Dopo anni passati a sognare di poter studiare all’Università di Toronto, sono finalmente arrivata qui. La prima volta che ho messo piede in Canada avevo 17 anni e ho lasciato lì una parte di me. Nove anni dopo sono tornata, questa volta con una tesi da scrivere e qualche responsabilità in più.
Sono partita da Bolzano grazie a una borsa di mobilità internazionale dell’Università di Trento, con l’obiettivo di trascorrere alcuni mesi a Toronto per fare ricerca per la mia tesi, che analizza il rapporto tra la memoria, la narrazione ufficiale della storia canadese e le contromemorie delle Nazioni indigene.
Ho scelto di venire all’estero per poter accedere a fonti di prima mano, incontrare esperti nel mio settore e mettermi alla prova con un’esperienza di ricerca in autonomia, ma anche di vita in una grande città così lontana da casa.
Mia zia è stata così gentile da ospitarmi, ma, nonostante sia a casa di famiglia, a 26 anni mi rendo conto di essere molto più da sola. La brutta notizia è che sono nelle mie mani, ma la bella notizia è che è tutto nelle mie mani!
Non è facile spostarsi, neanche per un periodo relativamente breve, soprattutto dovendo affrontare scadenze, burocrazia e documenti che sono così diversi da quelli di casa. Fortunatamente, da brava italiana, a livello burocratico sono allenata.
I primi giorni sono spossanti, ma questa volta ho deciso di fare tutto ciò che potevo fin da subito. Ho incontrato vecchi amici del liceo canadese, sono uscita con la mia famiglia e ho iniziato subito a capire come muovermi liberamente e in autonomia con i mezzi pubblici, in un Paese costruito prevalentemente per le auto.
Sono andata in università e sono rimasta a bocca aperta: è un’università enorme e meravigliosa. Questa meraviglia, però, non ha impedito di avere qualche problemino burocratico. A quattro giorni dall’inizio della mia esperienza, ancora non ho la tessera che mi permette di accedere ai servizi universitari. Non mi sono fatta buttare giù: ho lavorato nell’enorme parco al centro dell’università, con alle spalle degli splendidi palazzi storici e davanti a me lo skyline di Toronto. Non ho di che lamentarmi.
Ho sfruttato questo limbo per esplorare il più possibile: ho girato parte del centro, sono andata a vedere i red carpet del Toronto International Film Festival, mi sono allenata a orientarmi senza Maps e sono arrivata a fare 10 km a piedi al giorno con il naso all’insù, scoprendo quanto siano effettivamente enormi i grattacieli.
Mi sembra di vivere in un film. Le mattine passate a studiare tra gli scoiattoli e le oche canadesi, in un ambiente storico e multiculturale che mi è ancora sconosciuto ma che, allo stesso tempo, mi fa sentire a casa. Non avrei potuto chiedere di più. La nostalgia c’è, ma so che fa parte dell’esperienza e, in qualche modo, dà ancora più valore a ciò che sto vivendo.
Tra le mattinate alla UofT, che assomiglia a Hogwarts, e i pomeriggi in quest’enorme metropoli, sto riscoprendo me stessa e ritrovando un nuovo entusiasmo per scrivere la mia tesi, che dopotutto è il motivo per cui sono venuta qui.
Autrice: Anna Michelazzi