Salma Zouhair è una ragazza bolzanina che frequenta l’università di Cesena. Oltre a studiare, lavora part-time ed è una volontaria presso la Croce Bianca di Bolzano e la Croce Rossa Italiana di Cesena. Questo marzo è dovuta rientrare a Bolzano per votare al referendum in quanto il voto ai fuori-sede non è stato garantito.
Quanto tempo e denaro ha richiesto il viaggio per poter votare?
Tra andata e ritorno, considerando che ho preso un Intercity diretto e non il solito regionale, il tempo che ho passato in viaggio ha sfiorato le dieci ore. Ho deciso di utilizzare il trasporto pubblico e nel complesso ho speso intorno ai 35 euro.
Le agevolazioni di viaggio per gli elettori sono state sufficienti?
Sono state molto d’aiuto in questo caso. Di norma un viaggio in treno regionale mi viene a costare più di 70 euro. Con i treni ad alta velocità le cifre sono più alte. Le agevolazioni per elettori sono tra le offerte più convenienti per quanto riguarda i treni. Se considerassi solo i treni, le agevolazioni sarebbero sufficienti, ma considerando chi si trova più lontano rispetto a me e magari è costretto a spostarsi in macchina o in aereo non basterebbero più; spesso tornare a votare è una spesa non indifferente per uno studente fuori-sede.
Cos’hai dovuto mettere in pausa per venire a votare?
Un sacco di cose. Ho avuto la fortuna che questo referendum non fosse durante una sessione d’esame altrimenti avrei sicuramente avuto più difficoltà a presenziare. Ho però avuto la sfortuna di lavorare il pomeriggio di domenica quindi sono stata costretta a prendere il treno subito dopo aver votato. I seggi aprivano alle 7 e il mio treno era alle 7.30, garantisco che è stato uno stress non indifferente riuscire a fare entrambe le cose.
Per le Europee 2024 era stata introdotta una sperimentazione per il voto fuori-sede. Come ti fa sentire il fatto che si sia “tornati indietro”?
Per me si tratta assolutamente di un passo indietro, sfavorevole per chi si deve spostare e intraprendere viaggi impegnativi per esercitare un proprio diritto e una perdita anche per lo Stato stesso che impedisce a una buona fetta di aventi diritto di partecipare alla vita politica nazionale. Sarebbe più corretto introdurre la possibilità di votare nel proprio comune di domicilio temporaneo sotto richiesta, come era stato permesso per il Referendum abrogativo di giugno 2025.
L’idea di garantire il voto a distanza o per corrispondenza potrebbe essere un’opzione?
Si, il voto a distanza dovrebbe essere preso in considerazione per i fuori-sede. Inoltre vivendo in un’era in cui la digitalizzazione regna sovrana, dovrebbe essere prioritario trovare il modo di garantire una votazione corretta e inclusiva anche per chi non ha la possibilità di votare nel proprio comune di residenza, quindi per i fuori-sede, ma anche per chi si trova in trasferta di lavoro, oppure chi segue una terapia in un ospedale specializzato e non ha la possibilità di spostarsi.
Con altri studenti fuoriesce avete discusso di questa problematica?
Sì, è un tema ricorrente. Ogni volta che si presenta la necessità di votare ne parliamo cercando di organizzarci al meglio, ma restano la consapevolezza e l’amarezza del doversi mobilitare per esercitare un nostro diritto come tutti gli altri. Votare dovrebbe essere un diritto e un dovere di tutti i cittadini italiani. In un momento di alto astensionismo elettorale, come quello che stiamo vivendo, trovare una soluzione a questo problema dovrebbe rappresentare una priorità per il nostro Paese.
Autrice: Anna Michelazzi