Barbieri di quartiere, da tre generazioni

Attualità | 13/1/2022

C’è un’attività che, in Viale Druso 88b, si trasmette ormai da tre generazioni. Tutto ebbe inizio quando, nel 1957, Marco Prearo aprì il suo salone di barbieri che oggi, a distanza di 65 anni, porta avanti il figlio Paolo. Anche lui, a sua volta, ha insegnato il mestiere ai propri figli Luca, 16 anni, e Marco, 21 anni; non manca però anche l’aiuto di un terzo apprendista, Filippo. Abbiamo parlato insieme a Paolo Prearo che ci ha fatto luce sul mestiere del parrucchiere, sulla formazione professionale dei giovani che si avviano a questa attività e sul rapporto del salone con il quartiere e i suoi abitanti.

Paolo Prearo, quando ha iniziato a lavorare e dove ha potuto apprendere il suo mestiere? 
Ho iniziato all’età di 15 anni sotto la guida di mio padre; avere un salone di riferimento è essenziale tutt’oggi per avviarsi alla formazione.

E perché? 
Prima ancora di iniziare il percorso professionale bisogna trovare un salone in cerca di apprendisti, solo così si può abbinare la formazione alla pratica.

Oggigiorno il numero di iscritti nelle scuole professionali per barbieri è sempre più basso, com’è la situazione nelle classi dei suoi tre ‘apprendisti’? 
Mio figlio Marco ha finito l’anno scorso mentre Luca è al primo anno, in classe sua gli studenti sono solamente 8; Filippo invece sta frequentando l’ultimo anno insieme ad altre 5 persone. Se a questo dato si aggiunge che la formazione è ‘unisex’, per garantire in futuro più possibilità di trovare lavoro e venire incontro a tutte le esigenze dei clienti, si nota la scarsa affluenza di iscritti ai corsi. È vero che non è facile trovare dei saloni in cerca di giovani apprendisti, ma anche a livello locale c’è sempre qualche posto di lavoro che si muove…

Quali sono, per voi, le maggiori difficoltà di questo periodo? 
Ora non ci sono grandi difficoltà, all’interno del salone tutto avviene su appuntamento, questo favorisce l’organizzazione e impedisce l’affollamento. Anche la clientela è sempre attenta a rispettare le norme di sicurezza. Subito dopo il lockdown abbiamo introdotto l’utilizzo di diverse attrezzature usa e getta – dalla mantellina al misuratore di temperatura per la febbre – e questo ha, di conseguenza, fatto aumentare di 1 euro la tariffa, ma nessuno si è lamentato e non ci sono state polemiche.

Intorno alla sua attività ha notato chiusure di negozi ed esercizi commerciali? 
Ha chiuso solo qualche piccolo negozio, ma fortunatamente non ci sono state grandi chiusure conseguenti al lockdown.

Essendo legato al quartiere, quali sono i problemi che più si percepiscono?
Noi siamo proprio in Viale Druso, una strada trafficata e spesso bloccata, specie la mattina e la sera quando gli abitanti percorrono il tratto casa-lavoro; questo è senz’altro uno dei problemi principali.

All’interno del salone passano periodicamente gli abitanti della zona, quali sono gli argomenti più diffusi con la clientela? 
Purtroppo in questo periodo di pandemia si parla principalmente di Covid-19, solitamente si spaziava dallo sport alla politica.

Autore: Andrea Dalla Serra

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