Pietre d’inciampo: incontriamo per strada la nostra memoria

Attualità | 2/4/2026

Un progetto artistico e civile che attraversa l’Europa e che anche a Bolzano ha trovato spazio tra le vie della città. Le Pietre d’inciampo (dal tedesco Stolpersteine) sono piccoli segni nel tessuto urbano che ricordano le vittime della Shoah, riportando alla luce storie che si voleva cancellare. A Bolzano furono posate nel 2015, in occasione del settantesimo anniversario della liberazione dal nazifascismo, anche grazie al lavoro dello storico Hannes Obermair, oggi senior researcher all’Eurac e all’epoca direttore dell’Archivio storico comunale. Lo abbiamo intervistato.

Cosa sono le Pietre d’inciampo?

Le pietre d’inciampo sono un progetto di un artista tedesco, Gunter Demnig. Consistono in cubetti di dieci per dieci centimetri in cemento, con sopra una lastra in ottone sulla quale è impresso il nome delle vittime della Shoah, con le date essenziali della loro vita, della deportazione e, quando si sa, della morte.

Qual è l’elemento più significativo di questo progetto?

Sono posizionate davanti all’ultima dimora liberamente scelta dalle vittime, prima che queste persone venissero sradicate da quella che fino ad allora era la loro vita normale. È questo forse l’elemento più toccante: non ricordano solo la morte, ma la vita quotidiana che le vittime conducevano, la loro dimensione civile, le relazioni, la casa. Tutto ciò che è stato poi annientato dalla persecuzione nazista.

Si tratta quindi di un percorso della memoria?

Assolutamente sì. È un percorso memoriale disseminato nella città, anzi nelle città: oggi in tutta Europa ce ne sono decine di migliaia. È un enorme museo a cielo aperto, tu cammini, sei in città, e puoi vedere queste pietre che luccicano.

Perché si parla di “inciampo”?

Non si inciampa fisicamente, ma con la mente. Ti fermi, ti abbassi, idealmente ti inchini. Questo è il senso: rendere onore a una biografia che si voleva finisse nell’oblio. È una forma di ricordo, una sorta di “resurrezione” di storie scomparse, spesso senza neanche una tomba.

Quali informazioni riportano le pietre?

Ci sono il nome, la data di deportazione, il luogo – per esempio Auschwitz o Mauthausen – e la data di morte, quando è nota. Sono dati essenziali, ma dietro c’è un grande lavoro di ricerca: bisogna incrociare diverse fonti, come gli archivi dei campi di concentramento o il database di Yad Vashem. Spesso i dati sono lacunosi, quindi serve grande attenzione.

Quando sono state posate a Bolzano?

Nel 2015, per il settantesimo anniversario della liberazione. In quell’occasione, quando ero direttore dell’Archivio storico, abbiamo posato quindici pietre insieme a Gunter Demnig. È stato un momento importante anche perché lui, quando può, partecipa personalmente.

Demnig realizza ancora le pietre?

Sì, è un progetto artistico e lui ne detiene il copyright. Quando possibile, accompagna la posa: è un artista molto “materiale”, interviene direttamente nello spazio urbano, con un gesto concreto.

Esiste un archivio delle Pietre d’inciampo?

Sì, oltre al suo archivio, c’è anche un grande lavoro collettivo, ad esempio su Wikipedia, dove sono raccolte le pietre con fotografie e biografie. Ci sono anche quelle dell’Alto Adige, da Bolzano a Merano, fino a Ora e Tires».

In definitiva si tratta Un museo diffuso, discreto ma capace di interrogare chiunque passi. Le Pietre d’inciampo non impongono la memoria: la fanno emergere, all’improvviso, sotto i piedi e nello sguardo di chi si ferma.

Autore: Till Antonio Mola

Rubriche

Editoriale

Virtù

Seguendo i media e social network, oltre che osservando i nostri comportamenti nella vita di tutt...

Mostra altri
Editoriale
Senza Confini

Seconde generazioni. Il protagonismo che cresce ai margini

Nel dibattito pubblico, locale e nazionale, i giovani di origine immigrata vengono spesso raccont...

Mostra altri
Senza Confini
La Scena Musicale

Dischi (liquidi) per l’estate

Torna l’estate, tornano i bollori africani, e insieme tornano i singoli estivi. Il titolo di torm...

Mostra altri
La Scena Musicale
#qui_foodstories

Anatra in padella con agrumi ed erbe aromatiche

Ingredienti anatra1 limone1 arancia1 mazzetto erbe aromatiche1 spicchio agliosale grossopepe nero...

Mostra altri
#qui_foodstories
Racconti dalla Bassa

Quando i primi cacciatori risalirono la valle dell’Adige

La storia della nostra valle non inizia con i Romani, con i castelli medievali o con i campanili ...

Mostra altri
Racconti dalla Bassa

Heinz von Perckhammer, ovvero il fotografo della luce di ...

Heinz von Perckhammer è stato definito “il fotografo della luce di donna”. Nato a Merano nel 1895...

Mostra altri
Balconorto

Gute Reise, Mirco!

Chi si ricorda del tomo scolastico “Gute Reise, Mirco!”? Nel testo, usatissimo dalla fine degli a...

Mostra altri
Balconorto
Invito alla scoperta

Due chiesette in val di Funes

Appare chiaro che i monumenti e i tesori artistici e storici sono generalmente ubicati nelle citt...

Mostra altri
Invito alla scoperta
Scorci del capoluogo

La strada dedicata a Thomas Alva Edison

Tra le vie della zona industriale vi è, oltre a quella intitolata al fisico e matematico Evangeli...

Mostra altri
Scorci del capoluogo