Bolzano è l’inizio di molte storie diverse. Questo format raccoglie e racconta i percorsi di bolzanini che hanno scelto di vivere altrove, seguendone le traiettorie nel mondo. Oggi il protagonista delle nostre storie è Daniel, che da Bolzano si è trasferito nella campagna umbra.
Daniel, classe 2000, è l’antieroe di cui abbiamo tutti bisogno, l’anti-FOMO (paura di essere tagliati fuori) per antonomasia, il rifuggitore di like e dell’iperconnessione, il vero rivoluzionario — sebbene sono certa che lui non si definirebbe così — dei nostri tempi.
Daniel quattro anni fa ha preso in mano quel set di carte da giocare che gli hanno messo in mano a scuola a Bolzano — università, tirocinio, stage, lavoro (forse), casa (ancora più in forse) — le ha guardate di sbieco, se le è messe in tasca e se n’è andato. A fare tutt’altro, si capisce.
Daniel adesso vive nell’entroterra umbro, in una casa in mezzo alla campagna, a pochi chilometri da un paese di 7.000 abitanti.
Fermi tutti però: questo non è il classico articolo della serie “Uomo di 25 anni lascia il lavoro e va a ristrutturare un casolare nel bosco, ora è felice”. Daniel non ha scelto questa strada per un nostalgico anelito per i bei tempi andati in cui si zappava la terra e si stava meglio perché si stava peggio. È molto schietto su questo punto: “Io a scuola ero una pippa. Bocciato due volte, cambiato scuola quattro.
Ci ho provato all’inizio a fare l’università, ma semplicemente non funzionava per me”.
A questo punto Daniel si è confrontato con sé stesso in una seduta di onestà radicale e si è chiesto: ma io cosa so fare? A me cosa piace veramente?
La risposta era chiarissima: la musica. Farla, comporla, costruire l’architettura sonora dietro alle scene dei film, essere l’alchimista che con la tecnica e con l’immaginazione distilla ciò che fa scaturire nello spettatore l’emozione, il pianto, la paura, il pathos.
“Il mio idolo? Miyazaki. Io sono partito con l’idea di fare quella cosa lì. Facevo già musica per conto mio, dovevo solo acquisire il set di skill giusto: imparare a usare i DAW (software per produrre musica), lavorare con le librerie orchestrali, capire il sound design, il mixing, il mastering”.
E allora Daniel è partito alla volta di Roma, città eterna del cinema e della cacio e pepe, alla ricerca di compagni, di collaboratori, del network per realizzare il suo sogno. Roma però è pur sempre la capitale del nostro Paese, e come tale non può che esserne capofila nelle sue logiche e nelle sue contraddizioni: le produzioni passano sempre dalle stesse quattro scrivanie, il lavoro va all’amico dell’amico che è anche suo cugino, la commissione al figlio di, al nipote di, al figlio del nipote di. Non avendo trovato ciò che cercava, il Nostro, dopo un primo inevitabile momento di sconforto, si è rimboccato le maniche e si è addentrato nel mondo dell’online — annunci di lavoro, commissioni da remoto, e forse l’ultimo avamposto rimasto della meritocrazia (per chi non ha la fortuna di essere “figlio di”, si capisce).
“Alla fine ho capito che non c’era solo il cinema — beninteso, quello rimane sempre il grande sogno-. Tutto ciò che ci circonda, da Instagram alla radio, dalle pubblicità alla televisione, è fatto in gran parte di musica. E allora dovevo partire da lì”.
Il cerchio si chiude: Daniel adesso vive della sua passione, compone musica per documentari, per video YouTube, per pubblicità e per cortometraggi, e lo fa dalla sua casa in campagna, dove vive con la sua ragazza in una quotidianità fatta di “caffè, passeggiate, mercati di paese e composizione”.
“Ho iniziato solo tre anni fa, mi considero ancora agli inizi. So che sono stato fortunato, ma so anche che il mio percorso è stato ed è frutto di una scelta fondamentale: quella di essere stato onesto con me stesso fin dall’inizio”.
Autrice: Giulia Artemisia Buonerba