Sabina Mair, ex docente di tedesco, è oggi scrittrice e gestisce varie iniziative per la diffusione della cultura, tra cui l’associazione culturale Venusta Musica, un progetto che promuove la musica in Val Venosta. È molto legata a Silandro, paese in cui è cresciuta e vive, e all’Alto Adige, dedicando le sue ricerche ad aspetti della storia della regione. Con lo pseudonimo di Louise von Mini-Hansen ha pubblicato il suo secondo libro: “Claudia de’ Medici sul trono del Tirolo”. Dalla nostra conversazione è emerso il legame tra la sua storia personale e quella della famosa regnante.
Ci racconti come è arrivata alla scrittura del suo libro, “Claudia de’ Medici sul trono del Tirolo”.
Tutto è iniziato nel 2020, durante il Covid, quando ancora insegnavo tedesco alle superiori. Giusto l’anno prima avevo presentato ai miei studenti la figura di Claudia de’ Medici; era piaciuta molto a tutti per il suo buongoverno e per la sua tenacia, quindi ho pensato di riproporre la sua storia come esempio per affrontare quel periodo così difficile. Ciò che volevo era che i ragazzi non si buttassero giù e che non si facessero influenzare dai media di massa; volevo incoraggiarli, insegnare loro a essere solidali nelle difficoltà, a tenersi saldi sui propri princìpi e a impegnarsi per gli obiettivi che si erano prefissati. Ho proposto loro di fare qualche ricerca nelle storie di famiglia e di trovare un parente che, in un periodo difficile, si fosse prodigato per il bene della famiglia: sono emersi soprattutto i nomi delle nonne e dei nonni; anch’io ho trovato nella mia storia familiare un esempio nei miei nonni ed è in loro onore che ho assunto il mio nome d’arte: Louise von Mini-Hansen. L’iniziativa è piaciuta molto alle mie colleghe e una mia amica, che è storica, mi ha persuasa a scrivere un libro sulla figura di Claudia de’ Medici. Anche Alessio Nalesini ha appoggiato l’idea: è andato in cerca di fonti per fare le illustrazioni e così ha contribuito alla riuscita del libro.
Il libro è una biografia romanzata che ripercorre la vita di Claudia de’ Medici, famosa e al contempo semidimenticata reggente del Tirolo. Chi è e qual è la sua storia?
Claudia de’ Medici (1604-1648), discendente dell’illustre famiglia fiorentina, era una donna molto istruita, interessata alla politica, affascinante e piena d’energia e di passione. Sposò Leopoldo V, conte del Tirolo, fratello dell’imperatore Ferdinando II d’Asburgo. Sin da subito si distinse per lungimiranza e modernità; quando il marito morì, essendo il primogenito ancora minorenne, divenne reggente del Tirolo, con buona pace dell’imperatore che la ostacolava perché era straniera e donna. Per più di dieci anni regnò in modo illuminato, amministrando le finanze e varando riforme all’avanguardia. Per esempio, introdusse l’itticoltura, istituì il tribunale commerciale bilingue di Bolzano e incentivò lo sviluppo economico; si impegnò per il bene del suo popolo, per i diritti degli animali e fu promotrice dell’emancipazione femminile nella regione.
Perché ha scelto di scrivere proprio di questa figura? Ha rivisto qualcosa in Claudia che forse apparteneva anche a Sabina?
Sì, sono sempre stata incuriosita dalle donne forti e lei mi affascinava particolarmente; io stessa sono molto intraprendente e un giorno vorrei andarmene da questa terra sapendo che ho fatto qualcosa anche per gli altri e non solo per me stessa. È per me di grandissima ispirazione e dovrebbe esserlo per tutti, donne e uomini, ma soprattutto per le donne; ritengo che al giorno d’oggi ci sia bisogno di persone come lei, che hanno un obiettivo ben chiaro in mente e si impegnano per realizzarlo dandosi da fare e non mollando alle prime difficoltà. L’ammiro anche perché è un perfetto simbolo di integrazione: pur essendo fiorentina, seppe farsi benvolere dal popolo tirolese e sin da subito capì che il bilinguismo è un enorme pregio e non un ostacolo; lo coltivò per tutta la vita: tanto in famiglia, con l’educazione dei figli, quanto nell’amministrazione del Tirolo. Come capì lei per prima, credo che la nostra realtà, con le sue tre lingue, possa essere un modello di riferimento per l’Europa e per tutte le terre di confine.
Autore: Tommaso Calamaro