Dal mercatino all’alta moda: la storia di Carlos

Attualità | 19/3/2026

Dalla scuola alberghiera all’accademia di alta sartoria Fashion. Oggi incontriamo un giovane bolzanino di origine peruviana che ha appena iniziato il suo personale percorso creativo nel mondo della moda, intrecciando con coraggio il suo passato e il suo futuro.

Ha iniziato con un ricamo, un gesto semplice, affettuoso che non aveva l’ambizione di essere altro: il nome di sua madre, Rosa, cucito a mano e circondato da piccoli fiori. 

Per Carlos Benny Girón Levano tutto comincia lì, in quel filo che attraversava la stoffa per disegnare lettere e petali, era già nascosta una direzione.

Carlos, prima che si rendesse conto che la moda sarebbe diventata il suo linguaggio, frequentava la scuola alberghiera e alternava gli studi alle stagioni di lavoro lontano da casa.  Un mondo fatto di disciplina, turni, organizzazione impeccabile; ma anche di sprechi. Nei grandi alberghi Carlos vede quantità di cibo buttato, oggetti utilizzati una volta sola, risorse consumate con leggerezza. È un’immagine che lo colpisce e che, col tempo, si trasforma in domanda: che senso ha creare se tutto è destinato a essere scartato?

Il ricamo diventa, allora, un punto di svolta. Inizia a personalizzare capi per amici, aggiunge dettagli, interviene sulle superfici; ma presto capisce che non basta decorare: vuole comprendere la struttura, l’ossatura dell’abito. Decide così di iscriversi alla Alta Sartoria Fashion School di Verona, una scuola fortemente pratica, dove si impara creando. Qui scopre che un pantalone non è solo una forma, ma un equilibrio di misure; che ogni corpo ha asimmetrie, curve, inclinazioni da rispettare. Realizzare un capo su misura significa leggere quelle differenze e trasformarle in armonia. È un lavoro tecnico e quasi scientifico, ma per lui ha qualcosa di profondamente umano: “è come diventare ingegnere dell’abito”, dice.

Il primo anno è fatto di basi solide: punti a mano, studio del cartamodello, attenzione maniacale al dettaglio. Il secondo si intreccia con il lavoro e richiede autonomia. Ed è proprio in quel periodo che un viaggio in Perù lo riporta alle radici familiari. Lì riscopre la cultura andina e il concetto di Pachamama, la madre terra che diventa, per Carlos, una chiave di lettura. La natura non è sfondo, ma organismo vivo, presenza da rispettare. L’esperienza personale si fonde con la consapevolezza maturata negli anni e capisce che la sua moda dovrà parlare di questo.

Nasce così la sua prima opera compiuta: una piccola capsule collection accompagnata da un libro interamente cucito a mano. Non un catalogo tradizionale, ma un oggetto tessile narrativo. Con i tessuti avanzati realizza pagine di stoffa ricamate, sulle quali compaiono parole come “Pazzo”, “Armonioso”, “Elegante”. Sfogliandolo, una guida audio racconta il significato di ogni pezzo. Un albero della vita che lascia bacche nel tempo, cicatrici che definiscono l’identità, animali mutanti che alludono all’iperconsumo e alle fabbriche intensive. Il caos apparente diventa ordine naturale, proprio come accade in un ecosistema.

Parallelamente, per assicurarsi che il suo elaborato fosse composto in gran parte da materiali riciclati, Carlos ha trascorso i sabati tra i banchi dei mercatini dell’usato, alla ricerca di tessuti dimenticati e capi da trasformare. 

All’inizio accumula tutto; poi impara a scegliere. Cerca lino di qualità, bottoni dimenticati, jeans bianchi da tingere e ritingere finché non trovano una nuova sfumatura. La sua stanza si riempie di tessuti salvati dall’oblio: per lui il recupero non è tendenza, ma responsabilità. 

Ridare vita a ciò che è stato scartato significa opporsi alla logica del consumo veloce.

Questa visione prende forma nella collezione “Natura Viva”, presentata il 6 ottobre 2025 al Glasshouse del Parkhotel Laurin. Quindici abiti, realizzati per il 70/80% con materiali riciclati, cuciti con lentezza e cura artigianale. La sfilata è concepita come una cerimonia dedicata alla madre natura.

