Quando la Val Gardena scolpiva per l’Europa

Attualità | 15/10/2026

Da Ortisei a Offenburg, la bottega Lenert racconta un’epoca in cui l’arte sacra gardenese raggiungeva le chiese europee. Wolfgang Moroder ripercorre una storia di famiglia, lavoro e trasformazioni, segnata dalla tragedia della Prima guerra mondiale.

Entrare nella casa di Wolfgang Moroder, a Ortisei, significa immergersi nella storia gardenese. Wolfgang abita all’ultimo piano dell’edificio di famiglia e già lungo le scale si incontrano cimeli, sculture degli antenati, opere del fratello Egon Rusina, pittore e caricaturista, e tele di Josef Moroder-Lusenberg, tra i maggiori pittori gardenesi dell’Ottocento e prozio di Wolfgang. C’è anche un grande albero genealogico del ramo dei Moroder da cui discende Wolfgang. Per chi, come me, cerca di raccontare la storia di questa famiglia, orientarsi tra nomi ricorrenti e parentele intrecciate non è facile. Una cosa però la colgo: il passaggio dagli antenati commercianti alle generazioni di scultori e artisti.

Prima di raggiungere l’appartamento, Wolfgang mi mostra la stube storica di famiglia, dove, racconta, era stata ricavata la prima postazione di Radio Gherdëina. Ci sediamo poi a parlare della bottega Lenert, al centro della mostra Berstot de Lenert alla Casa di Cultura di Ortisei. La lavorazione artistica del legno ha in Val Gardena una storia secolare. Già nel Seicento l’intaglio si diffuse accanto alla produzione di oggetti quotidiani, diventando un’importante fonte di reddito. Nell’Ottocento, con la crescente richiesta di arte sacra, nacquero botteghe specializzate che lavoravano anche fuori dalla valle.

L’INTERVISTA

Cominciamo dai protagonisti della mostra: Rudolf e Ludwig Moroder. Chi erano? 

Rudolf era il fratello di mia nonna, Ludwig era mio nonno. Erano cresciuti insieme e avevano imparato la scultura anche con maestri come Franz Tavella. La bottega Lenert si trovava nella casa del mio bisnonno, commerciante di giocattoli. Rudolf era uno scultore di grande talento. Ancora giovanissimo realizzò una Santa Elisabetta con il mendicante, oggi nella chiesa parrocchiale di Ortisei, premiata con una medaglia d’oro all’Esposizione Universale del 1900 a Parigi. Un successo che orientò l’attività familiare verso l’arte sacra.

Nel 1904 la famiglia acquistò addirittura un’impresa in Germania. 

Sì, Franz Moroder, padre di Rudolf, rilevò una ditta a Offenburg, vicino a Strasburgo, già attiva negli arredi per le chiese. Vi lavoravano almeno quaranta artigiani: scultori gardenesi, pittori, decoratori e disegnatori. Realizzavano soprattutto altari e arredi per le chiese della Germania sudoccidentale.

Insomma, qualcosa di ben diverso dall’immagine dello scultore che lavora da solo nella sua bottega. 

A Offenburg la produzione era organizzata per specializzazioni, quasi una catena di montaggio. A Ortisei prevalevano invece le botteghe nelle case degli scultori, con al massimo quindici o venti lavoratori. La nostra produceva soprattutto statue di santi. La Val Gardena esportava già da tempo, ma i Moroder si distinguevano per avere una sede produttiva all’estero. La Prima guerra mondiale segnò una frattura drammatica per la nostra famiglia. Rudolf e due suoi fratelli furono chiamati alle armi e caddero a distanza di pochi mesi. Fu mio nonno Ludwig a portare avanti la bottega di Ortisei. Dal 1918 affiancò alla scultura l’insegnamento nella scuola d’arte locale, fino al 1949.

Quanto era diffuso il lavoro del legno nella vita quotidiana gardenese? 

Era dappertutto. Quando ero bambino, a Ortisei c’erano ancora due o trecento botteghe. Io stesso ho cominciato a nove anni, dipingendo il grembiulino bianco della donnina nelle casette segnatempo, quelle con i personaggi che uscivano a seconda del tempo. Ma evidentemente non ero un grande artista: dopo due giorni mi licenziarono perché il lavoro non era abbastanza pulito!

