“Non sono poverine”: focus sulla tratta sessuale a Bolzano

Attualità | 2/10/2025

La tratta sessuale esiste. Anche a Bolzano. Non catene di ferro, ma vincoli invisibili: ricatti, minacce, debiti impossibili da estinguere. Tutto questo è parte di un meccanismo preciso: lo sfruttamento. A intercettare e contrastare questo meccanismo da oltre vent’anni c’è Alba, progetto che ogni anno entra in contatto con centinaia di persone e accompagna decine di donne in percorsi di protezione.

Si tratta di numeri che raccontano la portata di un fenomeno che non si consuma lontano, ma tra le strade della città e dietro le porte di appartamenti anonimi. Non è un salvataggio spettacolare, ma un lavoro lento, fatto di fiducia.

Due sono le ramificazioni principali del lavoro di Alba: outreach (sensibilizzazione) e contatto con i servizi. Le équipe portano cibo, contraccettivi, informazioni, organizzano test rapidi per le malattie sessualmente trasmissibili. Soprattutto, offrono tempo. Perché la fiducia non si improvvisa, si costruisce. E quando una donna trova il coraggio di fidarsi, spesso diventa passaparola: altre seguono, altre bussano. È così che nasce un ponte: tra chi è intrappolata nella tratta e la possibilità di uscirne, tra la persona e i servizi. 

La maggior parte delle sex workers intercettate arriva dalla Costa d’Avorio, dall’Albania, dal Sud America, dalla Romania e da altri Paesi dell’Est Europa. Per superare barriere linguistiche e culturali sono fondamentali le mediatrici culturali, che aprono canali di comunicazione altrimenti impossibili.

Il secondo asse riguarda i servizi: far conoscere il fenomeno, creare rete, sensibilizzare e formare chi, nel proprio lavoro quotidiano, può incontrare vittime di tratta. Riconoscere i segni dello sfruttamento è già un atto di protezione.

Le operatrici lo ripetono con chiarezza: “Non stiamo salvando nessuno, non sono ‘poverine’”. E sottolineano un nodo rimasto aperto: i clienti. Sono loro a conoscere indirizzi, orari, dinamiche. Sono loro i primi che potrebbero segnalare situazioni sospette. “Non vi giudichiamo” dicono, come rivolgendosi direttamente a loro. “Se avete il sospetto che una ragazza sia vittima di tratta, parlate con i servizi”.

Alba non promette miracoli. Ma il vero risultato non si misura nei numeri. Sta in quel tempo lungo, fragile e ostinato, in cui una donna accetta un tè caldo e decide di raccontare la propria storia. Sta nella possibilità che un cliente, per una volta, smetta di girarsi dall’altra parte. Sta nel ricordare che la schiavitù non è finita: continua finché facciamo finta di non vederla.

Autrice Giulia Artemisia Buonerba COOLtour

Rubriche

Editoriale

Lo sguardo degli altri

Questa è un epoca in cui, per un motivo o per l’altro, tendiamo sempre più a rinchiuderci in noi ...

Mostra altri
Editoriale
Senza Confini

Connessi nel nulla. L’individualismo produce solitudine

Siamo nell’epoca della connessione permanente e, al tempo stesso, della solitudine diffusa. Abbia...

Mostra altri
Senza Confini
La Scena Musicale

“Hirohito Rimessosi”: Lino ei Mistoterital trentacinque a...

A 35 anni dall’ultimo concerto al Criptonyte di Baricella, Lino e i Mistoterital tornano con un n...

Mostra altri
La Scena Musicale
Racconti dalla Bassa

La vita sul Domm de l’Adesch è anche storia dell’economia

Attorno alle acque dell’Adige si sviluppò, fin dall’antichità, un mondo fatto di commerci, mestie...

Mostra altri
Racconti dalla Bassa

Amalia Fleischer, il percorso di una avvocatessa a Merano

Amalia Fleischer fu la prima avvocatessa ad esercitare la professione in Alto Adige. Nata a vienn...

Mostra altri
Scorci del capoluogo

La strada dedicata Pier Fortunato Calvi

Via Pier Fortunato Calvi è in zona Piani di Bolzano, nei pressi dell’areale ferroviario. Nato il ...

Mostra altri
Scorci del capoluogo
Balconorto

Gute Reise, Mirco! parte II

Mirco sa che gli alberi sono vitali, altrimenti non lo si chiamerebbe patrimonio arboreo. I Comun...

Mostra altri
Balconorto