Tra i vigneti di via Novacella, la mostra “West Side History” racconta la trasformazione della parte ovest di Bolzano. Allestita al centro comunitario Maria Heim, l’iniziativa è organizzata dalla Fondazione Castelli di Bolzano in collaborazione con il centro e riunisce cartoline storiche, fotografie e testimonianze per ripercorrere il passaggio del rione Novacella da area agricola e paludosa a quartiere densamente abitato. La mostra è a ingresso gratuito. Ne abbiamo parlato con le curatrici Anna Bernardo e Tanja Cassitti.
Come nasce la mostra “West Side History”?
Anna Bernardo – Il progetto nasce dalla collezione di cartoline storiche conservata dalla Fondazione Castelli di Bolzano, grazie alla quale abbiamo testimonianza dei cambiamenti della città dalla fine dell’Ottocento al Novecento. Dopo aver catalogato questo materiale, abbiamo deciso di costruire mostre dedicate ai diversi quartieri. Con “West Side History” ci siamo concentrate sul rione Novacella, un’area che fino ai primi del Novecento era quasi interamente occupata da vigneti e che oggi è uno dei quartieri più popolati della città. La mostra segue proprio questa trasformazione.
Nella mostra i masi rappresentano un punto di partenza fondamentale. Perché?
Tanja Cassitti – Per secoli questo territorio è rimasto marginale. Nel Medioevo era in gran parte una zona paludosa e sabbiosa, poco adatta agli insediamenti. Solo dopo le bonifiche, a partire dal Seicento, si è cominciato a costruire e a coltivare. Tra Seicento e Ottocento sono sorti diversi masi, quasi sempre circondati da vigneti. Un luogo importante era Maria Heim, con il vigneto ancora oggi di proprietà del monastero di Novacella di Bressanone, che in quest’area coltivava il Lagrein. Questa è la prima tappa del percorso espositivo.
La mostra però non si ferma alla dimensione agricola. Qual è il passaggio successivo?
Tanja Cassitti – Dopo la parte dedicata ai masi, il racconto entra nel Novecento e nella stagione della grande trasformazione urbanistica. Un momento decisivo è la costruzione del rione Littorio, nell’area dell’attuale piazza Matteotti, avviata a metà degli anni Trenta e collegata allo sviluppo della zona industriale. Da lì cambia radicalmente il volto di quest’area della città.
Quali aspetti di quel cambiamento avete voluto mettere in evidenza?
Anna Bernardo – Ci interessava raccontare non solo l’espansione edilizia, ma anche la vita quotidiana delle persone arrivate qui per lavorare nelle fabbriche. Con il rione Littorio si insediano molte famiglie operaie e, attraverso fotografie e documenti, emerge un cambiamento che riguarda insieme il paesaggio urbano e quello sociale.
Il percorso arriva poi al dopoguerra. Che cosa succede in quegli anni?
Anna Bernardo – Nel dopoguerra Bolzano conosce un forte boom demografico e il quartiere cresce rapidamente. Nascono scuole e servizi, anche per rispondere ai danni lasciati dai bombardamenti: tra i nuovi poli ci sono le scuole medie Ugo Foscolo e la primaria Manzoni. Si sviluppano anche i luoghi della comunità, come il Teatro Cristallo, le sale cinematografiche e lo stesso Maria Heim, che diventa un importante punto di ritrovo. La mostra segue così il passaggio da periferia agricola a quartiere vissuto e riconoscibile.
Autore: Till Antonio Mola