Il 13 maggio al NOI Techpark di Bolzano sono stati consegnati i premi “Prestazione d’eccellenza 2026”: 21 persone, otto progetti e un progetto transfrontaliero. Sport, musica, inclusione, digitale, pace. Un ritaglio di quello che succede, in silenzio, in questo territorio. Tra le premiate c’è anche Giulia Salvi, responsabile regionale AGESCI per il Trentino-Alto Adige, riconosciuta per il volontariato giovanile. L’abbiamo incontrata per capire cosa c’è dietro un premio come questo. E soprattutto cosa c’è dietro una scelta come la sua.
L’INTERVISTA
Giulia, come ci si avvicina al mondo dello scautismo? Com’è andata per te?
Al mondo dello scautismo ci si avvicina per conoscenza: familiare, di quartiere, di parrocchia. Perché lo si è stati da piccoli e i genitori cercano un gruppo anche se si trasferiscono. Perché i compagni di classe lo fanno, o i fratelli dei compagni. Per me è andata che una buona parte dei miei cugini era scout, alcuni già capi. E ricordo bene una mia cugina, Federica, che a un certo punto mi dice: “Allora ti metto in lista.” Ed è andata così.
E come si finisce per diventare responsabile regionale?
Dando la propria disponibilità. Ma prima bisogna avere dimestichezza con le strutture associative, aver già prestato servizio in qualche ruolo da quadro. Io avevo fatto l’incaricata regionale per la fascia di età 16-21 anni, quindi conoscevo un po’ le dinamiche. C’era bisogno di qualcuno che ricoprisse questa carica, e io ho detto sì.
Che cosa insegna il metodo scout che difficilmente si trova altrove?
La capacità di progettarsi. Di ragionare su sé stessi, sulla propria crescita in un’ottica progettuale. E poi lo stare insieme, il vincere insieme, il non dover primeggiare come singoli. L’idea che l’importante è partecipare e fare a propria parte. Che si può anche non essere al top, che si può (o si deve!) sbagliare per imparare dai propri sbagli. Che possiamo perderla una partita ogni tanto, e che non è poi una tragedia.
Guidare una realtà come l’AGESCI regionale significa fare i conti con territori diversi tra loro, ognuno con le proprie particolarità. Come si lavora su questa eterogeneità?
Sono onestamente nuova in questo ruolo, e quindi non lo so ancora troppo bene come si fa. Credo che prima di tutto bisogna conoscere le realtà in cui si è. Nel lavoro con i gruppi locali, già solo fare attenzione alle peculiarità significa accorgersi che nella nostra regione ci sono due calendari scolastici diversi. E poi credo che la chiave sia entrare in relazione con le istituzioni, farsi conoscere, fare in modo che abbiano i propri contatti. In provincia di Trento, dove abbiamo anche la sede legale, ci riesce meglio. Qui in Alto Adige sono conosciuti i singoli gruppi, ma forse facciamo più fatica a interfacciarci come associazione regionale. Ci vogliamo e dobbiamo lavorare.
Perché una società come quella di oggi ha ancora bisogno del volontariato, della gratuità?
Perché viviamo in una società sempre più individualista, ma la forza per superare le problematiche sta nel noi, non nell’io. “Nessuno si salva da solo”. E nessuno si salva a pagamento. Riconoscere che è importante aiutare la comunità, che il bene comune senza comunità non si realizza: questo è fondamentale. E lo scautismo lo porta dentro, questo: lo stare insieme, la fraternità internazionale, la pace…
In controtendenza rispetto al mondo là fuori in cui… si bisticcia parecchio…
Già. Per noi è centrare educare cittadine e cittadini del mondo capaci di disinnescare, invece che di innescare, capaci di accogliere, e a utilizzare un linguaggio nonviolento.
Guardando ai prossimi anni, su cosa vorresti puntare come responsabile regionale?
Vorrei riuscire a farci conoscere di più in Alto Adige e a collaborare di più con gli altri gruppi del territorio, soprattutto con quelli di lingua tedesca, ma anche con CNGEI e FSE (le altre associazioni scout presenti sul territorio regionale).
Il premio che hai ricevuto parla di “prestazione d’eccellenza”. Ti considereresti un’eccezione?
Assolutamente no e non mi sento nemmeno un’eccellenza. Mi sento una persona che prende molto seriamente gli impegni. Se mi sono impegnata in qualcosa, non lo metto mai in secondo piano. E ci metto passione, perché il metodo educativo scout è una cosa in cui credo davvero, credo nell’educare le nuove generazioni con uno sguardo aperto. Se restiamo sempre fatti così, non andiamo da nessuna parte. Quindi no, non mi sento un’eccezione. Mi faccio entusiasmare, mi faccio coinvolgere, e sono arrivata a fare la responsabile regionale. Ma sono semplicemente una che prende gli impegni sul serio.
Insieme a Giulia, la cerimonia ha premiato dall’Alto Adige Alexandra Felderer (Katholische Jungschar), Fabian Haas (Società Calcistica Ora), Jacqueline Kneissl (Centro giovanile Parcines INSIDE EO) e Christian Mair (Blindenapostolat). Tra i progetti: il coro giovanile Kyrios di Badia, che da oltre cinquant’anni unisce qualità musicale e comunità intergenerazionale; DUNG VFG di Bolzano, che lavora per far riconoscere il gaming come forma di cultura e formazione, promuovendo un rapporto consapevole con i media digitali; e “8-13 Peace & CRI” della Croce Rossa, che trasmette a bambini e ragazzi valori come solidarietà, responsabilità e cittadinanza attiva. Come progetto transfrontaliero è stata premiata l’EuregioYoungJury del Filmclub Bolzano, che riunisce giovani da Tirolo, Alto Adige e Trentino per guardare film, discuterli e assegnare insieme un premio. Storie diverse, ambiti diversi, un filo comune: qualcuno che ha deciso di esserci e fare la propria parte.
Autore: Marco Valente