La trentanovesima edizione del Bolzano Film Festival Bozen ha preso il via il 10 aprile e proseguirà fino al 19. Quando questo numero del giornale arriva ai lettori, il festival è dunque già cominciato, riportando il cinema al centro della vita culturale cittadina. Promosso dal Filmclub di Bolzano, il festival si conferma non soltanto come una rassegna di proiezioni, ma come un luogo di incontro e confronto tra culture, linguaggi e sensibilità diverse. Non a caso, il Filmclub si rivolge da sempre sia al pubblico di lingua tedesca sia a quello di lingua italiana. Ne abbiamo parlato con Luigi Loddi, presidente del Filmclub.
Che cosa rappresenta oggi il Bolzano Film Festival Bozen nel panorama culturale cittadino?
Direi che un festival è qualcosa di più di un cinema e di più di una rassegna di film. C’è un’atmosfera particolare, ed è proprio questa dimensione che cerchiamo di offrire al pubblico. Non solo la visione dei film, quindi, ma un’esperienza culturale più ampia, fatta di incontri, curiosità e scoperte. In questo senso c’è anche un investimento concreto che il Filmclub ha scelto di fare: rendere i film stranieri più facilmente fruibili attraverso una sottotitolazione apposita durante le proiezioni. Non si tratta di sottotitoli già inseriti nel film, ma di testi proiettati separatamente sotto lo schermo, pensati appositamente per accompagnare la visione.
Quanto contano lingua e identità culturale nella vitalità di una cinematografia?
Contano molto. Lo vediamo bene, per esempio, in Catalogna, dove c’è una lingua diversa da quella spagnola e dove esistono grandi temi di identità politica e culturale. Questa situazione genera anche creatività. Non a caso, anche in questa edizione del festival abbiamo voluto guardare a quella realtà. A Barcellona c’è un’incredibile varietà di scuole di cinema molto apprezzate, e l’offerta di registi e registe è eccezionale. È proprio un fatto della loro cultura.
Questa relazione tra cinema, lingua e identità culturale vale anche per un territorio come l’Alto Adige?
Io credo di sì. In territori dove convivono lingue, culture e sensibilità diverse, il cinema può diventare uno strumento molto forte di espressione e di racconto. Anche per questo un festival come il nostro ha un significato che va oltre la semplice programmazione dei film.
Una delle novità di questa edizione è il coinvolgimento del Teatro Cristallo. Che significato ha questa scelta?
Io non lo percepisco come una sala in più, ma come un altro luogo. La collaborazione con la direzione del Cristallo è stata ottima e affrontiamo con molta gioia questo progetto. Se andrà bene, intendiamo allargarlo nei prossimi anni. Abbiamo pensato di poter portare l’atmosfera del festival, che è sempre molto particolare, in un’altra parte della città.
Questa collaborazione ha anche un valore simbolico?
Sì, perché il Filmclub è storicamente radicato nel cuore di Bolzano, con le sue tre sale di via Dr. Streiter, mentre il Teatro Cristallo ci permette di portare il festival anche in un’altra parte della città, oltre il Talvera. È un modo per allargare la presenza del festival e incontrare anche altri pubblici.
In chiusura, qualche informazione pratica per chi volesse seguire il festival?
La mole delle informazioni è grandissima: il programma, gli aspetti organizzativi, gli abbonamenti. Per questo inviterei tutti ad andare sul sito del Bolzano Film Festival Bozen, dove si trovano in dettaglio tutte le informazioni.
Il festival si è aperto con il film inaugurale del regista sudtirolese Andreas Pichler e prosegue fino al 19 aprile, con la premiazione prevista nel fine settimana finale e una giornata conclusiva dedicata ai film vincitori.
Per maggiori informazioni:
www.filmfestival.bz.it
Autore: Till Antonio Mola