Le strade raccontano anche le donne?

Attualità | 11/6/2026

Quante donne sono ricordate nelle vie, nelle piazze e nei parchi di Bolzano? L’odonomastica — cioè l’insieme dei nomi delle strade — è una forma concreta di memoria pubblica: racconta chi una città sceglie di ricordare e chi, invece, resta ai margini. Ne parliamo con Marina Mascher, appassionata conoscitrice di storia bolzanina, guida turistica e componente del direttivo della Società Dante Alighieri, Comitato di Bolzano. Qualche tempo fa ha dedicato al tema una conferenza dal titolo eloquente: “Chi era costei?”.

Marina Mascher, che cosa ci raccontano i nomi delle strade? 

Molto più di quanto immaginiamo. Non sono solo indicazioni pratiche, ma una forma di memoria pubblica: dicono quali persone, eventi e valori una comunità ha scelto di ricordare. Per questo mi ha incuriosito capire quante donne fossero presenti nella toponomastica di Bolzano e, soprattutto, chi fossero.

Quante sono le intitolazioni femminili? 

Escludendo le sante e le intitolazioni religiose – Santa Giustina, Santa Maddalena, le Marcelline – ho individuato 26 donne. Possono sembrare poche, e lo sono. Eppure nel confronto nazionale Bolzano non se la cava male: sfiora il 13%, contro una media italiana che, secondo una ricerca del 2021 sui capoluoghi, si fermava attorno al 6,5%. In molte città, tolte sante e figure simboliche, i nomi femminili si contano sulle dita di una mano.

Chi sono le prime donne ricordate? 

La prima è Claudia de’ Medici, scelta comprensibile: a lei si lega la creazione del Magistrato mercantile, fondamentale per lo sviluppo economico della città. Poi bisogna aspettare il 1977, con Marie Curie – grande scienziata e prima donna a ricevere il Nobel, anzi due: quello per la fisica nel 1903 e quello per la chimica nel 1911. C’è anche un dettaglio che amo ricordare: noi la conosciamo con il cognome del marito, ma lei era Maria Skłodowska, nata a Varsavia.

Le altre intitolazioni sono più recenti?  

Sì, molte arrivano dal 2000 in poi. Spesso però non sono grandi vie centrali, ma passaggi, piazzette, parchi o strade nei quartieri nuovi, talvolta in zona industriale. Non conta solo il nome scelto: conta anche il luogo a cui viene dato.

Quali figure troviamo nella Bolzano di oggi?  

Scienziate, donne della politica locale, insegnanti, partigiane. E poi ci sono le figure legate al Lager nazista di Bolzano, in via Resia: un campo di concentramento e transito dal quale molte persone furono deportate verso i campi di sterminio. È giusto che alcune di quelle storie abbiano trovato un nome su una targa. Tra loro viene ricordata Ada Buffulini. C’è poi Olimpia Carpi, bambina vittima delle persecuzioni razziali, alla quale è dedicato un parco. Un altro nome che mi colpisce è Marcella Casagrande, uccisa nel 1985 dal serial killer Marco Bergamo, passato alla cronaca come il mostro di Bolzano. La sua piazzetta è attraversata ogni giorno da centinaia di persone, spesso senza sapere chi fosse.

C’è una scoperta che l’ha sorpresa di più, in questa ricognizione?  

Forse proprio questo: quante storie restano invisibili anche quando il nome è lì, sul muro. Le targhe stradali sono piccole lezioni di storia all’aperto, ma funzionano solo se qualcuno si ferma a leggerle. Intitolare una strada a una donna non cambia la storia, ma cambia il modo in cui la raccontiamo. Riconosce che anche le donne hanno contribuito alla vita della città, alla scienza, alla scuola, alla politica, alla resistenza civile. E invita chi passa a farsi una domanda semplice: chi era costei?

Autore: Till Antonio Mola

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