Mario Tambos ha affrontato una sfida incredibile: da Bolzano è partito con degli amici ciclisti per raggiungere Capo Nord. Dopo 21 giorni e tappe da 200 km al giorno di media hanno raggiunto la meta. In quest’intervista ripercorriamo il loro viaggio grazie al racconto di uno di loro.
L’INTERVISTA
Raccontaci: da dove siete partiti e dove siete arrivati, da chi era composto il gruppo, com’è nata l’idea…
Siamo partiti da Bolzano il 13 luglio e siamo arrivati a Capo Nord il 2 agosto, fermandoci a dormire in 21 tappe. Abbiamo seguito l’esempio di un mio amico che l’aveva già fatto in solitaria con l’organizzatore NorthCape4000 di Rovereto. Ci sono tracce diverse, ma la destinazione è sempre quella. Eravamo cinque pedalatori, ma purtroppo uno di noi alla seconda tappa ha accusato dolori al ginocchio e si è dovuto fermare. Così siamo rimasti in quattro: io e i miei compagni di viaggio, Angelo Panatta, Roberto Squizzato e Herbert Strohmaier. A Herbert devo fare una menzione speciale: è una belva, a 72 anni affrontare un percorso del genere è da temerari. Siamo rimasti tutti e quattro in sintonia per tutto il percorso, il che non è scontato: siamo un gruppo perfettamente oliato.
Abbiamo attraversato Austria, Germania, un pezzetto della Repubblica Ceca, per poi passare nell’ex Germania dell’Est e abbiamo raggiunto Berlino. Da lì abbiamo proseguito verso la Polonia, dove abbiamo preso un traghetto notturno che ci ha portato in Svezia. E poi da lì… a suon di 200 km al giorno siamo arrivati da Babbo Natale in Finlandia, pian pianino fino alla Norvegia e infine abbiamo raggiunto Capo Nord. Il sesto componente del gruppo era un amico che voleva andare a Capo Nord, ma non da ciclista. Ci ha seguito con il camper che avevamo noleggiati. Abbiamo dormito in 21 campeggi in giro per l’Europa.
Che percorso avete seguito?
Abbiamo preso il percorso di quell’amico che era già andato, aveva già la traccia e quindi ci siamo appoggiati a lui. Il percorso è stato bellissimo: abbiamo seguito strade secondarie molto panoramiche e con poco traffico.
Come vi siete organizzati?
A livello fisico siamo tutti autodidatti. Ci siamo dedicati sin da febbraio a pedalate lunghe, ad esempio da Bolzano fino a Verona e ritorno. Io avevo 8000 km, ma alcuni amici addirittura di più. Per quanto riguarda le questioni logistiche abbiamo fatto tutto strada facendo, durante il viaggio. I campeggi li pensavamo il giorno prima, man mano trovavamo i luoghi in traccia, cercavamo di non allontanarci troppo per evitare di aumentare i chilometri. Ci siamo allontanati al massimo di 20 km, il che significa che abbiamo dovuto aggiungerne 40 totali. Sembra poco, ma in bicicletta…
Quali sono state le più grandi difficoltà? E le emozioni più belle?
La difficoltà fisica maggiore devo dire che l’ho provata per raggiungere la prima tappa. Abbiamo fatto quasi 3000m di dislivello, siamo arrivati a Holzkirchen dopo aver percorso 250 km. Dal lato psicologico, la difficoltà per me è stata la prima tappa in Svezia, dove ha piovuto intensamente, l’acqua era fredda e il vento da nord ti feriva la faccia. Lì ho iniziato ad avere qualche dubbio.
Le emozioni più grandi devo dire che sono stati i paesaggi, gli animali che ho visto, è stato indescrivibile. Ho visto per la prima volta due cicogne su un comignolo mentre facevano il nido; e renne a volontà: l’emozione di vedere la prima renna è stata fortissima, non mi aspettavo di vederle già in Svezia. Sono luoghi dove per me è impossibile immaginarmi a vivere, ma tolgono il fiato, bisogna andarci almeno una (o due o tre) volte nella vita.
A un certo punto si smette di pensare ai chilometri?
In modalità automatica ci devi entrare, sennò non arrivi alla fine.
Com’è stato l’arrivo a Capo Nord? Te lo eri immaginato così?
È stato bello l’arrivo, è stata una tappa durissima anche quella. Mi aspettavo terra piatta e invece le montagne sono arrivate là, abbiamo affrontato un bel dislivello. Tuttavia per me arrivare a Capo Nord è stato come arrivare a una qualsiasi meta, è stato il viaggio a essere qualcosa di speciale.
E il ritorno?
Siamo tornati in camper con le bici stipate come sardine. Ci abbiamo messo 5 giorni, in quel momento mi sono reso conto di quanta strada avevamo fatto.
C’è stato un luogo o un momento in cui hai pensato: “Ecco, per questo valeva la pena partire”?
Ci sono posti che sono rimasti nel cuore. La Germania prima di Berlino, con i suoi campi di grano e luppolo, mi ha colpito; e la Norvegia, che è incredibile.
Perché scegliere questa sfida?
Per il viaggio. Non è la meta che ti cambia, è il viaggio che ti dà qualcosa di incredibile: le tappe, l’arrivare sfiniti la sera, preparare il tavolino, mangiare tutti insieme.
Autrice: Anna Michelazzi