I Giochi Olimpici invernali si sono appena conclusi e l’emozione di vedere gli Azzurri dare tutti sé stessi lascia il posto alla nostalgia dell’atmosfera entusiasmante dei Giochi, la gioia di accendere la televisione e saper sempre cosa guardare e festeggiare per ogni successo. Oltre a questo, però, la fine dell’Olimpiade porta con sé anche una serie di riflessioni sul nostro mondo sportivo e il suo futuro. Con Jonny Vallini, portiere del Bolzano e della nazionale di hockey su ghiaccio, abbiamo parlato degli obiettivi olimpici della nazionale e delle speranze future per questo sport.
Come ti sei sentito alla vigilia di Milano Cortina 2026?
“Gioco in nazionale da 12 anni ed è sempre un onore grandissimo. Soprattutto con le Olimpiadi in casa si sente una responsabilità enorme, che ti dà più carica per arrivare al massimo delle tue possibilità. Col Bolzano non puoi permetterti di perdere partite, c’è una pressione diversa. Alle Olimpiadi siamo visti come una squadra senza possibilità di medaglia, ma è l’emozione la vera incognita da gestire: affrontare il palcoscenico olimpico non è facile.
L’Italia di hockey su ghiaccio si è scontrata con alcune delle squadre migliori del mondo con il proprio roster al completo. Per la prima volta dal 2014 infatti la lega nordamericana (NHL) ha permesso ai propri giocatori di prendere parte ai Giochi: il livello è stato altissimo.”
Quali sono stati i vostri obiettivi per questi Giochi?
“Far vedere alla gente che sappiamo giocare. Ci siamo concentrati partita per partita. Gli alti e i bassi sono sempre presenti, ma l’importante è crederci e dimostrare al mondo che sappiamo giocare, dare visibilità e uno slancio all’hockey italiano.”
La nostra nazionale — che comprendeva otto dei nostri Foxes — si è scontrata con Svezia, Slovacchia, Finlandia e Svizzera. La squadra ha dimostrato grande capacità e grinta contro gli svedesi e ha fatto sperare a tutti noi spettatori in una vittoria tenendo testa alla Slovacchia. Lo scontro con la Finlandia non si è concluso nel migliore dei modi, ma la nostra squadra aveva già dimostrato una grande abilità che ha portato in pista contro la Svizzera: la partita è stata persa 3-0, ma complessivamente quello che gli Azzurri si portano a casa non è una sconfitta. Le grandi prestazioni dei portieri, il milanese Davide Fadani e l’altoatesino Damian Clara non sono passate inosservate né in casa né all’estero, ma non sono state l’unico risultato dell’avventura olimpica della nazionale che ha dimostrato di poter competere su palcoscenici internazionali di alto livello. L’entusiasmo del pubblico ha riacceso la speranza che i Giochi possano dare una nuova spinta allo sviluppo e alla promozione dell’hockey su ghiaccio sul territorio nazionale cogliendo l’occasione persa dopo Torino 2006. La città di Milano si sta già attivando e ha espresso la volontà di ricreare una squadra milanese che possa competere in Italia e, magari, nella lega internazionale ICEHL, in cui gioca l’Hockey Club Bolzano.
Non resta che chiedersi se qui in Alto Adige, dove il mondo hockeistico è un passo avanti rispetto ad altre aree, questa nuova ondata di entusiasmo riuscirà a far germogliare non solo un nuovo interesse nei confronti di questo sport, ma anche una nuova promozione mirata a formare giocatori che un giorno potrebbero diventare le nuove stelle italiane dell’hockey.
Jonny: che messaggio vorresti arrivasse grazie a queste Olimpiadi?
“Per chi non conosce l’hockey, cercate di guardarlo! È uno sport bellissimo, veloce, fisico. Come squadra speriamo di essere riusciti a far interessare le persone a questo sport, sogniamo di far iniziare a giocare i bambini. Vogliamo mettere in mostra l’hockey e magari trovare qualche nuova leva, perché abbiamo bisogno di nuova gente: qui si diventa vecchi!”
Autrice: Anna Michelazzi