La vita è fatta di speranze per il futuro e sguardi al passato non solo per le persone nella loro individualità, ma anche per le comunità e i luoghi in cui le nostre vite si svolgono. Bolzano è una città in un territorio pieno di storia e memorie comuni, divise e contese. La sua storia è fatta di continue negoziazioni e trasformazioni e questo la rende un luogo speciale. La nostra città ha un passato non dei più facili da trasmettere. L’incontro delle due dittature — fascista e nazista — ha prodotto un esito particolare ed emotivamente complesso. Questa storia è rimasta negli edifici, nelle strade e nelle piazze.
Le istituzioni bolzanine nel tempo hanno avuto approcci differenti nei confronti di questi elementi del passato. Delle Semirurali è rimasta solo una casetta e del campo di transito di via Resia solo un muro mentre altri monumenti ed edifici sono ancora in piedi. L’azione istituzionale nei confronti di questi luoghi, negli ultimi anni, è stata esemplare: la difficoltà di affrontare un passato così complicato e doloroso non ha portato a una volontà di distruzione di questi luoghi rappresentativi, ma a una risignificazione di essi; sono diventati spazi in cui ripensare criticamente al passato in modo da guardare al futuro con buon senso e consapevolezza.
Il Monumento alla Vittoria è stato trasformato in un museo gratuito, intitolato “BZ ’18–’45: un monumento, una città, due dittature”, che vuole accompagnare i visitatori lungo un duplice percorso critico che segue la storia della sua costruzione e quella della città tra il 1918 e il 1945, includendo la seconda guerra mondiale, le dittature e le contese e le discussioni che hanno fatto parte della sua evoluzione. Chi visita e vede questo luogo oggi ha la possibilità di farne tesoro come strumento per guardare il mondo.
Allo stesso modo, il bassorilievo di piazza del Tribunale, sulla Casa Littoria (oggi Palazzo degli Uffici Finanziari), edificio simbolo del fascismo, in cui sono rappresentati il Duce a cavallo con il motto fascista a fianco, è stato risemantizzato attraverso l’attivazione della citazione di Hannah Arendt “Nessuno ha il diritto di obbedire”, dal libro La banalità del male. La scritta luminosa attraversa l’intero bassorilievo e illumina la piazza. Anche qui c’è un invito alla riflessione e a pensare criticamente a ciò che significa e ha significato quel pezzo di pietra e al ruolo che ogni individuo può avere in un contesto come quello ricordato.
Anche la Biblioteca dell’Eurac Research è un altro esempio: l’edificio era la palestra della Gioventù Italiana del Littorio, oggi invece rappresenta un luogo di ricerca, evoluzione, apertura mentale e internazionale, in cui l’integrazione di lingue e culture differenti è importantissima ed è alla base dei successi nella ricerca.
Anche il museo delle Semirurali e il percorso del campo di transito di Bolzano fanno parte di questo mondo: il potersi muovere fisicamente all’interno o a fianco di questi luoghi e utilizzare lo spazio per conoscere il passato e le individualità che sono passate di lì è uno strumento fondamentale di apprendimento storico ed empatico.
Bolzano è diventata un paradigma nell’ambito della memoria e della gestione di monumenti e passati contesi e difficili, grazie alla sua capacità di fare tesoro delle proprie difficoltà con un fine responsabile e positivo e con uno sguardo consapevole al futuro.
Autrice: Anna Michelazzi