Sogni olimpici e dintorni

Attualità | 19/2/2026

Nel momento in cui scriviamo (martedì 17 febbraio) le Olimpiadi non si sono ancora concluse, ma una serie di momenti, pensieri, emozioni, e immagini sono già impressi nella nostra mente. 

I fortunati che hanno avuto occasione di assistere dal vivo alle gare ci potrebbero dire qual è stata l’aria che hanno respirato, facendo il tifo per i propri beniamini e poi applaudendo i vincitori. Gli spettatori potrebbero anche raccontarci dettagli in realtà non marginali, ovvero come è a loro sembrata l’organizzazione degli eventi. Per quel che sappiamo ad Anterselva la macchina organizzativa sulla scia dell’evento annuale di coppa del mondo con il biathlon ha avuto modo di dimostrare la propria esperienza, messa però a dura prova dal valore aggiunto dell’impronta olimpica. Sappiamo che i problemi principali sono venuti dalla gestione della mobilità in una valle, la Pusteria, che già normalmente in diversi periodi dell’anno risulta congestionata dal traffico. Ci sarà naturalmente modo di riparlarne, a giochi conclusi. 

A me personalmente sono rimaste impresse le imprese compiute da alcune atlete che da poco si erano riprese da infortuni, come l’incredibile Federica Brignone nello sci alpino e Flora Tabanelli nel freestyle. Ma anche la grande dignità e il giusto spirito manifestato da una campionessa del calibro di Linsey Vonn, gravemente infortunatasi a Cortina. Ad Anterselva splendida è risultata la vittoria di Lisa Vittozzi; una vittoria non urlata e gestita con grande compostezza e stile. 

Splendidi sono stati i tantissimi sorrisi di queste centinaia e centinaia di giovani, alle prese con il loro sogno sportivo. Sia quelli dei vincitori che quelli degli sconfitti o di coloro che – per forza di cose – hanno solo avuto ruoli di comparse. 

Come già era avvenuto 4 anni fa mi ha colpito moltissimo la dignità di coloro che sono arrivati solo ad un passo dalla medaglia. Sono stati tanti i quarti posti nella squadra azzurra e io ho ancora stampato negli occhi il volto di Lara Della Mea, arrivata quarta nello slalom gigante che ha visto il secondo oro di Federica Brignone. Sui social sono stati in molti a voler abbracciare, virtualmente, la giovane friulana, che proprio con quel quarto posto ha fatto segnare il miglior risultato (finora) in carriera. 

Forse però l’atleta che mi ha colpito di più è stato Atle McGrath, lo slalomista norvegese che – uscito nella seconda manche dopo aver fatto registrare il miglior tempo nella prima – ha lanciato i bastoncini, sganciato gli sci e a piedi si è diretto ai margini del bosco per sdraiarsi e in qualche modo riprendersi dalla grande delusione appena vissuta. In quel momento era solo un giovane uomo, solo, su sfondo bianco. Al quale tutti noi abbiamo voluto bene. 

Autore: Luca Sticcotti

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