La nuova graphic novel dell’autore bolzanino racconta la storia di un giovane di seconda generazione alle prese con carcere, solitudine e ricerca di appartenenza. A pubblicarla è Edgar Libri, giovane casa editrice che sta puntando con decisione sulla nona arte.
Da molti anni Armin Barducci lavora nel mondo del fumetto, con diverse pubblicazioni all’attivo e partecipazioni a Lucca Comics. Il suo nuovo lavoro, Heimat, affonda però le radici nella realtà bolzanina e in esperienze professionali che lo hanno portato a confrontarsi da vicino con temi come marginalità, identità e appartenenza.
A pubblicare la graphic novel è Edgar Libri, progetto editoriale nato da Paolo Izzo, già conosciuto nell’ambiente musicale per l’attività con Riff Records. La casa editrice comprende diverse collane, ma quella dedicata al fumetto è oggi una delle più attive. Un settore sul quale Edgar sta costruendo una parte importante della propria identità, dando spazio ad autori e progetti capaci di raccontare il presente attraverso immagini e parole.
In Heimat, Bolzano non è soltanto uno sfondo. È il luogo in cui si misura la distanza tra il vivere in una città e il sentirsi davvero parte di essa. Il titolo, con tutta la forza che la parola tedesca Heimat assume in Alto Adige, rimanda proprio alla ricerca di una casa e di uno spazio nel quale riconoscersi.
Abbiamo incontrato Barducci e Izzo a inizio giugno alla Nuova Libreria Cappelli di Bolzano, in occasione di “Tre anni di corsa”, l’iniziativa organizzata per festeggiare il terzo compleanno della libreria.
Paolo Izzo, molti ti conoscono soprattutto per la tua attività nel mondo musicale. Come nasce Edgar Libri?
Paolo Izzo – Per anni mi sono occupato soprattutto di musica, ma uno dei miei desideri era quello di avviare anche un progetto editoriale. Circa due anni fa si è presentata questa possibilità ed è nata Edgar Libri. All’interno ci sono diverse collane, ma in questo momento una delle più attive è proprio quella dedicata al fumetto.
Armin, il titolo Heimat è una parola molto carica di significati, soprattutto qui in Alto Adige. Come è nato il progetto?
Armin Barducci – La storia è nata più o meno dieci anni fa. Volevo mettere insieme alcune esperienze che ho fatto parallelamente al mio lavoro. Da una parte quella come educatore, lavorando con famiglie straniere e ragazzi di seconda generazione nati qui; dall’altra quella di insegnante nel carcere di Bolzano, dove ho lavorato per una decina d’anni. Ho unito questi due mondi e ne è nato il libro.
L’ho chiamato Heimat anche perché è un tema che mi riguarda personalmente. Io sono mezzo italiano e mezzo tedesco e quindi potrei chiedermi quale sia la mia Heimat, il posto al quale appartengo. Credo che ognuno abbia un luogo in cui si sente a casa. Il protagonista, invece, vive proprio l’assenza di questo sentimento.
Chi è Aladin?
Armin Barducci – È un ragazzo di circa vent’anni, di seconda generazione, nato in una famiglia di origine straniera. Nella mia testa immagino che la famiglia possa essere tunisina, ma nel libro non lo dico volutamente. Aladin si mette seriamente nei guai e finisce per la prima volta in carcere. In seguito passa agli arresti domiciliari. Ad accompagnarlo c’è soprattutto un forte senso di solitudine, il peso del sentirsi fuori posto e senza un posto che percepisca davvero come proprio. La sua vicenda però non finisce con questo volume. Heimat avrà un seguito, che porterà avanti il racconto e affronterà altri aspetti della sua vita. Ma senza fare spoiler.
Autore: Till Antonio Mola