Nel 1945 l’Italia raggiunse finalmente un traguardo storico e a lungo inseguito: l’approvazione del suffragio femminile. Una conquista che coronava una lotta nata ben prima, fin dai primi passi dell’Unità d’Italia (1861).
Nel corso della seconda metà dell’Ottocento, petizioni e proposte di legge per i diritti delle donne si erano susseguite invano. All’inizio del Novecento il movimento crebbe d’intensità: a Milano nacquero l’Unione femminile nazionale (1899) e i primi Comitati pro suffragio (1904), mentre Maria Montessori lanciava il suo celebre proclama: “Donne tutte, sorgete!”, ricordando come nessuna legge vietasse esplicitamente alle donne l’accesso alle urne. Nel 1908, il Primo Congresso nazionale delle donne italiane a Roma mise nero su bianco la richiesta del suffragio alle stesse condizioni degli uomini. Con l’avvento del fascismo negli anni Venti, tuttavia, il movimento subì una brusca battuta d’arresto: le promesse di Mussolini sul voto amministrativo alle donne non furono mai mantenute e le organizzazioni emancipazioniste vennero sciolte.
Con la caduta del fascismo moltissime donne si unirono alla Resistenza e, dopo la Liberazione, forti di quell’esperienza, rivendicarono la piena cittadinanza politica. Tra il 1944 e il 1945 l’Unione Donne Italiane e il Comitato pro-voto mobilitarono i partiti fino a ottenere, il 30 gennaio 1945, il decreto del governo Bonomi che riconosceva il diritto di voto alle donne sopra i 21 anni. Nel marzo 1946 arrivò anche l’eleggibilità: nello stesso mese, le italiane votarono per la prima volta alle elezioni amministrative, portando nei consigli comunali circa 2.000 donne.
Il 2 giugno 1946 le donne italiane votarono per il referendum istituzionale tra Monarchia e Repubblica e per l’elezione dell’Assemblea Costituente. L’affluenza femminile superò l’89% e vennero elette 21 donne alla Costituente. Tra i banchi della Costituente sedeva anche la trentina Elsa Conci, figura chiave per la nostra regione, fortemente impegnata nella difesa della tutela altoatesina. Fu proprio quell’Assemblea ad approvare, nel 1948, il primo Statuto di autonomia per le province di Bolzano e Trento.
Nel panorama nazionale emerge però un’eccezione significativa: quella dell’Alto Adige. La nostra provincia, infatti, non partecipò al referendum del 1946 poiché era ancora considerata un territorio conteso, in attesa della definizione dei trattati di pace. A questa eccezione si aggiunse un’ulteriore particolarità: la Bassa Atesina risultava ancora appartenente alla Provincia di Trento secondo i confini del 1927. Per questo motivo poté partecipare al referendum istituzionale, ma non all’elezione dell’Assemblea Costituente.
La particolare situazione internazionale sudtirolese costrinse le donne altoatesine ad attendere il 18 aprile 1948, data delle prime elezioni del Parlamento repubblicano, per poter finalmente recarsi alle urne e diventare cittadine a pieno titolo.
Questo anniversario ci ricorda che la libertà non è mai un dato acquisito una volta per tutte e che il voto non va percepito come un diritto e un dovere scontato. Votare significa esercitare la propria libertà e partecipare alla vita pubblica del Paese. Come suggeriscono le etimologie stesse delle parole: “Repubblica” – dal latino res publica, cioè “cosa pubblica” – e “politica” – dal greco politikós, termine che indica ciò che è “civico” e “sociale”, derivato da polis, la comunità dei cittadini — siamo chiamati a partecipare perché essa riguarda ciascuno di noi e il futuro che abbiamo davanti, anche in nome di chi ha lottato in passato. Possiamo votare perché siamo liberi, ma non dimentichiamo che siamo liberi anche perché votiamo.
Autrice: Anna Michelazzi