«Che Dio ti accolga con la stessa gioia con cui hai accolto me e la mia famiglia tante volte durante la Santa Messa». «Più che un sacerdote, è stato un padre per me». Sono solo due dei molti commenti apparsi sotto l’annuncio pubblicato dalla diocesi di Campo Limpo, nella periferia di San Paolo del Brasile. Don Pier Giorgio Bellucco, conosciuto soprattutto come «Baloo», si è spento il 2 giugno all’età di quasi novant’anni, dopo una vita vissuta da combattente. Allegro e scontroso, capace di slanci improvvisi e di tornare sui propri passi, seppe ogni volta ricominciare il cammino, costellato di ostacoli e di piccole e grandi gioie. Lui stesso portatore di gioia e di voglia di vivere, lui stesso, talvolta, pietra d’inciampo.
Nato a Merano nel 1936, Bellucco partì ancora adolescente per il seminario minore dei Carmelitani veneti e fu ordinato sacerdote a Venezia nel 1961. Nei primi anni svolse il suo ministero in diverse località italiane. Ma la sua vocazione era quella missionaria. Dopo due anni di preparazione a Vienna, partì per il Giappone, dove operò nella missione di Kanazawa-Minma e fu parroco a Komatsu. Le cronache carmelitane lo ricordano come «musico, fotografo, poliglotta».
Uscito dall’ordine, tornò a Merano nel 1980. Il vescovo Joseph Gargitter lo accolse nel clero diocesano di Bolzano-Bressanone. Furono due o tre anni brevi ma intensi, durante i quali si guadagnò il soprannome di «Baloo». Prete scout indimenticato, lasciò un ricordo vivo lungo le rive del Passirio: i suoi canti giapponesi, la macchina fotografica, la Cinquecento color crema, ma soprattutto il suo slancio nell’annunciare la Buona Notizia in ogni modo e con ogni mezzo. Con quello spirito indomito di cercatore di verità e difensore della giustizia.
Nel 1982 ripartì, dopo aver seminato fiori che altri avrebbero raccolto. Iniziò così la lunga avventura brasiliana, ricca delle esperienze più diverse: dal Paraná all’arcidiocesi di Uberaba, nel Minas Gerais, fino a Campo Limpo, dove dal 1994 fu parroco della comunità di Santa Teresa e San Giovanni della Croce a Embu das Artes.
La sua diocesi adottiva ricorda come Baloo sia stato «insegnante di musica e concertista, ma anche prete-operaio impegnato nella costruzione della propria parrocchia» e sottolinea che, «per la sua dedizione ai più poveri, ha ricevuto il titolo di cittadino onorario di Embu das Artes e la nomina a commendatore». Sono gli anni in cui il «musico poliglotta» compone canti — tra cui l’«Inno dei catechisti» e «Desperta, Campo Limpo!» — entrati stabilmente nel repertorio diocesano. Ancora dal Brasile: «Uomo di fede semplice e profonda, dall’inesauribile amore missionario, don Pier Giorgio ha lasciato scritto che la missione gli aveva insegnato tutto, soprattutto “ad amare e rispettare i fratelli poveri”. La sua testimonianza rimane un segno luminoso di donazione totale a Cristo e ai più bisognosi».
«Hai combattuto la buona battaglia», ha concluso il parroco di Santo Spirito, don Mario Gretter, tracciandone un ritratto vivido tra le colonne gotiche della chiesa nel giorno del funerale. Una battaglia combattuta soprattutto con se stesso dopo il rientro in Alto Adige, nel 2019, lontano dal suo mondo missionario. Fu ospite prima della Casa del Gesù di Cornaiano e poi di Fonti San Martino, a Quarazze, dove amava ripetere («L’unica cosa che non so fare è il pensionato…»).
«Il contributo di padre Pier alla nostra comunità è inestimabile», scrive Igor da Embu. «Il suo lavoro andava oltre i muri della chiesa e raggiungeva il cuore anche di chi non era cattolico. Sognava di essere sepolto qui, nella terra che ha curato con tanto amore e affetto. Purtroppo non ha potuto realizzare questo desiderio, ma certamente se ne va in pace, consapevole di tutto il bene che ha seminato. Grazie di tutto!».
Riposa ora nella sua Merano, che ha amato con nostalgia e cantato in ogni parte del mondo. Porta con sé gioie e amarezze, bellezza e contraddizioni, parole dette e non dette. Da oltre oceano, Vera lo saluta con le parole del Piccolo Principe: «O essencial é invisível aos olhos, e só se vê bem com o coração» («Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi»).
Autore: Paolo Bill Valente