica incantevole come il paesaggio che lo circonda».
Autore: Tommaso Calamaro