Julius Perathoner è ricordato come il sindaco modernizzatore di Bolzano: durante la sua lunga amministrazione — dal 1895 al 1922 — la città crebbe, cambiò volto e conobbe importanti innovazioni e opere pubbliche. Tra queste il tram, il Ponte Talvera, la Wassermauerpromenade, le funivie intorno a Bolzano, le scuole Goethe e l’edificio dell’odierna Scuola Dante. Ma anche il Municipio, il Museo Civico e il Teatro Civico. La sua vicenda politica si concluse bruscamente nel 1922, con l’assalto fascista al municipio. Ne abbiamo parlato con Hannes Obermair, storico, senior researcher di Eurac Research ed ex direttore dell’Archivio storico della Città di Bolzano.
Julius Perathoner è stato una figura chiave della Bolzano di allora, ma le sue tracce restano anche della città di oggi. In che modo ha lasciato il segno?
Julius Perathoner è una figura fondamentale per capire la Bolzano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Ha lasciato il segno soprattutto nell’urbanizzazione, nell’arredo urbano e nella modernizzazione complessiva della città.
Durante i suoi oltre vent’anni da sindaco, Bolzano conobbe anche un forte aumento della popolazione.
Sì, possiamo parlare di una vera evoluzione demografica durante quella che potremmo chiamare “l’età Perathoner”. Tra il 1870 e il 1910 la popolazione cittadina raddoppiò, ancora prima dell’inglobamento di Dodiciville.
È un dato importante, perché indica il decollo di Bolzano rispetto al periodo precedente, quando la città era sostanzialmente ferma sulle proprie posizioni. Con Perathoner tutto questo cambiò.
Con Perathoner arrivarono anche l’elettricità e il tram, che collegava il centro con Gries e verso sud, fino alla zona Vurza/Pineta di Laives. Chi abitava quelle zone?
A San Giacomo, a Oltrisarco e nelle zone al di là dell’Isarco abitavano proprietari terrieri, contadini, manodopera e anche una parte importante di popolazione di lingua italiana, soprattutto di origine trentina. Prima della Prima guerra mondiale si stimava che questa componente arrivasse a più del 10 per cento della popolazione bolzanina.
Una fetta importante, quindi.
Sì, ed è osservando questa popolazione che si può misurare l’azione ideologico-politica di Perathoner. Erano persone che magari non si sentivano italiane in senso nazionale, ma piuttosto trentine. Erano comunque italofone e non godevano di una vera parità. Non avevano scuole in lingua italiana e – per esempio – davanti al tribunale di Bolzano l’italiano non veniva usato: i processi si svolgevano esclusivamente in tedesco. Qui si capisce quanto fosse forte la lotta simbolica sulla lingua. Perathoner incarnava questa fase storica, nella quale Bolzano diventò una sorta di laboratorio del nazionale.
La sua posizione era anche una risposta ai movimenti irredentisti di Trento e Trieste? Una difesa della patria tedesca?
Certo. Dal punto di vista di Perathoner e dell’élite che lo circondava, Bolzano era una città tedesca e tale doveva rimanere. Questo avveniva in contrasto con la Trento italiana e con il nuovo Stato italiano nato con il Risorgimento, percepito come un pericolo per l’integrità nazionale dei territori a sud del Brennero. Perathoner fu sindaco dal 1895 al 1922: la sua figura è quindi una chiave di lettura molto utile per comprendere le contraddizioni della storia cittadina e regionale.
Parliamo allora della modernizzazione e della spinta innovatrice della sua amministrazione.
L’elettricità fu uno degli elementi chiave della modernizzazione di Bolzano. Perathoner agì in sintonia con il sindaco di Merano e insieme fondarono l’azienda elettrica dell’epoca, la Etschwerke, oggi confluita in Alperia. L’obiettivo era sostituire l’illuminazione a gas con l’uso sistematico dell’energia idroelettrica. Per farlo vennero costruite centrali elettriche che diventarono la base concreta del progetto. Già nel discorso inaugurale di Perathoner del 1895 si trovavano gli elementi principali della sua futura azione politica: l’elettricità aveva una funzione chiave nel suo programma e negli anni successivi venne messa in pratica.
Lei parla di questa sua progettualità. Perathoner doveva sentirsi anche molto forte politicamente: fu eletto più volte sindaco di Bolzano.
Sì, venne eletto più volte, ma il sistema elettorale era molto diverso da quello attuale. Il diritto di voto era ristretto a un gruppo limitato di cittadini abbienti, i cui interessi erano rappresentati dall’élite cittadina del tempo. Attorno a Perathoner agiva un gruppo dirigente composto solo da uomini: il vicesindaco, il segretario generale e altre figure dell’amministrazione. Era un’élite che faceva dell’azione quotidiana il proprio progetto: case, scuole, linee di comunicazione, tram e funivie. Erano fieri della loro professionalità. Perathoner, per esempio, si faceva sempre chiamare “dottor Julius Perathoner”: era avvocato e apparteneva a una sorta di nobiltà borghese, legittimata dal sapere, dalla progettualità e dall’azione politica.
Non possiamo non parlare del Teatro Civico, quello successivamente distrutto dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.
Il Teatro Civico di Bolzano fu uno dei simboli più importanti dell’azione di Perathoner. I lavori iniziarono nel 1913, appena un anno prima dello scoppio della Prima guerra mondiale. L’edificio venne affidato a Max Littmann, architetto di Monaco di Baviera, città che rappresentava un punto di riferimento culturale per Perathoner e per l’élite bolzanina dell’epoca. Il teatro, costruito in stile neorinascimentale e oggi non più esistente, recava la scritta “Der deutschen Kunst”, cioè “All’arte tedesca”. Anche in questo caso l’opera pubblica aveva un forte significato identitario. Il teatro venne inaugurato nel 1917, in piena guerra. Dopo l’annessione dell’Alto Adige all’Italia e con l’avvento del fascismo, fu progressivamente italianizzato e divenne uno dei luoghi in cui si riflettevano le tensioni nazionali della città. La storia del teatro si concluse con la distruzione durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Anche per questo il Teatro Civico resta un simbolo della Bolzano del primo Novecento: moderna e ambiziosa, ma attraversata da profondi conflitti politici, culturali e nazionali.
Autore: Till Antonio Mola