Era un mondo in cui l’artigianato coinvolgeva buona parte della popolazione gardenese, destinato a cambiare profondamente nel secondo Novecento.

Che cosa mise in crisi questo sistema? 

Un ruolo importante lo ebbe il Concilio Vaticano II (1962-1965, ndr), che avviò una riforma liturgica favorendo una maggiore essenzialità nelle chiese. Molte statue dei santi non erano più richieste. In Germania furono persino rimossi e distrutti numerosi altari. Per le botteghe di arte sacra fu un cambiamento enorme. Poi arrivò la meccanizzazione, soprattutto per le figure più piccole. Negli anni Settanta e Ottanta crebbero anche industria e turismo.

Ma oggi, per un occhio non esperto, come si distingue una scultura fatta interamente a mano da una realizzata con le macchine? 

Esiste un marchio di tutela della lavorazione manuale, con controlli nelle botteghe. Un conto è scolpire tutto a mano, un altro rifinire e dipingere un oggetto preparato meccanicamente. Ci sono poi scultori gardenesi conosciuti a livello internazionale, che realizzano opere individuali e lavorano con le gallerie d’arte.

Torniamo alla mostra. Perché avete scelto di raccontare i due artisti attraverso la storia della bottega Lenert?

Volevamo raccontare Rudolf e Ludwig nel contesto della bottega in cui lavoravano. Ho ereditato una parte importante del suo patrimonio materiale e desideravo renderlo accessibile.

Qual è il riscontro della mostra? 

C’è molto interesse da parte dei giovani scultori gardenesi, affascinati soprattutto dalla tecnica. In particolare, dal modo in cui Rudolf scolpiva i panneggi, cioè le pieghe delle vesti delle statue. Ludwig aveva invece uno stile più elegante e classico, che si è modificato nel tempo.

Un’ultima curiosità: il titolo, Berstot de Lenert, è in ladino. È una scelta che sembra rivolgersi prima di tutto alla comunità locale, anziché ai turisti.

Esattamente. Berstot significa bottega, mentre Lenert è il nome del maso di famiglia. Abbiamo scelto volutamente un periodo che un tempo era considerato di bassa stagione. La mostra non è stata pensata principalmente per i turisti, ma per la popolazione locale e soprattutto per i giovani.

La mostra è visitabile fino al 1° novembre 2026 alla Casa di Cultura “Luis Trenker” di Ortisei. Ingresso gratuito. Orari: lunedì–venerdì 16–19; sabato e domenica 10–12.

Promossa dall’Istituto Ladino Micurá de Rü e dal Museum Gherdëina, nell’ambito di Enes dl ert (Art Festival Val Gardena).

Rubriche

Editoriale

Salute e malattia

A questo numero del nostro giornale trovate allegato un magazine tematico dedicato al tema della ...

Mostra altri
Editoriale
Senza Confini

Nobel per la Pace al diritto internazionale (che è sotto ...

Il Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato, più che a una persona – la sudafricana Navanethem “N...

Mostra altri
Senza Confini
La Scena Musicale

Incontri pericolosi al margine del pentagramma

Dangerous Encounters Trio è il nome di una formazione da urlo che ha appena pubblicato un disco, ...

Mostra altri
La Scena Musicale
Racconti dalla Bassa

La peste del 1348 nella Valle dell’Adige

Nel monastero di Marienberg la peste arrivò nel 1348. Tra i monaci c’era un giovane novizio, Gosw...

Mostra altri
Racconti dalla Bassa

Festa dell’uva, l’evento rusticano che fu nobilitato dall...

La Festa dell’uva a Merano nacque come festa contadina per onorare la fine della vendemmia, che a...

Mostra altri
Balconorto

Gute Reise, Mirco! Chi è Mirco?

Mirco è in coda nella grande sala di anestesia, nel grande paese dei gamberi. Per ammazzarla, l’a...

Mostra altri
Balconorto
Invito alla scoperta

San Leonardo a Pianizza di sotto

L’autunno porta con sé il gusto del foliage e con questo passeggiate o gite in bicicletta nei din...

Mostra altri
Invito alla scoperta
Scorci del capoluogo

La strada dedicata ai fratelli Bronzetti

Tra le vie minori del quartiere Oltrisarco vi è via Fratelli Bronzetti, Narciso e Pilade. Il prim...

Mostra altri
Scorci del capoluogo