Albert Mayr e il suo sguardo “oltre”

Attualità | 8/2/2024

Nei giorni scorso è scomparso Albert Mayr, valido compositore di musiche ed insegnante, ma noto ai più come figlio del martire nel nazismo Josef Mayr Nusser.
Ho avuto modo di incontrare Albert Mayr in varie occasioni e ogni volta ne ho apprezzato le diverse e notevoli qualità umane e professionali. 
La prima volta è stato quando ha assistito alla prima esecuzione di un mio brano per archi dedicato a suo padre. Già in quell’occasione a colpirmi è stata la sua gentilezza e la sua attenzione: nel descrivere il mio brano utilizzò infatti aggettivi molto rispettosi, anche se in realtà la mia modalità espressiva era lontana mille miglia dal suo approccio compositivo più sperimentale. Successivamente l’ho incontrato a più riprese nei vari momenti celebrativi che negli anni si sono succeduti, dedicati al padre Josef. Com’è noto il mancato sì ad Hitler costò la vita a Mayr Nusser, arruolato contro la sua volontà nelle file dell’esercito germanico. Per questo motivo in sostanza Albert venne privato della figura paterna. Ciò nonostante si può dire che Albert Mayr abbia dedicato una sostanziosa parte della sua vita alla gestione della figura pubblica del padre. Non è stato facile: per decenni su Mayr Nusser è aleggiato un giudizio negativo da parte della politica e della  chiesa sudtirolese. Un giudizio in realtà ancora in parte attuale ed alimentato da due motivazioni di fondo: da una parte la presunta scelta egoistica di Josef nei confronti delle sue responsabilità di marito e padre, e dall’altra l’aver messo indirettamente in evidenza la posizione filonazista largamente condivisa durante l’occupazione da parte della quasi totalità della popolazione sudtirolese. Ebbene: il modo con cui Albert è riuscito a rapportarsi con l’evoluzione del ricordo del padre nella politica e nella chiesa altoatesina è stato secondo me al contempo un esempio di coerenza e di temperanza. In particolare ha mostrato di apprezzare la scelta della chiesa di riconoscerne il coraggio della scelta di coscienza, ma ha sempre messo in guardia dal pericolo di “sterilizzarne” il messaggio attraverso la scelta di beatificarlo. Per quanto riguarda la politica, poi, sappiamo che i conti con la storia probabilmente non verranno fatti mai fino in fondo.

Nella mia memoria in ogni caso sopra ogni caso resterà impressa una conversazione che ebbi con Albert su una panchina della collina dei saggi di Bolzano, giusto all’ombra della chioma dell’albero dedicato al padre Josef. In quell’occasione, dopo essere stato intervistato da  me, mi invitò a rifuggire nella mia attività di compositore da ogni spinta volta a incasellarmi nelle categorie etnico linguistiche praticamente onnipresenti in ogni contesto, in provincia di Bolzano. Forse questo è uno dei motivi per cui Albert Mayr scelse di vivere in Toscana, nonostante i suoi frequenti soggiorni a Bolzano.  

Autore: Luca Sticcotti

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