Manta Freediving è una società bolzanina di apnea che a febbraio è partita, con i propri allievi, soci e tesserati, alla volta delle Maldive per vivere le isole da un punto di vista subacqueo. Il viaggio è stato organizzato in funzione dell’apnea, della sostenibilità e della scoperta della cultura locale, così influenzata dal mare.
Perché avete organizzato questo viaggio?
La nostra idea è fare dei viaggi legati alla nostra attività apneistica per conoscere nuove acque attraverso le culture locali che basano le proprie tradizioni sul mondo marino. Volevamo offrire ai partecipanti tante attività in acqua con il fine di conoscere il mondo marino tropicale attraverso un’esperienza a contatto con i locali.
Come cambia l’apnea in un ambiente così?
È più ricreativa che sportiva. Poter usufruire di tutte le conoscenze apneistiche imparate nei corsi a livello ricreativo divertendosi sulle barriere coralline ha reso tutti felici. Inoltre le Maldive sono un ambiente con molta corrente quindi l’apnea sportiva su cavo risulta più complicata e tecnica, ciò ci ha permesso di allenare competenze diverse.
Cosa vi portate a casa?
Maggiore consapevolezza tecnica e ambientale. Abbiamo conosciuto un ambiente marino molto delicato e la cultura locale grazie all’interazione con i maldiviani che vivono il mare quotidianamente e in maniera diversa dalla nostra.
Quali sono state le esperienze subacquee più memorabili?
Ogni barriera visitata ci ha offerto qualcosa di diverso, ma sicuramente l’esperienza fatta di notte è stata memorabile, qualcosa di fantascientifico. Tutti gli incontri con la fauna marina — tartarughe, delfini, aquile di mare… — sono stati incredibili.
In che modo siete entrati in contatto con la cultura e le tradizioni maldiviane?
Abbiamo scelto un’isola vissuta veramente dai maldiviani. Abbiamo voluto passare una settimana intera tra le loro tradizioni sociali, culturali e culinarie. La visita dell’isola con una guida maldiviana ci ha fatto capire come viveva e come vive attualmente questo straordinario popolo. La guida ci ha raccontato delle tradizioni religiose, del vivere quotidiano — dalla sanità al sostentamento energetico autonomo. Abbiamo anche ballato musica tradizionale con dei ballerini locali con i quali è nata pure una sfida di calcio Italia-Maldive.
Come avete affrontato il tema della tutela dell’ambiente marino?
Tutta la vacanza è stata improntata alla massima sostenibilità ambientale a partire dalla scelta della guesthouse, all’ottimizzazione dei tour e alle azioni concrete, come la pulizia giornaliera delle spiagge e delle barriere coralline. L’obiettivo era istruire e sensibilizzare i partecipanti: non toccare le barriere coralline, usare prodotti reef safe etc. Stare in un ambiente così particolare e aver potuto vedere direttamente le problematiche del clima e dell’inquinamento che stanno trasformando, rovinando e sporcando i nostri oceani hanno donato molta più consapevolezza a noi e ai nostri ragazzi.
Avete in programma nuove esperienze simili in futuro?
Assolutamente sì, il nostro scopo è quello di insegnare e trasmettere l’apnea per poi visitare il mondo sott’acqua. Il progetto sarebbe andare in Messico sempre con le stesse modalità per fare apnea nei cenote.
Autrice: Anna Michelazzi