L’intelligenza artificiale e gli stereotipi di genere

Attualità | 28/5/2026

La Libera Università di Bolzano pone una particolare attenzione all’Intelligenza Artificiale e alle sue declinazioni tecniche, etiche e sociali. Propone ad esempio corsi di formazione che mirano a fornire gli strumenti necessari alle imprese per rispondere con efficacia e tempestività alle sfide digitali, migliorando le competenze dei propri collaboratori, velocizzando i propri processi, approfondendo le conoscenze che permettano di modificare o implementare le proprie strategie per rimanere competitivi nel rispetto delle normative italiane ed europee. Sempre alla LUB insegna la professoressa Antonella de Angeli che si occupa di Intelligenza Artificiale partendo da un approccio sociale del tutto inaspettato,  nuovo e molto interessante. 

La professoressa Antonella De Angeli è docente ordinaria di ruolo di “Interazione Persona-Macchina” presso la LUB. Bolzano è per lei l’ennesima delle numerose stazioni del lungo viaggio di una studiosa di spessore. L’itinerario aveva preso avvio dopo il suo conseguimento del dottorato di ricerca in Psicologia Sperimentale presso l’Università di Trieste e dove aveva completato il percorso con una ricerca post-dottorale in Psicologia Cognitiva Applicata. 

Da lì in poi è stato un continuo trasferimento nelle Università più prestigiose inglesi e americane per le altrettanto numerose collaborazioni di successo da lei compiute. 

Professoressa De Angeli di cosa si occupa attualmente la Sua ricerca scientifica?

Mi interesso di intelligenza artificiale e genere. Ossia come le IA rappresentano il genere, e come veda rispettivamente le donne e gli uomini ma anche i transgender e le altre forme di identità sessuale. Gli studi approfonditi che sto conducendo ci dimostrano come l’IA veda la differenza di genere accogliendo tutti gli stereotipi e come invece non sappia ancora muoversi nelle differenze del variegato mondo identitario sessuale. Lo studio è condotto con il mio dottorando Federico Simeoni. 

Cosa emerge con forza?

Che gli algoritmi dell’intelligenza artificiale imparano da un gran numero di dati anche tratti dai social. Si tratta di costrutti stabili ma anche superati oltre che di livello intellettuale medio-basso. Così, se da un lato ha imparato e utilizza un linguaggio forbito e politicamente corretto, dall’altro emergono tutti gli stereotipi di genere afferenti ad una popolazione che ha sviluppato solo in parte conoscenze e approfondito valori etici. Il materiale riguardante il liquido mondo dell’identità sessuale non binaria che l’AI può processare è in realtà assai scarso e per questo motivo le sue risposte sono davvero limitate o addirittura errate.  Si tratta di uno specchio spietato della nostra società.  

Nei numerosi luoghi in cui ha lavorato, ha mai trovato intralci o veri e propri blocchi dovuti al fatto di essere donna? 

Fin dalla mia educazione data da un padre femminista ho potuto essere sempre me stessa e libera, ma intorno ai cinquant’anni mi sono resa conto solo una piccola parte di persone la pensavano così. 

Come si trova a Bolzano? 

La facoltà di ingegneria e in generale la LUB è un’ottima Università e con molto potenziale. Anzi, Bolzano stessa ha grandi potenzialità ma mi pare strangolata dalle complessità che caratterizzano questa terra. Guardando con oggettività, e scevri da polemiche d’ogni sorta, spesso vien fatto di constatare che tutto è molto complesso a causa del bi o trilinguismo che però è spesso solo sulla carta ma non nei fatti. Cioè non tutti gli interlocutori sono effettivamente bilingui o trilingui.  Certamente usare l’inglese come lingua franca nelle lezioni, nelle relazioni, nei convegni, è una ottima soluzione ed è anche una importante sollecitazione che stiamo operando nel territorio.  

Autrice: Rosanna Pruccoli

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