I 30 anni di esperienza della bottega Le Formiche – Die Ameisen, oggi Bottega del mondo Mandacarù. Monica Gamper coordinatrice della Bottega del mondo Mandacarù racconta l’impegno nel commercio equo in occasione dei trent’anni di attività nel quartiere Don Bosco.
Com’è nata la bottega e qual era la sua sfida 30 anni fa?
Tutto è nato da un gruppo di amici uniti da un ideale: non c’è pace senza giustizia sociale. Hanno iniziato con dei semplici mercatini insieme ad Altromercato, sperimentando un’economia che mettesse al centro persone e ambiente. Nel 1996 sono stati pionieri a Don Bosco aprendo la prima bottega: in quel periodo nel quartiere nessuno conosceva il commercio equo e la sfida era vendere per autosostenersi e, soprattutto, raccontare. Io sono subentrata nel 1998 come coordinatrice per gestire un progetto nato interamente dal volontariato: un’esperienza straordinaria fatta di ideali e profonda generosità.
Qual è il simbolo di questo trentennio?
Le produttrici del Bangladesh che, quando hanno cominciato a collaborare con noi, vivevano in condizioni di sfruttamento e sottomissione. Grazie al commercio equo, queste artigiane sono riuscite progressivamente a cambiare le cose senza stravolgerle. I primi guadagni e il primo reddito hanno cambiato la loro immagine agli occhi degli uomini, della famiglia e della comunità. Hanno iniziato a lavorare insieme, a parlare e a incontrarsi. Sono arrivati l’istruzione, i corsi di formazione del commercio equo e la capacità di ragionare sui propri diritti. Per i progetti nati negli anni ’80, dopo quarant’anni, la scena è questa: una donna anziana, tra le prime ad aderire, viene accompagnata dalla figlia laureata che ora aiuta nella gestione della cooperativa. Sono trasformazioni sociali che prima erano inesistenti: nel tempo sono diventate lavoratrici con diritti, socialmente accettate, grazie alle quali le figlie e i figli possono studiare e diventare rappresentati delle cooperative anche grazie alle borse di studio del commercio equo. È una rivoluzione silenziosa che avanza pacifica e permette in pratica a migliaia di persone di trasformare le proprie vite e intere comunità.
Commercio equo: è più dura oggi la sfida culturale?
È molto più difficile. Viviamo il paradosso di chi lavora con trasparenza da trent’anni, ma deve difendersi dalla disinformazione. Spesso siamo oscurati dal marketing delle grandi aziende, ma la nostra forza resta il racconto. Invitiamo le persone a non fermarsi agli slogan e ad approfondire – ad esempio sul sito di Altromercato – perché solo entrando nello specifico si può smontare il pregiudizio e capire il valore reale del nostro lavoro.
Che messaggio vuole lasciare alla comunità?
Festeggiamo 30 anni di lavoro e passione, un traguardo possibile solo grazie ai nostri volontari e clienti. È una meraviglia vedere quanto sia sentito questo servizio e quanta devozione ci sia. La nostra festa è dedicata ai nostri produttori palestinesi, che da 30 anni lavorano per la pace. È un’occasione per raccontarci e dire grazie. L’esperienza di Don Bosco è un bell’esempio di come l’impegno di persone che si riuniscono per fare qualcosa di significativo sia un modello da proporre ancora. C’è bisogno di ritrovare queste dinamiche, di sentirsi chiamati in causa personalmente per migliorare le cose.
Autrice: Anna Michelazzi