Ogni abito diventa un personaggio: c’è la madre resiliente, forte e indipendente; la principessa e la sua gemella punk, speculari ma diverse; il figlio maschio gravato dalle aspettative familiari, con occhiali scuri a proteggere una fragilità interiore; la sorella solare che tiene unita la famiglia; le candidate simboliche alla successione spirituale, protette da figure che incarnano montagna, spine, barriera corallina. Una giacca con fili di ferro cuciti a mano mantiene la forma come un tronco resistente; un completo nato da jeans bianchi tinti più volte conserva sfumature irregolari, memoria visibile del processo. La tecnica non è mai fine a sé stessa, ma diventa linguaggio.

La forza del progetto è anche collettiva, la sfilata nasce da una rete di relazioni autentiche. Modelle e modelli, fotografi, videomaker sono amici conosciuti negli anni tra lavoro e vita in città. Guardandosi indietro, Carlos riconosce che ogni esperienza (il pendolarismo tra Bolzano e Verona, le stagioni all’estero, le connessioni costruite con pazienza) lo ha condotto a quel momento.

Oggi la ricerca, per Carlos, continua. Il suo prossimo obiettivo è la Royal Academy of Fine Arts di Anversa, istituzione storica che ha formato generazioni di designer capaci di ridefinire i codici della moda contemporanea. Sta preparando il portfolio, lavorando sull’equilibrio tra immagini e narrazione. Sa che non basta mostrare abiti; occorre raccontare un pensiero coerente.

Il pensiero di Carlos Benny Girón Levano è chiaro: l’alta moda può nascere dal vecchio, la lentezza è un atto politico, la sostenibilità non è slogan ma pratica quotidiana. Ogni capo è memoria cucita, identità stratificata, gesto di resistenza. A Bolzano, il talento di Carlos è già una realtà e il suo percorso sembra solo all’inizio.

CHI E’


Carlos Benny Girón Levano nasce in Perù e da bambino si trasferisce in Italia, a Bolzano, insieme alla madre e alla sua famiglia. Bolzano è stata la città dove è cresciuto e ha costruito il suo percorso. Qui frequenta la scuola, condividendo l’esperienza con le sue due sorelle maggiori, anche loro studentesse negli istituti della città. È proprio a Bolzano che prende forma il contesto in cui Carlos cresce e sviluppa le sue prime passioni assieme a numerosi amici.

Autrice: Salma Sammah COOLtour

Rubriche

Editoriale

Balsamo

In un tempo come questo, fonte come non mai di inquietudini e preoccupazioni, per tutti noi diven...

Mostra altri
Editoriale
Senza Confini

Habermas, i nazionalismi, il patriottismo costituzionale

Negli ultimi anni il riemergere dei nazionalismi in Europa e l’affermazione dei populismi in molt...

Mostra altri
Senza Confini
La Scena Musicale

Singoli, intingoli, caffè, nomination…

Non ci sono dubbi, la notizia della settimana musicale, nel momento in cui ci accingiamo a scrive...

Mostra altri
La Scena Musicale
Racconti dalla Bassa

Gli “Ötzi” a spasso nella valle dell’Adige

Secondo la paleogenetica, l’ultimo antenato comune tra noi e i nostri “cugini” scimpanzé, con cui...

Mostra altri
Racconti dalla Bassa
Tra storia, arte e architettura

I soggiorni meranesi di Stefan e Friederike Zweig 

Nato a Vienna nel 1881 da una abbiente famiglia ebraica, Stefan Zweig era figlio dell’industriale...

Mostra altri
Tra storia, arte e architettura
Balconorto

OGM, TEA, NGT (parte 1)

Il mondo dell’agricoltura sta vivendo una trasformazione silenziosa ma radicale. Si parla sempre ...

Mostra altri
Balconorto
Invito alla scoperta

Dalla reggia di Madrid a Chiusa. Il Tesoro di Loreto nel ...

Le piccole cittadine altoatesine sono veri e propri scrigni capaci di custodire importanti pagine...

Mostra altri
Invito alla scoperta
Scorci del capoluogo

La strada dedicata a Guglielmo Marconi

Oltre alle vie della zona industriale intitolate a scienziati italiani, non mancano in altre zone...

Mostra altri
Scorci del capoluogo