Da oltre 40 anni Claudio Maccagnan sostiene progetti educativi e sociali a Kipengere, in Tanzania. Dalle scuole all’assistenza sanitaria, il suo impegno coinvolge oggi circa 600 giovani, nel segno dell’eredità del missionario trentino (Baba) Camillo Calliari.
Per Claudio, l’Africa non è mai stata un’esperienza “da volontario di passaggio”, ma una scelta di vita. Oggi ha quasi ottant’anni e da oltre quarant’anni porta avanti progetti educativi e sociali nella missione di Kipengere, nella parte montuosa della Tanzania, ai piedi della catena del Livingstone, a oltre 2200 metri di altitudine.
Tutto è iniziato grazie agli alpini, di cui faceva parte. «Chi va in Africa spesso cambia continuamente posto, perché vuole vedere realtà nuove. Io invece ho sempre pensato che l’impegno lì fosse una cosa seria, non turistica. Quando trovi una comunità che ha bisogno, è giusto restare».
L’incontro decisivo fu quello con padre Camillo Calliari, missionario trentino della Val di Non, conosciuto da tutti come “Baba Camillo”, dove “Baba”, in swahili, significa “padre”. Claudio lo incontrò durante una festa degli alpini a Ruffrè. «Quando l’ho conosciuto mi ha colpito subito. Era un uomo con le mani piene di calli, un lavoratore vero. Ma soprattutto mi colpì il suo modo di parlare dell’Africa: non raccontava la fame o la miseria per fare compassione. Diceva sempre che c’era bisogno di lavorare, di istruire i giovani e dare loro la possibilità di restare nella propria terra». Da quel momento Claudio decise di partire. Doveva essere solo un periodo di ferie. Invece, dopo 42 anni, va ancora lì.
Negli anni il lavoro si è concentrato soprattutto sui giovani e sulla scuola. Prima una scuola di economia domestica per ragazze, ristrutturata da una situazione di estrema precarietà, poi una grande scuola di falegnameria composta da 16 fabbricati.
Non tutti i progetti però sono andati come sperato. «A un certo punto alcuni ragazzi tentarono di rubare i macchinari della falegnameria, fu una grande delusione. In Africa bisogna capire che non sempre le cose vanno subito bene». Nonostante le difficoltà, il lavoro non si è mai fermato. Nel tempo sono state ristrutturate 17 scuole elementari della missione, è stato creato un orfanotrofio e un centro per la cura dell’AIDS con dispensario medico e servizi sanitari.Alla morte di Baba Camillo, molti gruppi di volontari smisero di frequentare la missione. Claudio, invece, ha scelto di continuare. «Mi sono sentito ancora più responsabile. Ho lasciato anche gli alpini per dedicarmi completamente a questo progetto».
Oggi, insieme al nuovo parroco locale, porta avanti uno dei progetti più importanti: una grande scuola primaria dedicata proprio a Baba Camillo. Due anni fa gli studenti erano 48; oggi sono 272 e il centro potrà arrivare a ospitarne fino a 500. Accanto alla scuola si sta costruendo anche un’aula magna, che servirà sia per gli esami scolastici sia come spazio polifunzionale per tutta la comunità: incontri agricoli, riunioni delle associazioni locali e attività sociali.
Negli ultimi anni l’attenzione si è spostata anche sull’informatica. Sono nate due aule computer: una all’interno di una scuola secondaria con 16 postazioni e una più piccola nella scuola di economia domestica per ragazze. «Se vogliono continuare gli studi devono avere almeno una preparazione di base. Oggi anche lì il mondo sta cambiando».
Coordinare tutto dall’Italia non è semplice. Claudio però può contare sulla propria famiglia, la figlia è la vicepresidente dell’associazione, il genero segue la parte amministrativa e i nipoti partecipano attivamente ai progetti in Tanzania. L’associazione si sostiene soprattutto grazie alle offerte e ai mercatini dell’usato organizzati a Bolzano. «Abbiamo un magazzino dove raccogliamo gli oggetti donati dalla gente. Li sistemiamo e li rivendiamo a prezzi simbolici. Così riusciamo almeno a coprire le spese vive».
Negli anni, Claudio ha imparato anche un altro aspetto fondamentale della cooperazione. All’inizio regalava vestiti, penne e quaderni a tutti. Fu proprio Baba Camillo a fermarlo. «Una sera mi disse: “Tu pensi di fare del bene, ma così rischi solo di creare dipendenza”. Mi spiegò che una camicia lì vale quasi una settimana di lavoro. Da allora ho capito che aiutare non significa regalare tutto, ma creare opportunità».
Secondo Claudio, i cambiamenti nella zona di Kipengere oggi sono evidenti. «Quando arrivai la prima volta vedevo donne lavorare nei campi tutto il giorno mentre molti uomini passavano il tempo a bere, Oggi lavorano famiglie intere. Molti hanno terreni propri, mandano i figli a scuola e quasi tutte le case hanno il tetto in lamiera. Non c’è ricchezza, ma c’è dignità».
Uno dei temi che Claudio vorrebbe affrontare in futuro è quello delle persone disabili e aiuto agli anziani. «Sono rispettati dalle famiglie, ma spesso vivono in condizioni molto difficili, senza strutture adeguate».
Tra i nuovi progetti c’è anche una mostra dedicata ai giocattoli africani costruiti dai bambini con materiali di recupero: lattine, filo di ferro, pezzi raccolti nelle discariche. Claudio negli anni ne ha raccolti tantissimi e ha appena terminato l’allestimento della mostra. «Vorremmo presentarla nel mese di giugno con il Comune, poi portarla anche a Bronzolo, ad Ala e qui a Bolzano». L’obiettivo è coinvolgere soprattutto le scuole, invitando le classi delle elementari e delle medie a visitare l’esposizione.
La mostra ha un doppio scopo: raccontare l’Africa, ma anche sensibilizzare sul riciclo. «I bambini riescono a creare giochi incredibili con nulla». Alcuni carretti, costruiti a mano, vengono utilizzati anche per il lavoro quotidiano: possono trasportare fino a 500 o 600 chili di patate o mais.
Nonostante l’età e i problemi alle gambe, Claudio continua a partire almeno una volta all’anno per la Tanzania. Nei viaggi lo accompagna sempre, fin dall’inizio, sua moglie Nora. Uno dei suoi più collaboratori più stretti a Bolzano, è il figlio Marco, che lo aiuta sempre in tutta la parte di preparazione dei mercatini e di montaggi vari. «Muovermi negli aeroporti ormai è un peso per me, ma finché riesco continuo. Oggi, tra le scuole che abbiamo costruito o ristrutturato, gravitano attorno ai nostri progetti circa 600 ragazzi. È questo che mi dà la forza di andare avanti»
Progetto Africa 19-84 è una realtà che aderisce al progetto comunale Bolzano Mondo Comune.
Autrice: Dania Mosconi COOLtour