Un bolzanino in gita a Cinecittà

Attualità | 14/7/2022

Un viaggio “rovente” a Roma, all’interno del più importante stabilimento italiano di produzione cinematografica.

Dopo aver visitato Cinecittà, ci si rende conto che c’è un filo rosso che collega tutti i luoghi, i personaggi e gli oggetti che si incontrano durante il tour: il suo nome è ”magia”. Risulta infatti subito magica l’atmosfera che si respira già all’ingresso, quando ci si ritrova nel grande parco alberato a tu per tu con l’imponente “Venusia”, la scultura raffigurante un viso di donna, utilizzata da Fellini per le scene di apertura del film “Il Casanova”. Proseguendo ci si imbatte nella “carrozza della fata dai capelli turchini” e nel “cavallo a dondolo gigante” del “Pinocchio” di Benigni. L’incantesimo continua quando si accede a due grandi set permanenti: il primo riproduce perfettamente il foro romano e il secondo proietta il visitatore all’interno del tempio di Gerusalemme. Impossibile non provare ammirazione per le capacità artistiche dei grandi scenografi e delle 250 maestranze che qui lavorano, artigiani dalle doti sopraffine, capaci di riprodurre qualsiasi scenario utilizzando pochi e semplici materiali: legno, cemento, vetroresina, metalli vari.
E un leggero brivido si prova anche passando davanti al mitico teatro 5, con i suoi 2800 mq il più grande dei 19 teatri di posa di Cinecittà. Non sono le sue imponenti misure a renderlo magico, ma il fatto che il mitico Federico Fellini lo elesse a sua seconda casa, facendo addirittura trasformare parte dei camerini in un miniappartamento in cui si ritirava per poter contemplare il teatro vuoto e trarre così l’ispirazione per immaginare nuovi mondi con cui riempirlo.
Eh già…Fellini. Fellini è praticamente un sinonimo di Cinecittà: senza nulla togliere ai tanti fantastici artisti che qui hanno lavorato (ben raccontati nella mostra permanente offerta ai visitatori) e agli oltre tremila film prodotti dagli anni trenta del ‘900 ad oggi, il vero padrone di Cinecittà è ancor oggi Federico Fellini, tant’è che si ha la sensazione che, con la sua telecamera, si aggiri ancora per gli studios. Del resto quando gli chiesero in quale città avrebbe preferito vivere, Fellini rispose “Cinecittà”, che lui, non a caso, chiamava anche “La fabbrica dei sogni”.

Autore: Massimo Antonino

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