Studiare materie umanistiche: vicolo cieco o bussola? 

Attualità | 25/6/2026

Le discipline umanistiche sono un binario morto o hanno ancora un intrinseco valore? A Bolzano, la lacuna nell’offerta formativa di Unibz solleva dubbi non solo sulla strategia accademica, ma sulla percezione politica del valore delle lettere e della storia. È una questione di utilità, prima ancora che di cultura. Per capire cosa significhi studiare “controcorrente”, Federica, studentessa magistrale in Scienze Storiche che, per inseguire la sua strada, fa la pendolare verso Trento, ci racconta la sua esperienza.

Perché vale ancora la pena studiare materie umanistiche nel 2026?

È inevitabile non continuare a studiare materie umanistiche. In quanto esseri umani viviamo in una società e la società crea cultura. La cultura fa parte del bagaglio personale di ognuno di noi, sia in modo consapevole che inconsapevole. Scegliere un percorso di studi umanistico, significa essere più attenti alle dinamiche sociali, voler indagare gli aspetti umani, sociali, politici che riguardano le popolazioni. Proprio perchè siamo animali sociali, vale ancora la pena prendere questa strada.

Quali sono le tue prospettive e i tuoi obiettivi?

L’obiettivo è quella di continuare a lavorare in ambito culturale. Attualmente lavoro in biblioteca, ma la prospettiva è quella di entrare nel mondo dell’insegnamento.

Quali sono i vantaggi che secondo te una laurea umanistica dà a chi la sceglie? 

Il vantaggio principale è quello di fare propri gli strumenti per comprendere meglio il mondo e la società. In quanto studentessa di scienze storiche non posso non pensare che la storia renda consapevoli, ed è uno dei motivi per il quale è così importante studiarla. La consapevolezza può essere vista come uno strumento per comprendere meglio la realtà che ci circonda oltre a darci l’opportunità di dare avvio un cambiamento che verta al miglioramento della situazione sociale, per tutti.  

E la parte più difficile e complicata?

Studiare storia significa studiare anche argomenti che non sono particolarmente stimolanti o interessanti per me, ma è un “problema” comune a tutti i percorsi universitari.  Inoltre, essendo studentessa lavoratrice e devo ammettere che ci sono alcuni periodi dell’anno in cui faccio particolarmente fatica a conciliare il mondo dello studio con quello del lavoro. 

Quale pensi sia il futuro delle lauree umanistiche? 

Onestamente non so quale possa essere. Spero, però, che continuino a essere scelti. Abbiamo bisogno di persone che intraprendano questo tipo di percorso. La società ha bisogno di storici, di letterati, di archivisti, di curatori museali, di insegnanti: insomma di persone che si occupino di cultura. 

Quale vorresti fosse l’approccio nei confronti di queste discipline e di chi le sceglie? 

Mi piacerebbe che le materie umanistiche non venissero più vissute con noia. Il primo incontro con queste materie è alla scuola dell’obbligo e probabilmente molti studenti si sentono costretti ad imparare nozioni e concetti che ritengono inutili. Il fatto è che un approccio nozionistico non riflette la complessità della materia, dei processi e delle evoluzioni sia storiche, che artistiche, che letterarie. Scegliendo un percorso universitario umanistico si impara che queste materie non sono costituite da mere e aride nozioni, ma sono processi ricchi e complessi, che portano a quello che è oggi il mondo. Parlando specificatamente della storia: essa è ovunque e le scienze storiche hanno un grandissimo campo d’indagine. Credo che l’approccio nei loro confronti debba essere quello dell’apertura alla complessità.

Autrice: Anna Michelazzi

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