Il 2 aprile si celebra la Giornata internazionale del libro per bambini, istituita nel 1967 nel giorno del compleanno di Hans Christian Andersen. È una ricorrenza che ogni anno invita a riflettere su cosa significhi mettere in mano a un bambino o a una bambina una storia, e su cosa si muove dentro di loro quando quella storia prende forma.
Valentina Stecchi è un’illustratrice bolzanina che lavora con le immagini da anni, conducendo workshop per bambini, ragazzi e adulti. La sua prospettiva unisce la pratica del disegno a una riflessione profonda su narrazione, fantasia e crescita. L’abbiamo incontrata per parlare di fiabe, di ciò che rischiamo di perdere quando smettiamo di stupirci, e di perché leggere ad alta voce è ancora un atto rivoluzionario.
L’INTERVISTA
Come mai le fiabe ti hanno conquistata?
Penso che il motivo principale sia che me ne leggevano tantissime da piccola. Mi hanno sempre appassionata: erano momenti speciali, condivisi con i miei genitori. C’era il fascino della fiaba raccontata, ma anche inventata sul momento. Ho sempre amato le immagini. E poi c’era quella sensazione di non saper ancora leggere, di essere accoccolata nel letto mentre qualcuno ti legge. Questo, soprattutto questo.
Cosa succede, secondo te, quando un bambino o una bambina incontra per la prima volta una storia?
La cosa più bella è lo stupore, l’entusiasmo davanti a qualcosa di nuovo. Da bambina il momento più magico era vedere la storia formarsi nei pensieri, come un mondo fantastico che prende forma nella testa. Penso che succeda ancora così. Quello che spesso gli adulti sottovalutano è il livello di riflessione che ha un bambino: quando incontra una storia, inizia a pensarci, la chiede di nuovo, fa domande. Una storia accende la fantasia e la curiosità, due cose che si sono un po’ impoverite ultimamente…
Mi capita spesso, durante i laboratori, di accorgermi che alcuni bambini sentono una fiaba per la prima volta in assoluto. Siamo in un contesto scolastico e questo mi dispiace molto.
Le fiabe tradizionali hanno spesso personaggi stereotipati e valori forse un po’ datati. Quelle storie Hanno ancora senso nel 2026 o andrebbero riscritte?
La varietà narrativa è la ricchezza più grande che ci sia. Riscrivere storie, come ha fatto la Disney per renderle più accessibili, può essere interessante, ma è sempre qualcosa in più, non al posto di. Se diventa un’operazione sostitutiva, si impoverisce tutto. Le fiabe tradizionali hanno radici profondissime nella storia dell’umanità e affrontano temi cardine nell’evoluzione di una persona.
Detto questo, è giusto contestualizzare. Una bambina può capire che la sua unica aspirazione non è sposarsi e avere figli, che esistono tante possibilità. Le fiabe rappresentano simboli: vanno lette con attenzione e sensibilità. E poi non bisogna proteggere i bambini da tutto: temi come il male, il lutto, la cattiveria esistono nella realtà. Confrontarsi con una fiaba può essere costruttivo, persino una risposta a qualcosa che stanno già vivendo.
Genitori e nonni si chiedono: meglio un libro illustrato o un cartone animato?
Questo dualismo andrebbe eliminato. Perché o questo o quello? Entrambi sono validi, così come è valida una storia senza immagini. Anche il libro illustrato direziona l’immaginario del bambino, a modo suo. Quello che conta è la varietà dei contenuti: più è ampia, più la fantasia cresce. Più storie leggiamo e vediamo, più alimentiamo fantasia e creatività. E questo rende le persone più ricche, in generale, senza che debba avere per forza un’utilità misurabile.
C’è una differenza tra leggere una storia e sentirla raccontare ad alta voce?
Sì, secondo me sì. Quando raccontiamo una storia ad alta voce, anche chi racconta è dentro alla storia: le emozioni si sentono, si crea un rapporto tra chi narra e chi ascolta. È un’esperienza più ricca. Leggere insieme, invece, è più una lettura di comunità, anch’essa bellissima, con dentro tutto quello di cui abbiamo bisogno: fare cose insieme, lentamente, senza che abbiano per forza un’utilità economica. Le due esperienze sono diverse, ma l’importanza di una non esclude l’altra.
Hai lavorato con scuole e centri giovanili. Cosa vedi nei bambini quando disegnano o ascoltano storie: qualcosa che gli adulti hanno perso?
È un’opinione di parte, ma la mia risposta è: l’entusiasmo. La meraviglia. Non in tutti, certo, ci sono anche bambini molto “adultizzati”. Una volta ho chiesto a un gruppo se qualcuno leggesse loro le storie, e uno mi ha risposto: “sì, mio padre mi racconta sempre le storie del calcio, le partite”. Bambini molto ancorati alla realtà, che si annoiano facilmente davanti a una fiaba. Noi adulti facciamo fatica ad alimentare quell’entusiasmo. Quando insegno ad adulti, anche con materiali particolari, ci vuole tempo per coinvolgerli. Gli adulti hanno paura di sbagliare, del giudizio altrui. Dovremmo essere un po’ più spontanei. Ecco.
L’immaginazione si allena o è un dono?
Si allena, come ogni cosa. Più leggi, più ascolti, più ti guardi attorno, più incontri persone, più sei connessa con il mondo anche al di fuori di te: più alimenti l’immaginazione che è dentro di te.
Cosa ha un’illustrazione su carta che un video non avrà mai?
Un’illustrazione ti dà gli elementi per alimentare la fantasia, ma non ti racconta tutto. Un video, tendenzialmente, ti dice cosa vedere: sei abbastanza passivo. L’illustrazione ti dà un la, e poi sei tu a immaginare il resto. Ti offre un tempo diverso, riflessivo: puoi soffermarti sui dettagli. Il video è veloce. E poi c’è una differenza enorme tra il cinema e lo schermo frenetico di uno smartphone. Il fatto che l’illustrazione non sia un’esperienza compulsiva è una delle cose che apprezzo di più.
C’è una fiaba che ti ha formata davvero, che porti ancora con te?
Queste domande mi mettono sempre in crisi, mi sembra di fare un torto a qualcuno. Però se devo pensare a una fiaba a cui sono molto affezionata, direi Cappuccetto Rosso. L’ho tantissimo amata. Ci sono tanti libri e illustrazioni che hanno reso questa storia immortale, ognuno con la sua lettura.
Se potessi dire una cosa sola agli adulti sul valore di leggere insieme ai bambini, cosa diresti?
Dirò una cosa che ho fatto davvero, di recente. Questo inverno ho riletto tutti i miei libri di fiabe, e una delle cose che ho fatto è stata andare dai miei genitori a ringraziarli perché mi hanno letto tante storie da piccola. Oggi sono la persona che sono anche grazie a quei momenti. Mi ha dato una spinta valoriale e caratteriale. Agli adulti direi di leggere le fiabe: sono un momento costruttivo per i bambini, ma anche per loro. Quando rileggo una fiaba per un workshop, mi accorgo che in base al momento della vita in cui la leggi, ti dice qualcosa di diverso su di te. Un adulto, da solo, difficilmente si leggerebbe una fiaba. Avere un bambino davanti è una scusa perfetta per fare un tuffo nella propria infanzia. E ti fa crescere.
Autore: Marco Valente