Narratore appassionato e fine conoscitore della storia locale, Reinhard Christanell è una figura di riferimento per chi si interessa del passato della Bassa Atesina. Nato nel 1955, per anni ha diretto la casa editrice Traven Books, contribuendo alla diffusione di opere legate al territorio. Oggi è autore e divulgatore indipendente. Scrive regolarmente sui bisettimanali Qui Bolzano, Qui Merano e Qui Bassa Atesina, dove racconta con sguardo curioso e rigoroso il volto meno noto del nostro territorio.
Cosa ti spinge a raccontare la storia locale?
È la storia in sé a spingermi: il desiderio di ricostruire mentalmente la grande rete spazio-temporale che essa rappresenta. Partendo da una visione d’insieme, inevitabilmente lacunosa ma il più possibile completa, diventa poi possibile concentrarsi anche su territori più piccoli – come la Bassa Atesina, che costituisce il mio ambito principale – per individuare fenomeni particolari che spesso riflettono dinamiche più ampie, di carattere regionale, sovraregionale o addirittura europeo.
La Bassa Atesina viene spesso vista come un’area “di passaggio”. È davvero così?
La Bassa Atesina non è affatto un territorio isolato o marginale: da sempre rappresenta un asse fondamentale di collegamento tra nord e sud ed è, al tempo stesso, una zona di confine. E i confini, si sa, non sono spazi vuoti o immobili, ma luoghi in cui accadono le cose: scambi economici e culturali, tensioni, incontri, conflitti e trasformazioni profonde. È proprio questa continua interazione tra persone, lingue e mondi diversi a rendere la Bassa Atesina un territorio estremamente dinamico e, per questo, particolarmente stimolante da studiare e raccontare.
Non il Brennero, ma la Bassa Atesina come vero punto d’incontro tra culture…
Esattamente. È qui che si incontrano e si intrecciano due grandi tradizioni culturali europee: quella germanofona e quella latina. La Bassa Atesina è una vera e propria zona di contatto – linguistica, culturale e storica – che consente di osservare dinamiche complesse e affascinanti, spesso trascurate dalle narrazioni storiche più ampie e semplificate.
Come ti muovi per reperire le fonti nei tuoi studi storici?
La base del mio lavoro è costituita dalle fonti documentarie: atti d’archivio, libri, saggi specialistici e articoli di giornali d’epoca. Accanto a queste, mi avvalgo naturalmente dei preziosissimi contributi di molti studiosi e ricercatori nei campi della storia, dell’archeologia, della linguistica, della genetica e di altre discipline affini.
Che esperienza è stata quella da editore con Traven Books?
È stata un’esperienza interessante, perché mi ha permesso di aprire una strada che fino ad allora praticamente non esisteva: quella della narrativa legata alla nostra regione, soprattutto in lingua italiana. In seguito ho preferito passare il testimone a una realtà editoriale più strutturata, che ha saputo proseguire con successo il lavoro avviato.
Hai mai pensato di riscrivere un libro? Se sì, su cosa ti piacerebbe concentrarti?
Sì, l’idea c’è, ma dovrei prima vincere una certa pigrizia che mi consente di dedicarmi con piacere a testi brevi, mentre tende a ribellarsi di fronte a impegni di più ampio respiro. Se dovessi farlo, mi piacerebbe concentrarmi su un tema di carattere storico.
Autore: Till Antonio Mola